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Le lezioni dei pastorelli di Fatima contro il coronavirus

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Tom Hoopes - pubblicato il 14/04/20

Anche due dei tre piccoli veggenti morirono in una pandemia, e ci mostrano come vivere in quella che stiamo affrontando

Giacinta Marto è morta da sola. La sua famiglia e quanti le volevano bene non hanno potuto esserle accanto perché la pandemia della cosiddetta “spagnola” aveva imposto rigide restrizioni in tutto il mondo. L’unica cosa che voleva prima di morire era l’Eucaristia, ma anche quella le venne negata.

Non c’è da stupirsi che questa situazione suoni familiare.

Nel febbraio 2020, esattamente 100 anni dopo la morte d Giacinta nel febbraio 1920, la pandemia del coronavirus ha iniziato a diffondersi in modo massiccio in Occidente.

I santi Giacinta e Francesco Marto, veggenti di Fatima e patroni dei malati, hanno aiutato a preparare il mondo a entrambe le pandemie.

Dal 1916-1917, tre pastorelli di Fatima, in Portogallo, iniziarono a vedere dei visitatori dal cielo, prima un angelo, poi la Madonna. Le visioni culminarono nel miracolo del sole quando Francesco aveva 9 anni e Giacinta 7, a cui assistettero migliaia di persone, credenti e non.

La Madonna chiese ai bambini di dire al mondo che non si doveva più offendere il Signore, e predisse una terribile guerra se la gente non si fosse pentita. La I Guerra Mondiale infuriava ancora, e seguì la II, ma anche la pandemia di febbre “spagnola” che avrebbe posto fine alla vita dei due pastorelli.

Papa Francesco ha canonizzato Francesco e Giacinta nel 2017, nel 100° anniversario delle apparizioni – dopo l’Anno della Misericordia e prima della pandemia che ha escluso il mondo dai sacramenti nel 100° anniversario della loro morte –, proponendoli come modello di vita cristiana per la nostra epoca.

“Con la canonizzazione di Francesco e Giacinta, ho voluto proporre a tutta la Chiesa il loro esempio”, ha detto il Pontefice. “Dopo l’incontro con la ‘bella Signora’ – così la chiamavano -, essi recitavano frequentemente il Rosario, facevano penitenza e offrivano sacrifici per ottenere la fine della guerra e per le anime più bisognose della divina misericordia”.

Mentre sentiamo la mancanza dell’Eucaristia, possiamo guardare a Francesco e a Giacinta come modelli.

Nel 2017 ho scritto un testo intitoltato Fatima Family Handbook, che provvidenzialmente è ora in fase di ristampa e presenta modi pratici per seguire i due bambini per consolare Gesù, convertire i peccatori e impegnarsi a seguire Cristo attraverso Maria. Uno di questi modi è far visita al Santissimo Sacramento.

Nell’anno e mezzo in cui ha vissuto dopo le visioni, la vita di Francesco è stata caratterizzata dal desiderio dell’Eucaristia. Amava isolarsi in chiesa, pregando accanto al “Gesù nascosto” nel tabernacolo.

Morì il 4 aprile 1919, a 10 anni. Giacinta, come aveva predetto la Vergine, visse un po’ di più, soffrendo moltissimo e venendo allontanata dalla famiglia per andare in ospedale a Lisbona. Ebbe però un’enorme consolazione: poteva vedere il tabernacolo da una sedia nel corridoio fuori la sua stanza, guardandolo più che poteva.

È quello che facciamo noi, esiliati dalla Comunione a causa della pandemia e forse in grado solo di far visita al tabernacolo o di vederlo attraverso la “finestra” dei nostri schermi.

Possiamo seguire il loro esempio anche offrendo le nostre sofferenze per la conversione di peccatori.

Canonizzando i due bambini, Papa Francesco ha detto che la Madonna, “presagendo e avvertendoci sul rischio dell’inferno a cui conduce una vita – spesso proposta e imposta – senza Dio e che profana Dio nelle sue creature, è venuta a ricordarci la Luce di Dio che dimora in noi e ci copre”.

Francesco e Giacinta sono stati modelli di penitenza di modo che i peccatori potessero essere salvati da un destino peggiore della morte.

Quando una sera suo padre gli chiese perché stesse piangendo, Francesco disse: “Stavo pensando a Gesù, che è tanto triste per i peccati che vengono commessi contro di lui”.

I peccati che i bambini temevano sembrano adattarsi benissimo alla nostra epoca. Dopo che la Vergine aveva mostrato ai bambini una visione dell’Inferno, Giacinta disse alla madre: “Madre, rifuggi ricchezze e lusso”.

“Essere puri nel corpo significa essere casti, ed essere puri nella mente significa non commettere peccati”, disse anche; “non guardare quello che non si dovrebbe vedere, non rubare e non mentire, e dire sempre la verità, anche se è difficile”.

Commentando la preoccupazione di Giacinta nei confronti del peccato, Papa Francesco ha riconosciuto che “anche oggi c’è tanto bisogno di preghiera e di penitenza per implorare la grazia della conversione”.

Nella sua benedizione Urbi et Orbi per la pandemia, il Pontefice ha elencato i modi in cui ci illudiamo seguendo false promesse: “In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore». Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta”. La fede, ha aggiunto, inizia quando ci rendiamo conto di aver bisogno di salvezza.

Se ha ragione e la malattia e la sofferenza sono un appello a pentirsi e a tornare a Dio, allora Dio ci sta chiamando al pentimento come mai prima d’ora. Francesco e Giacinta sono un esempio al riguardo.

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