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Quello che Dio vuole da noi in questo momento è purificarci

BIBLE

Pascal Deloche | GoDong

Alvaro Real - pubblicato il 10/04/20

Come interpretare la Bibbia? Cosa dice all'uomo di oggi? Quali perle nascondono i suoi testi?

Oscar García Aguado è un sacerdote di Madrid autore di due brevi opere: Aprende a manejar la Biblia. Aproximación al Antiguo Testamento e Aprende a manejar la Biblia. Para disfrutar del Nuevo Testamento. Si tratta di due libri nati da una richiesta rivoltagli dal delegato per la Catechesi di Madrid, Manuel María Bru: “Oscar, devi mettere per iscritto la tua esperienza”, costituita da Scuole o Lezioni Bibliche per catechisti e per la formazione di adulti e laici in parrocchia.

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Questi giorni di isolamento possono ssere una buona occasione per leggere, e per questo servono delle nozioni che Oscar spiega molto bene: “La Rivelazione non si riduce alla Bibbia. La Rivelazione di Dio è dinamica”.

Oscar, nel tuo libro dici che “per leggere la Bibbia bisogna avere delle regole interpretative e prudenza”. Il fatto di aprire la Bibbia a caso, leggere qualche versetto e vedere cosa ci dice Dio non serve, vero? Non è l’oracolo di Delfi…

No, la Bibbia non va usata come una palla di vetro per indovinare cosa dobbiamo fare in ogni momento. La Bibbia è parte di un dialogo che Dio vuole stabilire con ciascuno di noi. Questo dialogo va curato con attenzione, perché bisogna capire molto bene il messaggio. È importante che non si acceda alla Bibbia come se fosse un metodo divinatorio, e che la Bibbia serva per la preghiera, per l’incontro personale con Dio, per vivere secondo la sua volontà, per l’annuncio del suo Amore… La Bibbia è stata scritta per questo fatto di fede.

Cito testualmente dal libro: “Possiamo dire che ogni parola scritta nella Bibbia sia parola di Dio se è unita a quello che Dio vuole”. Come possiamo sapere cosa vuole Dio?

La Rivelazione di Dio non si esaurisce nella Bibbia. È una premessa che tutti devono avere ben chiara. La Rivelazione non si riduce alla Bibbia. La Rivelazione di Dio è dinamica. È quell’incontro che Dio ha avuto con l’uomo fin dall’inizio dell’umanità (Genesi), rivelandosi a poco a poco in ogni circostanza agli uomini di ogni epoca. E ora anche a noi.

È vero che abbiamo il bagaglio di tutta questa rivelazione meravigliosa, di questa storia di salvezza iniziata da Abramo e giunta fino ai giorni nostri, dal culmine di Gesù Cristo, da quella Parola di Dio fatta carne che ha fatto irruzione nella storia.

Bisogna tener conto del fatto che Dio parla a ciascuno di noi, e questo parlare ha parole, che sono realmente nella Bibbia, ma abbiamo bisogno di un interprete.

La Bibbia dà le parole alla voce di Dio nel nostro cuore, ma ora dobbiamo trovare un interprete, e questo inteprete è lo Spirito Santo che palpita nella Chiesa. È la Chiesa che ha l’interpretazione adeguata per sapere cosa Dio vuole da me.

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Nel tuo primo libro sull’Antico Testamento ci parli di perle. Ce ne puoi raccontare qualcuna che possa servirci in questi giorni?

Ce ne sono moltissime. In questi giorni raccomanderei, ad esempio, il Salmo 8, “O Signore, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! (…) Che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?”, o il Salmo 23, “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”, o anche la consolazione di Isaia nel capitolo 49, “Io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani”, Ezechiele 36 e Osea 2. Quando si leggono questi testi, ci si rende subito conto che quello che Dio vuole da noi in questo momento è purificarci. Purificarci e trarre il meglio da noi. Lasciare cammini e sentieri che dovevamo abbandonare e aprire una strada più autentica… ci darà un’acqua pura, ci farà innamorare nel deserto, vuole privarci di molte idolatrie. Ci offre una vera interpretazione del tempo contemporaneo in cui viviamo.

Dici che se non si conosce Cristo non si può interpretare né il Nuovo né l’Antico Testamento…

Non lo dico io, lo dice San Girolamo. La mancata conoscenza della Scrittura è la mancata conoscenza di Cristo. Il centro di tutta la Scrittura è Cristo, è l’Evento di duemila anni fa. È quello che fa interpretare tutto l’Antico Testamento e tutto ciò che si dice dopo di Lui. Cristo lo dice ai discepoli di Emmaus: “O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette!” Iniziando da Mosè e passando per tutti i profeti, ha fatto capire loro che tutto parlava di Lui. La Bibbia va letta sulla base di Cristo Risorto.

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Passiamo al Nuovo Testamento. Mi piace quando avverti di fare attenzione a non pensare di sapere già tutto…

Noi che leggiamo abitualmente il Nuovo Testamento, che lo ascoltiamo a Messa o lo leggiamo nelle App con le letture di ogni giorno ci troviamo di fronte alla tentazione della vanità. Visto che tutto ci risuona, sembra che non debba dirci niente di nuovo. La Scrittura serve perché possiamo parlare con Dio.

Nel momento in cui ci troviamo, senza volere possiamo cadere in una lettura errata dell’Apocalisse. Come si deve leggere? È una specie di visione della fine del mondo o no?

L’Apocalisse è una Rivelazione per la comunità cristiana dell’epoca in cui è stata scritta, ma trascende anche questa Rivelazione, arrivando ai cristiani di ogni epoca. L’Apocalisse si è sempre letta. Non si legge ora perché c’è una circostanza avversa o molto negativa, si legge anche nei momenti positivi.

L’Apocalisse è la parola ispirata che Dio ha dato all’apostolo San Giovanni in alcune rivelazioni per dire alla comunità cristiana di fronte alla persecuzione soprattutto romana “Coraggio! Forza! L’ultima parola non ce l’ha il male ma Dio, ce l’ha Cristo vittorioso”, ed è la stessa parola che viene ora a noi: “Coraggio! Forza! L’ultima parola nella storia ce l’ha Dio”.

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