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Vivere in casa il Giovedì Santo

By winui | Shutterstock
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Aleteia si mobilita per proporvi – col concorso della rivista Magnificat – di santificare questo quinto giorno della Settimana Santa con una celebrazione della Parola di Dio.

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Parola di Dio 

Rendiamo grazie a Dio

Il salmista (se c’è chi intoni e che dunque sia distinto dal primo lettore) si alza, gli altri restano seduti.

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 115

℣.: Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza ℟.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. ℟.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. ℟.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. ℟.

L’incaricato della seconda lettura (e dell’acclamazione al Vangelo, ove manchi un cantore che la intoni) resta in piedi, mentre tutti gli altri siedono.

SECONDA LETTURA 
1Cor 11,23-26
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

℣.: Parola di Dio 

℟.: Rendiamo grazie a Dio

CANTO AL VANGELO (Gv 13,1-15)
Li amò sino alla fine

Tutti si alzano in piedi per l’acclamazione (quaresimale) alla lezione evangelica

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. [cf. Gv 13,34]
.

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!

La pericope evangelica non viene “proclamata” (in senso forte), bensì letta con sobrietà. La forma breve sarà da preferirsi nel caso in cui la presenza di bambini molto piccoli renda difficoltosa la tenuta dell’attenzione. L’apposito lettore introduce con semplicità:

Evangelo di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

E prosegue:

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Nessuna acclamazione conclude la lettura.
Tutti si siedono e colui che guida ripete lentamente, riproponendo all’attenzione dei presenti la clausola:

«Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Si osservano cinque minuti di silenzio per una meditazione personale e silenziosa.  Alla fine, colui che guida introduce alla preghiera del Signore: 

Obbedienti alla Parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:

Padre Nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.

Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo, così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

[aggiungendo immediatamente (ossia senza l’embolismo della celebrazione eucaristica)]

Perché tuo è il regno,
tua la potenza e la gloria
nei secoli.

Colui che guida invita allora gli altri alla condivisione di un gesto di riconciliazione e di pace: 

Abbiamo appena unito le nostre voci a quella del Signore Gesù per rivolgerci al Padre. Siamo figli nel Figlio.
Nella carità che ci unisce gli uni agli altri, rinnovati dalla parola di Dio, possiamo scambiarci un gesto di pace, segno della comunione che riceviamo dal Signore.

A questo punto tutti si scambiano (a distanza!) un gesto di pace: un inchino profondo o anche (se si sta soli in famiglia) un bacio.

Ci si siede

COMUNIONE SPIRITUALE

Colui che guida dice:

Poiché non possiamo ricevere la comunione sacramentale, dal momento che non è stata celebrate l’eucaristia, seguiamo l’invito di Papa Francesco a praticare la comunione spirituale, chiamata anche “comunione di desiderio”.

Il Concilio Tridentino ci ricorda che essa «consiste in un ardente desiderio di nutrirsi del Pane celeste, con una fede viva che agisce mediante la carità e che ci rende partecipi dei frutti e delle grazie del Sacramento».

Il valore della nostra comunione spirituale dipende quindi dalla nostra fede in Gesù nostro salvatore e redentore e sul nostro desiderio di unirci a lui per mai da lui essere separati.

Per aumentare il nostro desiderio della presenza di Cristo, canteremo il cantico Ubi caritas est vera*, Deus ibi est: dove l’amore è vero, Dio è lì.

Partitura gregoriana "Ubi caritas"

Vi invito adesso a inchinare il capo, a chiudere gli occhi e a raccogliervi.

Silenzio

Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla e nella Tua santa presenza. Ti adoro nel Sacramento del Tuo amore, desidero riceverti nella povera dimora che ti offre il mio cuore. In attesa della felicità della comunione sacramentale, voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io venga da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere, per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

Si serba il silenzio per altri cinque minuti.

Quindi si intona un cantico per rendere grazie.

Si recita tutti insieme la seguente preghiera:

Resta in mezzo al tuo popolo, Signore; veglia con incessante fedeltà sui nostri cuori, e poiché tuo Figlio Gesù Cristo ci ha dato la più grande prova d’amore che si possa dare aiutaci con la tua grazia ad amarci gli uni gli altri come tu ci hai amati.

Ci si mette in piedi e colui che guida recita, a nome di tutti, la formula di benedizione:

Per l’intercessione di san N. [patrono/a della comunità parrocchiale], di tutte le sante e i santi di Dio,
il Signore della perseveranza e del coraggio ci dia di manifestare con tutta la nostra vita lo spirito di sacrificio, di compassione e di amore di Cristo Gesù.
E così, nella comunione dello Spirito Santo, renderemo gloria a Dio, padre del nostro Signore Gesù Cristo, per tutti i secoli dei secoli.

℟.: Amen.

BENEDIZIONE FINALE

Tutti insieme, rivolti verso la Croce e a mani giunte, invochiamo la benedizione del Signore:

Ci benedica il Signore
e ci protegga.

Il Signore faccia brillare il suo volto su di noi
e ci sia propizio.

Il Signore rivolga su di noi il suo volto
e ci conceda pace (cf. Nm 6,24-26)

Tutti si segnano. Poi i genitori possono tracciare il segno della croce sulle fronti dei figli.

Si può chiudere la celebrazione cantando un inno ispirato ai temi del Giovedì Santo

RIT. QUESTO È IL MIO COMANDAMENTO
CHE VI AMIATE COME IO HO AMATO VOI,
COME IO HO AMATO VOI.

Nessuno ha un amore è più grande
di chi dà la vita per gli amici,
voi siete miei amici
se farete ciò che vi dirò.
RIT.

Il servo non sa ancora amare,
ma io v’ho chiamato miei amici,
rimanete nel mio amore
ed amate il Padre come me.
RIT.

Io pregherò il Padre per voi
e darà a voi il Consolatore
che rimanga sempre in voi
e vi guidi nella carità.
RIT.

Tradizionalmente, la liturgia vespertina della Feria Quinta della Settimana Santa sostituisce la preghiera canonica dei Vespri (che comunque si troverà qui). Per domani vi proporremo invece una Celebrazione della Passione con venerazione della Croce per aiutarvi a celebrare, malgrado tutto, i tempi forti della nostra vita cristiana, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.


*: Alcune versioni (come anche quella che proponiamo in partitura) propongono la lezione “ubi caritas et amor”, ma “ubi caritas est vera” è più antica e da preferirsi.

[traduzione dal francese e adattamento a cura di Giovanni Marcotullio]

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