Aleteia logoAleteia logoAleteia
giovedì 22 Febbraio |
Aleteia logo
Arte e Viaggi
separateurCreated with Sketch.

La canzone di Morat che mi ha ricordato che devo amarmi come mi ama Dio

Catholic Link - pubblicato il 04/04/20

di Sandra Estrada

Questa canzone, come altre di Morat, mi ha aiutato a ricordare alcuni messaggi dell’amore di Dio, cose che a volte fatichiamo a capire e a vivere perché la quotidianità ha la propria pena, perché perdiamo di vista chi siamo e quanto Dio ci ami.

Ho imparato ad abbracciare il periodo della Quaresima non come un’epoca in cui sono perfetta, al contrario. Sono un vaso d’argilla che il Signore modella costantemente, con tutta la sua storia di rotture, aridità e fragilità. Questa canzone mi ha aiutato a pensare al fatto che dobbiamo amarci, abbracciarci e aver fiducia in noi come fa Dio.

1. “Per cambiare oggi penso a me, anche se vorrei averti”

Questa versione di noi in cui vorremmo essere perfetti, senza cicatrici e fragilità è a volte molto più tormentata. Questo ideale che abbiamo circa chi dovremmo essere più che spingerci ad essere migliori ci fa pensare che siamo poca cosa.

Ci perdiamo in quello che vorremmo essere e non nella persona che siamo e con cui Dio non ha paura di lavorare e dialogare e che non teme di amare.

Quali ferite del mio passato che ho dovuto vivere e che ho deciso di affrontare in un certo modo mi danno la sensazione di non essere nelle mani e nei progetti di Dio?

2. “So che non voglio illudermi, perché so com’è la vita, ma non ho mai saputo come darti per persa”

Molto di quello che mi va male in questo periodo deriva dal fatto di non essere la persona perfetta che speravo di essere. Le ferite del nostro passato, i traumi che continuano a condizionare il nostro agire, le persone che non arriviamo ad amare…

Il risentimento, le nostre costanti lotte interiori… La mancanza di intelligenza emotiva, spirituale intellettuale, i “e se…”… Tutto questo ci consuma quando ci poniamo delle mete per essere migliori, come cerchiamo di fare durante la Quaresima.

Cosa mi fa male davvero, il proposito che non ho realizzato o la mia debolezza per il fatto di non poter essere ciò che voglio? Accetto le mie limitazioni con tenerezza o con disperazione?

3. “E allora innamorati di qualcun altro, sostituiscimi”

Ho ricordato come varie guide spirituali mi abbiano portato alla conclusione che cerco di essere perfetta, una persona che non si arrabbia, che non si deprime, che non ferisce, che non ha paura, che non sbaglia e che per questo sta soffrendo tanto, nascondendosi sempre dietro la colpa di quello che non riesce ad essere.

“Quella tu che vuoi essere non esiste, e per questo Dio non la ama. Ama te che invece esisti, come sei e con tutto quello che sei”.

Credo che Gesù ci chieda di “innamorarci” di noi stessi. Di accettarci per quello che siamo, perché vivere in guerra con noi stessi non ci ha portati da nessuna parte. Ci fa male evadere costantemente da tutto per paura di guardare le cose in faccia e che Dio si “spaventi”. Come capisco che Dio mi ama? Credo di non meritare il suo amore finché non divento una versione super-umana di me stessa?

Riflessione finale

Per concludere e continuare a riflettere, vorrei condividere un passo del Salmo 139. Dio sa tutto ciò che abbiamo vissuto, quello che ci ha modellati senza il nostro consenso, le paure e le ferite che ci rendono ciechi:

“Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito,
dove fuggirò dalla tua presenza?

Se salgo in cielo tu vi sei;
se scendo nel soggiorno dei morti,
eccoti là.

Se prendo le ali dell’alba
e vado ad abitare all’estremità del mare,
anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra.

Se dico: «Certo le tenebre mi nasconderanno
e la luce diventerà notte intorno a me»,
le tenebre stesse non possono nasconderti nulla
e la notte per te è chiara come il giorno;
le tenebre e la luce ti sono uguali.

Sei tu che hai formato le mie reni,
che mi hai intessuto nel seno di mia madre”.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

Tags:
amorecanzonedio
Top 10
See More