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Papa su coronavirus: la Chiesa guardi alla Salvezza degli uomini, vedo segnali di conversione

© Antoine Mekary / ALETEIA
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In una intervista Papa Francesco parla per la prima volta della crisi mondiale causata dalla pandemia da coronavirus. Elogia medici, infermieri, religiosi, “eroi” di questi giorni, ammonisce sulla ribellione della natura, bacchetta chi dimentica. E sull’applicazione del Diritto Canonico fa delle precisazioni

E’ il momento di scendere nel «sottosuolo» e cercare segnali di «conversione», che peraltro già si intravedono. Basti pensare ai tanti «eroi», che “combattono” contro la pandemia.

E’ il momento in cui la Chiesa deve guardare di più alla Salvezza e alla consolazione degli uomini, pur restando «istituzionale».

E’ il momento in cui la creatività cristiana deve aprire nuove «finestre» verso Dio, senza cadere nella tentazione di «evasioni» che, invece, allontanano il Signore.

Papa Francesco ha concesso la sua prima ampia intervista sulla crisi mondiale causata dalla pandemia di coronavirus allo scrittore e giornalista britannico Austen Ivereigh, autore della biografia Tempo di misericordia (Mondadori, Milano 2014). L’intervista viene pubblicata oggi simultaneamente in The Tablet (Londra) e Commonweal (New York). In esclusiva ABC offre il testo originale in spagnolo e La Civiltà Cattolica la sua traduzione ufficiale in italiano.

POPE PALM SUNDAY VIRUS
Alberto PIZZOLI / POOL / AFP
Il Papa, a San Pietro, durante la Domenica delle Palme in "solitaria",

La sua vita a Santa Marta

La pandemia ha cambiato la vita degli uomini. Il Papa racconta che «la Curia cerca di continuare a lavorare, di vivere normalmente, organizzandosi in turni affinché non ci siano mai troppe persone tutte insieme».

Ci sono turni per il pranzo a Casa San Marta, ognuno lavora in ufficio o in casa, e il distanziamento sociale è la regola che tutti osservano.

La preoccupazione più grande

Se da un punto di vista “professionale” è cambiato poco, spiritualmente Francesco dice di pregare «di più», e ha un pensiero fisso: «Mi preoccupa questo: la gente. Pensare alla gente mi unge, mi fa bene, mi sottrae all’egoismo. Ovviamente ho i miei egoismi: il martedì viene il confessore, ed è allora che metto a posto quel genere di cose. Penso alle mie responsabilità attuali e nel dopo che verrà. La mia preoccupazione più grande – almeno, quella che avverto nella preghiera – è come accompagnare il popolo di Dio e stargli più vicino».

Essere creativi e aprire “nuovi orizzonti”

Allora il Papa offre consigli ai cristiani su come restare connessi con Dio. Cita il cardinale Federigo dei Promessi Sposi, «eroe», della peste a Milano e sprona «la creatività del cristiano deve manifestarsi nell’aprire orizzonti nuovi, nell’aprire finestre, nell’aprire trascendenza verso Dio e verso gli uomini, e deve ridimensionarsi in casa».

Il pontefice chiede «una creatività semplice», che aiuti il cristiano ad evitare «evasioni alienanti, che in questo momento non sono utili».

Misure esemplari e “scarto”

Su come i Governi abbiano reagito di fronte alla diffusione del coronavirus, Francesco approva le «misure esemplari, con priorità ben definite, per difendere la popolazione» adottate da alcuni governi. Ma avverte: «Ci stiamo rendendo conto che tutto il nostro pensiero, ci piaccia o non ci piaccia, è strutturato attorno all’economia. Si direbbe che nel mondo finanziario sacrificare sia normale».

Questa spirale è molto pericolosa perché incentiva la cultura dello scarto, che da tempo denuncia Bergoglio. Fa l’esempio di come in giro si vedano poche persone down, perché molte si sopprimono con l’aborto. Allo stesso modo vengono emarginati i senzatetto, come accaduto, nei giorni scorsi, a Las Vegas.

Dai dittatori alla conversione

In questo contesto la natura si ribella. «Non abbiamo dato ascolto alle catastrofi parziali. Chi è che oggi parla degli incendi in Australia? E del fatto che un anno e mezzo fa una nave ha attraversato il Polo Nord, divenuto navigabile perché il ghiaccio si era sciolto? Chi parla delle inondazioni? Non so se sia la vendetta della natura, ma di certo è la sua risposta».

Bergoglio rispolvera un suo “cavallo di battaglia”: la memoria, che spesso smarriamo. «E’ tempo di recuperarla», sentenzia il Papa, perché gli errori del passato non si possono cancellare. Altrimenti si fa come quei «discorsi populisti o decisioni politiche di tipo selettivo, non è difficile ricordare i discorsi di Hitler nel 1933, più o meno gli stessi che qualche politico fa oggi».

Solo così, le crisi, afferma il pontefice, da pericolo possono trasformarsi in «opportunità». «Oggi credo che dobbiamo rallentare un determinato ritmo di consumo e di produzione (Laudato si’, 191) e imparare a comprendere e a contemplare la natura. E a riconnetterci con il nostro ambiente reale. Questa è un’opportunità di conversione».

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Cathopic-Demerval Jr

Nel sottosuolo

Il Papa è ottimista. Vede «segni di conversione» per un’economia più umana, e sottolinea che questo è il momento per allungare lo sguardo sui poveri. «A Roma, in piena quarantena, un poliziotto ha detto a un uomo: “Non può starsene per strada, deve andare a casa sua”. La risposta è stata: “Non ho una casa. Vivo in strada”. Scoprire la quantità di persone che si emarginano… e siccome la povertà fa vergognare, non la vediamo».

«Vedere i poveri – dice Bergoglio – significa restituire loro l’umanità. Mi permetto di dare un consiglio: è ora di scendere nel sottosuolo. Scendere nel sottosuolo, e passare dalla società ipervirtualizzata, disincarnata, alla carne sofferente del povero, è una conversione doverosa».

Spiega questo, pensando «ai santi della porta accanto», a «medici, volontari, religiose, sacerdoti, operatori che svolgono i loro doveri affinché questa società funzioni».

I dubbi del vescovo sulle assoluzioni dei malati

In tempo di coronavirus, infine, il Papa sollecita la Chiesa ad essere «meno aggrappata» agli «schemi». Non esiste una Chiesa che non sia istituzione, poiché a renderla tale, ragiona, è lo Spirito Santo. «È una dinamica alternativa e complementare, perché lo Spirito Santo provoca disordine con i carismi, ma in quel disordine crea armonia. Chiesa libera non vuol dire una Chiesa anarchica, perché la libertà è dono di Dio. Chiesa. Una tensione tra disordine e armonia: è questa la Chiesa che deve uscire dalla crisi».

Bergoglio racconta di una telefonata di un vescovo italiano, che girava negli ospedali affollati da malati e moribondi di coronavirus. Quel vescovo era stato frenato dai canonisti che gli avevano intimato di non concedere «l’assoluzione a tutti quelli che erano all’interno» degli ospedali.

«Gli ho detto: “Monsignore, svolga il suo dovere sacerdotale”. E il vescovo mi dice: “Grazie, ho capito”. Poi ho saputo che impartiva assoluzioni dappertutto».

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La chiesa del Cimitero di Bergamo, riempita di bare per i troppi morti da coronavirus.

La salvezza delle anime

In altre parole, conclude Bergoglio, «la Chiesa è la libertà dello Spirito in questo momento davanti a una crisi, e non una Chiesa rinchiusa nelle istituzioni. Questo non vuol dire che il diritto canonico sia inutile: serve, sì, aiuta, e per favore usiamolo bene, perché ci fa del bene. Ma l’ultimo canone dice che tutto il diritto canonico ha senso per la salvezza delle anime, ed è qui che ci viene aperta la porta per uscire a portare la consolazione di Dio nei momenti di difficoltà».

CLICCA QUI PER LEGGERE L’INTERVISTA INTEGRALE

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