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Morto l’agente della scorta di Conte: la struggente lettera della figlia

ITALIAN POLICE,
MARCO SOLBIATI | Shutterstock
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“Addio papà, sono straorgogliosa di averti avuto come padre”: il messaggio della figlia di Giorgio Guastamacchia, il poliziotto di 52 anni che faceva parte della scorta del Presidente del Consiglio, che è deceduto due giorni fa a causa del Coronavirus.

Sono figlia di un medico della Polizia ora in pensione, mio nonno era poliziotto e da giorni cercavo di ordinare i pensieri per provare a raccontare il lavoro e l’impegno che le forze di Polizia stanno vivendo in questa situazione di grave emergenza. Avrei voluto intervistare qualcuno di loro per dargli finalmente voce, volto, spazio. Ma gli agenti per poter rilasciare interviste devono avere il via libera dall’Amministrazione e perciò ho desistito. Il personale sanitario sta vivendo in questa pandemia un doveroso momento di gloria, mentre lo stesso purtroppo non accade per le forze dell’ordine. Molti cittadini, ahimè, giudicano gli uomini in divisa azzurra e blu solo come una scocciatura: l’ennesima pattuglia che può fermarli per strada per fare controlli e chiedere i documenti… eppure sono uomini e donne che si spendono per compiere il loro dovere che è quello di tutelarci, e meriterebbero almeno un briciolo di gratitudine e rispetto da parte nostra. Grazie al Coronavirus servire lo Stato tornerà ad essere motivo di onore e rispetto per chi veste la divisa? Me lo auguro!

Giorni fa sono rimasta davvero colpita dall’immagine che la Polizia di Stato ha pubblicato sul profilo Facebook. Un poliziotto di spalle in preghiera ai piedi della statua di San Michele Arcangelo, protettore della Polizia:

In questo momento così difficile la Polizia di Stato affida l’Italia al suo patrono e protettore (…) Possa la sua protezione guidarci con forza per la sicurezza e la salute di ogni cittadino.

In questo momento così difficile la Polizia di Stato affida l’Italia al suo patrono e protettore San Michele Arcangelo,…

Geplaatst door Polizia di Stato op Maandag 23 maart 2020

 

Ho ripensato a queste parole quando ho appreso la notizia della morte di Giorgio Guastamacchia. Il poliziotto di 52 anni che faceva parte della scorta del Presidente del Consiglio Conte deceduto due giorni fa a causa del Coronavirus, non è l’unico rappresentante delle forze dell’ordine che è morto durante questa epidemia.

Le parole del premier: “Rimarrà in me indelebile il ricordo della sua dedizione professionale”

La sua vicenda di uomo in divisa discreto e silenzioso aggredito dal Covid-19 è inizialmente balzata agli onori delle cronache perché ha reso necessario l’effettuazione del tampone da parte del premier, e dopo la sua morte per le parole con cui quest’ultimo ha voluto ricordarlo:

Per tutti noi che l’abbiamo conosciuto, per i colleghi del servizio di protezione, per i dipendenti della Presidenza del Consiglio, è un momento di grande dolore. Ci stringiamo alla signora Emanuela, ai suoi figli e ai suoi cari, per esprimere loro i nostri sentimenti di commossa vicinanza. Rimarrà in me indelebile il ricordo della sua dedizione professionale, dei suoi gesti generosi, dei suoi sorrisi ravvivati da un chiaro filo di ironia.

Anche Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni che l’avevano avuto come angelo custode durante il loro mandato hanno voluto ricordarne il profilo umano e professionale. Il professor Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha indirizzato un commosso ringraziamento alla memoria di questo servitore dello Stato durante la consueta conferenza della Protezione Civile Nazionale di ieri l’altro.

La moglie Emanuela: era un gigante buono

Il decesso è avvenuto al Policlinico Tor Vergata, dove il gigante buono, come lo chiama la moglie Emanuela, era stato ricoverato in seguito al trasferimento dall’Ospedale S. Eugenio.

L’ho salutato sulla porta di casa la sera del primo ricovero e da allora non l’ho più visto (…) Sono vicina in questo momento a tutti quelli che hanno perso i propri cari. Non li vedi più, non puoi neanche accarezzare una bara (…) Giorgio sapeva che era una cosa seria ma era rimasto sereno, non ci voleva spaventare (…) La mattina dopo mi ha mandato una foto del tè che gli avevano portato e il messaggio ‘oggi colazione a letto’. Questo per far capire che persona era mio marito. (Huffingtonpost.it)

Lo struggente messaggio della figlia

A questo papà che non ha potuto accarezzare nemmeno da morto ha dedicato uno struggente messaggio postato su Facebook la figlia.

L’ultima volta che ti ho visto è stato il 6 marzo. L’ultima volta che ti ho sentito è stato il 19 marzo, il giorno del tuo ricovero (bella festa del Papà, vero?). Da quel giorno anche se eri intubato e incosciente, ogni giorno ti ho mandato uno o più messaggi per incitarti a non mollare, a combattere sto cazzo di virus. Da stamattina mi rendo conto che quei messaggi non li leggerai mai. Ma sicuramente erano arrivati direttamente al tuo cuore perché, si sa, un rapporto padre-figlia non se ne andrà mai, soprattutto dopo aver condiviso tante cose, passioni, momenti. Addio papà, sono straorgogliosa di averti avuto come padre. Un giorno racconterò la tua storia. La storia di un eroe. La storia di un padre meraviglioso e un poliziotto esemplare. Dammi solo il tempo di ritornare lucida ed uscire da questo mare di lacrime e dolore. Ci vorrà un po’ ma ce la faremo. Stacci vicino papà, stacci vicino te ne prego. Mancherai come non so cosa. Sarai la stella più lucente lassù, insieme a nonno. Grazie a Giuseppe Conte per le belle parole verso mio padre, e per avermi chiamata stamattina facendomi le condoglianze personalmente! Lei sa cosa deve fare.

“Lei sa cosa deve fare”

Provando ad interpretare quest’ultimo appello ci viene da pensare alla richiesta di poter riavere quanto prima le ceneri del papà da piangere e tenere accanto a sé, di non essere dimenticati in senso materiale e morale, di poter vedere degnamente ricordato come merita il nome del genitore, di fare di tutto per proteggere nel miglior modo possibile i tanti poliziotti che quotidianamente si spendono per tutelare la vita e l’incolumità degli altri, e forse, come tanti figli di caduti in servizio delle forze di polizia hanno sentito nel loro cuore, di essere aiutata ad indossare ed onorare la stessa divisa a cui Giorgio ha dedicato tutta la sua esistenza. Chissà? Intanto affidiamo questa famiglia straziata dal dolore, oltre che alla affettuosa vicinanza di familiari, colleghi ed amici, alla protezione celeste di San Michele Arcangelo, che il 29/9/1949 Papa Pio XII ha proclamato patrono della Polizia di Stato e da allora veglia sulle donne e gli uomini in uniforme azzurra e blu, i nostri angeli custodi terreni anche in questa terribile epidemia.

 

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