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7 doveri dei cristiani morenti: possiamo imitare Cristo anche in questo?

Jesus Christ

Zwiebackesser | Shutterstock

E. Christian Brugger - pubblicato il 12/04/20

Parliamo spesso dei doveri nei confronti dei morenti, ma non tanto dei doveri dei morenti stessi. La maggior parte del materiale sulla morte riguarda preferenze come cosa trovare in un testamento biologico, ma la nostra morte non dovrebbe riguardare anche i nostri doveri nei confronti degli altri, oltre che le nostre preferenze? Con la sua morte, del resto, Gesù ci ha mostrato la sua preoccupazione per il benessere spirituale e temporale di tutti coloro che lo circondavano.

Se è vero che Cristo “svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione” (Gaudium et Spes, n. 22), allora Gesù ci mostra non solo come vivere, ma anche com morire. I cristiani dovrebbero sforzarsi di emulare Gesù, non nei dettagli della sua morte, ma anche nel modello della sua risposta. Le “ultime sette parole” di Gesù ci offrono un modo semplice per entrare in quella risposta. Ogni “parola” può essere considerata la realizzazione di un dovere da parte di Gesù. Un breve sguardo a ciascuna può offrirci utili suggerimenti su questo argomento importante.

Prima parola: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34)

Gesù ha perdonato tutti coloro che hanno peccato contro di lui. Visto che non aveva bisogno di perdono, lo vediamo perdonare soltanto, ma noi abbiamo bisogno di entrambe le cose. I cristiani morenti dovrebbero quindi perdonare chiunque pensano abbia bisogno del loro perdono e pentirsi nei confronti di chiunque possano aver offeso, se possibile di persona. La Confessione sacramentale è un dovere minimo per il perdono dei peccati gravi, ma anche la riconciliazione a tu per tu con coloro che abbiamo offeso può essere una fonte di guarigione alla fine della vita. Genitori e figli (soprattutto quelli lontani) e mariti e mogli (specialmente se divorziati) dovrebbero essere solleciti nell’offrire e nel chiedersi perdono.

Seconda parola: “Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso” (Lc 23, 43)

Con i suoi ultimi respiri, Gesù ha offerto l’amore redentore a chi lo circondava. Anche i cristiani morenti dovrebbero offrire l’amore redentore a chi li circonda: famiglia, infermieri, medici e pazienti. Il Vaticano II insegna che ogni cristiano dovrebbe avere una “viva coscienza” del suo dovere evangelico di diffondere il Vangelo (Ad gentes, n. 35). Se nella nostra vita non abbiamo avuto un approccio evangelico, la nostra morte è un buon momento per rettificare la questione. Il modo più luminoso per testimoniare l’amore redentore di Dio è accettare con fede vivente i pesi e le sofferenze del processo di morte.


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Terza parola: A Maria: “Donna, ecco tuo figlio!”, a Giovanni: “Ecco tua madre!” (Gv 19, 26-27)

Dalla croce, Gesù ha provveduto ai suoi cari e ha “messo in ordine” i suoi affari terreni. Anche i cristiani dovrebbero provvedere a coloro che sono affidati alle loro cure e mettere in ordine i loro affari. Ai loro figli dovrebbero offrire riconciliazione, un’affermazione priva di ambiguità del proprio amore e, se possibile, una discussione franca sulla propria morte. Dovrebbero usare le sofferenze della propria morte per intercedere per l’espiazione dei propri peccati, di quelli della propria famiglia e di tutto il mondo. Dovrebbero curare la giusta distribuzione delle loro proprietà e delle risorse materiali, provvedendo soprattutto ai poveri, nei confronti dei quali secondo la Scrittura e l’insegnamento della Chiesa abbiamo un serio dovere. Dovrebbero anche, se possibile, pagare tutti i propri debiti per non gravare gli altri con pesi finanziari.

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buona morteresurrezione
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