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Stile di vita

Ti senti turbato nel vivere questa Pasqua? Lo erano anche i discepoli!

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oneinchpunch | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 11/04/20

Sarà una Pasqua diversa, ma più sofferta e più vera. Le parole di una catechesi ci aiutano a comprenderlo

Come mi sento per questa Pasqua? così così, probabilmente come tanti. Stanca, un po’ nostalgica, incompleta. Forse con il passare dei giorni e il prolungarsi dell’emergenza e della quarantena, è cresciuta un po’ nel cuore la tristezza, non solo per ciò che accade in Italia, ma anche per l’impossibilità di ricevere i sacramenti e di vivere in chiesa le celebrazioni della Settimana Santa. Oltre ciò soffro nel non stare accanto a mia zia Silvana che sta vivendo la fase finale della sua malattia, e ho paura che muoia in questo periodo in cui non si possono nemmeno celebrare i funerali. Mi consola la certezza che il Signore concederà sicuramente grazie speciali a chi sta morendo in questo momento difficile, senza la possibilità di essere circondato dai propri cari e senza rito funebre. E già tanti frutti ho potuto vedere attraverso la croce di mia zia che è anche la mia madrina di battesimo. Lotta da anni contro un tumore e non l’ho mai sentita lamentarsi o maledire la sua vita, ma anzi so che offre il dolore che patisce al Signore per la conversione della sua famiglia.

Come sempre “faccio Marta”

Mi sembra di non riuscire a entrare davvero dentro il Mistero di questi giorni e me ne dispiaccio. Anche nell’aspetto meno importante ma non superfluo, come l’organizzazione casalinga, sono indietro anni luce purtroppo nonostante mi fossi prefissata di sistemare a puntino la casa, le famose pulizie di pasqua, e reperire per tempo l’occorrente necessario per allestire una bella tavola. Forse come sempre “faccio Marta”, e mi lascio ingannare dagli schemi, dagli idoli, dalle cose, come se la mia felicità dipendesse da quello. Mi sono venute in soccorso le parole pronunciate ieri nella Missa in Coena Domini da don Giulio, il sacerdote che ha celebrato il mio matrimonio. Condivido con voi alcuni passaggi della sua omelia augurandomi che possano essere un balsamo anche per tutti voi.

Una Pasqua simile a quella dei discepoli di Gesù!

Forse oggi per la prima volta viviamo il triduo pasquale, la passione morte e risurrezione di Cristo, con uno stato d’animo un pochino simile a quello dei discepoli. Perché noi siamo abituati ad accostare la festa di Pasqua ad una grande gioia giustamente, però quella che hanno vissuto i discepoli era una Pasqua nella paura, perché sapevano che si stava preparando l’arresto di Cristo, Lui stesso ne aveva parlato. Allora stavano tutti rintanati, impauriti, e non provano quell’esultanza che noi abbiamo provato tante volte durante la veglia pasquale. (…) E mi ha fatto pensare al clima con cui forse noi vivremo la Pasqua quest’anno, non con l’esultanza che vorremo però non per questo sarà meno Pasqua. (…) Abbiamo uno stato d’animo simile a quello che hanno vissuto i discepoli (…) e allora il Signore ci chiama e sicuramente ci concederà di celebrare questa Pasqua in maniera più interiore, dentro. Perché tante volte pensiamo che la nostra beatitudine, la nostra felicità sia legata a cose che stanno fuori di noi, in realtà non è così.

Fare Pasqua è sentire che Dio ti ama!

Il dramma nostro è la separazione da Dio, quello è il nostro dramma, è lì che ci sentiamo morti, è quella la nostra condanna. (…) nei fatti difficili della nostra vita (…) ci sembra che Dio non ci sia. Ci sembra che Dio ci abbia abbandonato, ci abbia dimenticato ed è quello che ci distrugge dentro. Perché se noi non siamo guardati dal Signore continuamente ci sentiamo persi, ci sentiamo soli.
Forse anche questo tempo, tutta questa malattia, tutti questi morti, o forse altri problemi, (…) non ci feriscono soltanto di per sé, ma ci fa stare male pensare che lì Dio ci abbia dimenticato.  (…) Allora Cristo dice: io vengo a sanare questa ferita per te. Chissà quanti fatti della nostra storia portano un punto interrogativo vicino che dice “ma dov’era Dio in quel momento?” e più punti interrogativi abbiamo e più ci sentiamo lontani da Dio. Allora in questa Pasqua (…) il Signore da una parte si innalza come un Dio e dall’altra si abbassa come un servo per mostrarci che la sua maestà è al nostro servizio.
È essenziale lasciarci amare da Dio soprattutto in questo tempo, forse questo tempo ci porterà a ritrovare una relazione profonda con il Signore. (…) Questa è la Pasqua: sentire nel profondo della propria anima che Dio è tuo Padre, che Dio ti ama, che tu per Dio sei tutto, anche se hai sbagliato.

Non sarà meno Pasqua perché siamo chiusi in casa e lontani da parenti ed amici, non sarà meno Pasqua perché non faremo stasera la Via Crucis per le vie del quartiere insieme al nostro parroco, o perché domani sera non condivideremo la veglia con la comunità parrocchiale. Sarà una Pasqua diversa, forse più vissuta, sicuramente più sofferta. Ma se mi lascio amare da Cristo, anche nel mio essere sbagliata, sconsolata, a volte affranta e distante da Lui, sentirò nel cuore che valgo il suo Sangue!

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