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Come possiamo ricevere la grazia in epoca di isolamento?

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By Aquarius Studio | Shutterstock

Dio è il Padre di famiglia che assolve a tutti gli obblighi della paternità. A lui ci affidiamo nel "Credo".

Roberta Sciamplicotti - pubblicato il 14/04/20

Il sacramento che Dio ci offre oggi è l'isolamento e tutto ciò che ne deriva

Parlando di come poter ricevere la grazia in quest’epoca, è innanzitutto interessante comprendere cosa sia la grazia. Alcuni possono “cosificarla”, pensare ad essa come se fosse un “prodotto” che ci viene dato nei sacramenti. In questo periodo in cui non possiamo accostarci ad essi, allora, non staremmo ricevendo la grazia… e staremmo morendo di fame spirituale.

Senza entrare in etimologie profonde, si può dire che il termine “grazia” è collegato all’atteggiamento di misericordia e di benevolenza di Dio nei confronti degli uomini. La grazia, per dirla in modo semplice, è l’aiuto misericordioso che Dio ci presta.

La fonte maggiore di questa grazia sono in genere i sacramenti. In essi Dio fa traboccare il suo amore e il suo aiuto verso di noi, ma non bisogna dimenticare che tutto è grazia: “Nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo” (1 Cor 12, 3).

Qualsiasi cosa buona facciamo è manifestazione dell’azione del Signore in noi. Ciò significa che la grazia di Dio per chi vuole accettarla può essere ricevuta costantemente, non è qualcosa necessariamente legato ai segni sacramentali – “La mano del Signore non è troppo corta per salvare” (Is 59, 1). Dio agisce in modo speciale attraverso i sacramenti, ma è molto più grande di questi. Non si è precluso alcunché istituendo segni sensibili, e quindi può agire e agisce in mille modi diversi.

Nessun confino e nessun isolamento può fermare l’azione divina. Quando i fedeli non possono accostarsi ai sacramenti, il Signore cerca altre vie. Mediante la sua grazia, ha reso santi – e martiri – persone e comunità isolati o prigionieri, senza l’ausilio dei sacramenti. La grazia, l’effetto dell’azione divina in noi, può essere fermata solo dalla nostra chiusura a riceverla. Ci sono infiniti modi di aprire la porta del cuore alla misericordia di Dio (alla sua grazia). Senza la pretesa di essere esaustivi, ecco alcune idee:

Aprire il cuore a Dio cercandolo nella pietà

  • Leggere la Parola di Dio e meditarla.
  • Ascoltare la predicazione di qualche sacerdote.
  • Partecipare all’Eucaristia online.
  • Preghiera mentale.
  • Meditare sui testi spirituali.
  • Realizzare Comunioni spirituali.
  • Recitare la Via Crucis,
  • il Rosario,
  • l’Angelus,
  • o qualsiasi altra preghiera.
  • Compiere l’esame di coscienza alla fine della giornata e chiedere perdono a Dio per i propri peccati.
  • Guardare, baciare immagini di Gesù, la Vergine o i santi.
  • Utilizzare sacramentali. Il semplice fatto di fare il segno della croce…

Dobbiamo semplicemente elevare la nostra anima a Dio, devotamente, coscientemente; non come un mantra o una formula superstiziosa, ma sapendo che ci rivolgiamo a nostro Padre Dio, a nostro Fratello Gesù, allo Spirito Santo.

Aprire il cuore a Dio cercandolo negli altri

Dio agisce in noi – ci aiuta – quando siamo Cristo per gli altri, quando serviamo. La grazia agisce in noi quando diamo amore, soprattutto a chi ci circonda. La quotidianità offre mille occasioni per servire e aiutare gli altri. Ogni volta che lo facciamo, permettiamo che la grazia entri e ci configuri a Cristo.

Le opere di misericordia – corporali e spirituali – sono una magnifica fonte di grazia. Testimoniare la fede è un altro modo per accettare la grazia e permettere a Dio di operare in noi.

Aprire il cuore a Dio cercandolo sulla Croce

Un altro modo per lasciar entrare Dio nella nostra anima significa privarsi volontariamente, con spirito di penitenza, di qualcosa di lecito e gradevole. Sono grazia anche il digiuno, l’assenza di comodità, la rinuncia alle reti sociali, a una serie, a Internet, soprattutto quando questo ci porta a pregare o a rendere la vita più gradevole agli altri. Ci unisce a Cristo sulla Croce.

In definitiva, la grazia è sovrabbondante (cfr. Rm 5, 20). Ci circonda. Siamo, per così dire, immersi nella grazia, in Dio. “In lui viviamo, ci moviamo, e siamo” (At 17, 28). Bisogna solo aprirle l’anima.

Le circostanze attuali di mancanza di sacramenti ci aiutano ad approfittare meglio del “sacramento del momento presente” – con un’espressione di J.P. de Caussade, SJ. Il momento presente è lo scenario di salvezza che Dio ha pensato per noi. Il sacramento che Dio ci offre oggi è l’isolamento d tutto ciò che ne deriva.

Concentrarsi su situazioni ideali ci priva della grazia che Dio ha pensato ora per noi. Non trascuriamo la possibilità di pregare oggi – anche se non in chiesa –, il sorriso che si aspetta chi mi circonda anche se non è la mia giornata migliore, l’ascolto di chi mi accompagna, la scomodità dell’isolamento, l’aiuto che posso prestare a un vicino, una situazione sgradevole o di ristrettezza economica, la disciplina per approfittare del tempo e rispettare i miei doveri, una possibilità di digiuno, un servizio…

Oggi e ora, Signore, cosa ti aspetti da me? L’ora è anche un sacramento: Dio è lì, e lì è la sua grazia.

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