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Ai piedi della croce: toccare la morte ma intravedere già la gloria di Dio

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Percorriamo la nostra via dolorosa, proprio in questa condizione che ci è imposta. La resurrezione è già all’orizzonte.

Di Stefano Tenti

Anche questa settimana, proponiamo le meditazioni della via Crucis tenuta nella Casa di formazione in relazione al particolare momento storico che stiamo vivendo.

Prima stazione – inizio della passione

Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo. Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla. (Lc 22,1-6)

Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua. L’inizio della passione si svolge nella luce della Pasqua. Questa è la consolazione che permette di accostarci a questo mistero senza essere vinti dal male. Non possiamo seguire Gesù che entra nella sua agonia se non ci lasciamo attrarre da quella luce che già da ora emana dalla sua persona.

In questi giorni tanti di noi, direttamente e indirettamente, sono chiamati a percorrere il Calvario. Non abbiamo la certezza che ci sarà risparmiata la croce – anime particolarmente sfiorate da Dio potranno con timore addirittura accettare di accedervi volontariamente -, ma, già da ora, abbiamo la certezza che non esiste sepolcro che non può essere aperto, che in Lui tutte le cose rifioriranno.

Allora Satana entrò in Giuda… che era nel numero dei Dodici. Quasi non ci scandalizzano le trame degli scribi, dei farisei, dei sacerdoti. Essi sono rimasti sempre al di fuori dell’intimità di Gesù. Giuda invece è stato chiamato, eletto, scelto nella cerchia dei più vicini. Pertanto la sua esposizione a Satana ci scandalizza molto di più. Egli sa, più di altri, come e dove colpire. Aprendosi a Satana, Giuda non rompe solamente il legame con il Maestro, ma anche l’unità con tutti gli altri discepoli. Quando l’unità è ferita, Satana può sferrare i suoi attacchi con più facilità. Anche i discepoli infatti diventeranno preda della paura e scapperanno.

Mentre Giuda e i capi del popolo preparano la loro vendetta, Cristo invece predispone apertamente il suo dono più grande: l’eucarestia. Nel mare di malvagità, riaffiora la luce della Pasqua. Nulla può contrastare il piano di Dio e il dono di sé che ha deciso di realizzare. Ogni ostacolo che l’uomo frappone è per Dio occasione per rivelare un amore ancora più grande.

Seconda stazione – L’avvertimento di Pietro

«Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi». (Lc 22, 31-34)

Simone, Simone! …io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede. E tu, quando sarai tornato, conferma i tuoi fratelli. Dopo aver consumato l’ultima cena con gli apostoli, Gesù annuncia gli eventi terribili che dovrà vivere. La cattura, la tortura e l’uccisione del Maestro saranno una grande prova anche per i discepoli. Gesù allora prega per Pietro. Non chiede per lui innanzitutto il coraggio, ma la fede. Solo la fede gli permetterà di attraversare questi avvenimenti. Solo la fede infatti sa cogliere il silenzioso compiersi dell’opera di Dio anche dentro l’apparente disfatta.

Quale compito abbiamo in questo momento noi sacerdoti? Siamo chiamati a un’immedesimazione ancora più profonda con Cristo e con la sua preghiera. Non dobbiamo semplicemente infondere coraggio alle persone, ma pregare perché la loro fede non venga meno, perché rinasca, perché maturi; e così, una volta rinsaldate, possano diventare fonte di speranza per tutte le altre vite che incontreranno.

Signore, con te sono pronto ad andare …alla morte. Pietro vuole consolare Gesù. Egli non considera adeguatamente la propria debolezza, non riesce a comprendere la potenza della guerra che il nemico sta per scatenare. Non capisce che solo il Maestro può condurre questa battaglia. Pietro può solo seguire. Cristo deve prima dare la vita per Pietro, perché Pietro possa dare la vita per Cristo (cfr. Agostino, Commento al vangelo di Giovanni, 123, 4).

Terza stazione – Gesù sul monte degli Ulivi

Uscito, [Gesù] se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».(Lc 22,39-46)

In tante occasioni, Gesù si è ritirato da solo in luoghi appartati per pregare senza essere visto. Ma ora no. Egli desidera che coloro che ha scelto gli stiano vicini e possano partecipare al suo mistero: il suo colloquio con il Padre. Li porta con sé e si allontana da loro appena un tiro di sasso, un poco, cosicché i discepoli possano sentire le sue parole, vedere il suo volto, partecipare ai suoi sentimenti.

Invece i discepoli non riescono a rimanere svegli. Volevano partecipare al calice del Maestro, volevano dare la vita per lui, ma non riescono nemmeno a tenere gli occhi aperti. I loro cuori non resistono. La potenza del male li annienta. Il torpore dei discepoli è come quello di Abramo quando Dio stipula con lui l’Alleanza: Abramo si addormenta e colui che si fa carico del patto è Dio stesso (cfr. Gen 15,1-21).

Tutto ciò che stiamo vedendo capitare in questi giorni può generare una profonda angoscia, un drammatico senso di impotenza. Non dobbiamo mai dimenticare che è Cristo stesso a farsi carico di portare a termine la sua Alleanza con l’uomo, di far sì che nemmeno un capello del nostro capo vada perduto, ma sia custodito nell’eternità.

I discepoli si sono addormentati, si sono dimostrati deboli, non in grado di obbedire nemmeno alle indicazioni più semplici di Gesù. Eppure il Maestro li riassocia nuovamente al suo cammino: Alzatevi e pregate per non cadere in tentazione. Lo sfinimento e lo sconforto, i tanti tradimenti in cui continuamente cadiamo possono diventare preghiera, supplica a Cristo e al Padre, che subito ci rialzerà e ci rimetterà alla sua sequela.

Quarta stazione – Il tradimento di Pietro

Dopo aver preso [Gesù], lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente. (Lc 22, 54-62)

Pietro seguiva Gesù da lontano. La vicinanza di Pietro al Maestro è stata ferita. Nella sua sequela a Cristo si è frapposto qualcosa: la presunzione di credere di essere lui stesso a poter dare la vita per Cristo, a precedere Dio, lui che invece era stato chiamato a seguirlo. Ogni impercettibile falla, ogni segreta riserva nella disponibilità fra noi e Dio è una fessura in cui Satana s’insinua e da cui muove la sua battaglia per strapparci dal Padre.

Così Pietro arriva a rinnegare Gesù tre volte, in un crescendo sconcertante: prima il Maestro, poi i discepoli e infine se stesso. Non è stato semplicemente un momento di disorientamento o paura di fronte a un attacco che lo ha colto impreparato. L’evangelista nota infatti che prima dell’ultima accusa passa un’ora. Pietro ha avuto pertanto il tempo per riflettere, per riordinare le sue azioni e cercare di redimersi. Eppure nega nuovamente.

Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro. Appena Pietro tradisce per la terza volta, il Signore si volta. È il Signore che si muove e cerca Pietro, lo raggiunge in quella lontananza incolmabile in cui era precipitato. Solo il Signore può entrare nell’inferno del nostro rinnegamento e riafferrarci con il suo sguardo.

E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto. Basta uno sguardo di Cristo e il ricordo si riempie di lui, l’abisso del tradimento è ricolmato della Sua misericordia. Pietro non è riuscito a sopportare quello sguardo che gli rivelava al tempo stesso la gravità del suo peccato e la vastità sconfinata dell’amore che si stava offrendo per lui. Così si è dovuto allontanare da quella terribile santità, come il primo giorno sulla barca dopo la pesca miracolosa: Allontanati da me che sono un peccatore(Lc 5,8). Tuttavia, se anche è fuggito dallo sguardo del Signore, ne è rimasto inguaribilmente ferito. Pertanto tornerà. Le sue lacrime di pentimento lo spingeranno di nuovo a mettersi a nudo sotto gli occhi di Gesù, a mendicare il suo perdono e, ora sì, a dare la sua vita per Lui: Signore, lo sai che ti amo. Pasci le mie pecore (cfr. Gv 21, 17).

 

Quinta stazione – Gesù è crocifisso

Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Poi divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Era circa l’ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all’ora nona; il sole si oscurò. La cortina del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito». Detto questo, spirò.

47 Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Dio dicendo: «Veramente, quest’uomo era giusto». 48 E tutta la folla che assisteva a questo spettacolo, vedute le cose che erano accadute, se ne tornava battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea stavano a guardare queste cose da lontano. (Lc 23, 33-34; 44-49)

La vita del Figlio è stata tutta rivolta al Padre. Non sapete che sono venuto ad occuparmi delle cose del Padre mio? (Lc 2,49) sono state le prime parole pronunciate da Gesù ancora bambino. Anche adesso, negli ultimi istanti, le sue parole sono per il Padre: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito. Gesù si abbandona alle braccia del Padre con la confidenza del figlio. San Luca non accenna al grido di abbandono di Gesù sulla croce. Nelle parole di Gesù c’è solo una preghiera fiduciosa, sicura del compimento. Gesù sa che tutto gli è stato dato dal Padre e ora tutto desidera riconsegnarGli. Anche la sua stessa vita. Nella certezza che il Padre gliela ridonerà liberata e trasfigurata. Persino nella morte, Gesù sperimenta la vicinanza del Padre.

Con la sua preghiera sulla croce, Gesù ci ha rivelato che anche quando Dio sembra sconfitto e assente, egli è invece vicino, ascolta le nostre suppliche e compie il suo disegno di salvezza. La vita non è nelle nostre mani, siamo suoi. Nell’affidamento a lui, possiamo trovare la vera pace. Nell’affidamento a lui, possiamo stare ai piedi della croce, toccare la morte e, al contempo, scorgere l’inizio della gloria di Dio, come è capitato al centurione: Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Dio dicendo: «Veramente, quest’uomo era giusto».

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG SAN CARLO

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