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La Quaresima 2020 finirà troppo presto? Sì, avete letto bene...

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Rick Schroeppel | Shutterstock

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 07/04/20

Perché non dovremmo avere fretta in questa Quaresima

Quante volte avete sentito o detto di recente “Questa Quaresima non finisce mai!” Capisco il sentimento sottostante, davvero, ma devo aggiungere un avvertimento: “Attenzione a quello che desiderate…”

La maggior parte della gente concorderebbe sul fatto che il 2020 non sia iniziato molto bene, e sicuramente questa Quaresima è stata straordinariamente difficile per quasi tutta la popolazione mondiale, e molti non hanno accesso ai sacramenti o perfino alla propria parrocchia.

Siamo nella Settimana Santa, e molti dei fedeli staranno a casa, o in ospedale, piuttosto che in una cappella. La gente dice di sentire la mancanza della Messa, di voler ricevere la Santa Comunione in quasi ogni circostanza permessa dalle autorità civili o religiose, e la situazione è tale che ho perfino sentito di gente che vorrebbe andare a confessarsi!

Le persone sono ammalate e molte muoiono; i professionisti del settore sanitario sono esausti, e gli ospedali al collasso. Molti non hanno lavoro né denaro. Non sorprende, quindi che la gente aneli a mettere giù la croce e a prendere su di sé un po’ della gioia pasquale.

Lo capisco, ma dico comunque “Non così in fretta…”

Non fraintendetemi, per favore. Non voglio dare l’impressione di avere una tolleranza eccessiva nei confronti del dolore altrui. Come sacerdote, sono addolorato per il fatto di non poter amministrare direttamente i sacramenti. La sofferenza provocata dalla pandemia di COVID-19 e dalle sue conseguenze è reale e profonda, e durerà sicuramente a lungo. E tuttavia non posso fare a meno di ricordare l’enigmatica esortazione dell’arcivescovo Fulton Sheen: “Non permettete che tutta questa sofferenza vada sprecata!”


OUR LADY OF MT CARMEL,EAST HARLEM,NEW YORK CITY

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È vero che molte persone soffrono per la maggior parte del tempo senza vedere all’orizzonte alcun tipo di sollievo. Ce ne sono anche molte altre che agiscono come se abbassare la temperatura della coperta elettrica fosse una forma di martirio. E fin troppe – me compreso, devo ammetterlo – vedono troppo spesso la Quaresima come qualcosa da sopportare, più che da abbracciare.

La Quaresima è più del disagio. Se ci accostiamo ad essa con un po’ di chiarezza, di onestà e generosità, la Quaresima ricorda il dolore, la vulnerabilità, la perdita, il rimorso, la bruttezza del peccato e l’alto prezzo della redenzione. Se non stiamo attenti, la Quaresima potrebbe portarci a pensare (almeno per un po’, e preferibilmente da una distanza di sicurezza) alla realtà delle Quattro Cose Ultime: Morte, Giudizio, Paradiso e Inferno. Chiunque sia a proprio agio in questa mediocrità potrebbe ammettere a malincuore di dover fare qualcosa che colpisca in Quaresima, anelando al contempo a porvi fine e ad andare avanti con la gioia della Pasqua prima di tornare al tran tran familiare della vita ordinaria.

Per molti di noi, me compreso, forse la Quaresima non ha fatto molta presa per tanto tempo. Forse abbiamo vissuto tante Quaresime che non hanno lasciato in noi alcun segno duraturo. Forse, nella Provvidenza divina, questa Quaresima può offrirci l’opportunità di avvicinarci al Cristo Crocifisso e di guardare in modo spassionato cosa fa il peccato all’amore. Se ci avviciniamo alla croce, potremmo gridare con la poetessa Christina Georgina Rossetti:

“Sono una pietra e non una pecora
per poter stare, o Cristo, sotto la tua Croce,
per contare goccia dopo goccia l’effusione del Tuo Sangue
e riuscire a non piangere?”

Per quello che sappiamo, potremmo stare per iniziare l’ultima Settimana Santa della nostra vita. Decidiamo che in questo tempo non ci allontaneremo da Cristo crocifisso. Decidiamo di implorare la grazia di vedere il nostro cuore unito al suo Sacro Cuore, e al Cuore Immacolato e trafitto della Vergine Maria, e quindi, condividendo pienamente gli spasimi dell’amore sacrificale, potremo assaporarli con la dolcezza della vittoria conquistata per noi dal nostro Signore crocifisso, risorto, regnante e che torna a noi.


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In questo periodo particolarmente sacro, cerchiamo di offrire il nostro cuore spezzato e pentito, il nostro orgoglio calpestato e la nostra volontà flessibile, insieme al nostro amore grato nei confronti del nostro Signore misericordioso. Se lo faremo, allora potremo richiamare le parole del poeta George Herbert, che ha scritto che “l’amore è quel liquore dolce ed estremamente divino che il mio Dio sente come sangue, e io come vino”.

In questo momento di incertezza, con meno luoghi in cui nascondersi, in un’epoca in cui le scuse sono meno plausibili e più mortali, chiediamo le grazie di una Settimana Santa indimenticabile. Cerchiamo di guardare al Cristo crocifisso senza vacillare, e offriamoci di rimanere con Lui finché la Sua opera non sarà compiuta.

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