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“Cristo” di oggi: 4 storie di dedizione fino alla morte

MARTYRS

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Luisa Restrepo - pubblicato il 01/04/20

Álvaro Iglesias, Anas al Basha, Maximiliano Kolbe, Ignacio Echeverría: esistono ancora persone “normali” che danno tutto

L’amore è sempre una scelta. Una scelta che coinvolge tutta la nostra vita. Nell’enciclica Deus Caritas Est, Papa Benedetto XVI segnala:

“Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più solo un «comandamento », ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro”.

L’amore è anche una risposta all’amore di Dio che sperimentiamo nella nostra vita. Non amiamo in base alle nostre forze umane; amiamo perché l’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori.

“Amore” è la parola che definisce la nostra fede. Ce lo dice anche Papa Francesco: “Quanto ami, tu? E ognuno si dà la risposta. Com’è la tua fede? La mia fede è come io amo. E la fede è l’anima dell’amore”.

Il servizio e l’amore nei confronti dell’altro aprono i miei occhi a quello che Dio fa per me, a quanto mi ama.

Andando un po’ oltre, se vogliamo toccare quello che è davvero l’amore, non possiamo fare altro che guardare la Croce. È a partire da questa che si definisce quello che è l’amore.

Scrive Martín Descalzo:

“Non ho mai creduto che Gesù sia morto definitivamente duemila anni fa. Non ho mai accettato che la sua morte rimanesse circoscritta a un angolo della storia, inchiodata – come una farfalla essiccata – a una data di un mese di un anno lontanissimo. I teologi dicono che Egli continua a morire non solo per noi, ma in noi, incaricati – secondo le parole paoline – di concludere nella nostra carne quello che manca alla Passione di Cristo”.

Per questo, pensando a ciò che ci dice Descalzo, vi presento quattro storie in cui altrettanti uomini coraggiosi hanno completato nella propria carne quello che manca alla Passione di Gesù.

Il giovane morto per salvare tre sconosciuti

ALVARO IGLESIAS
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Nel 1982, il giovane Álvaro Iglesias, di 20 anni, stava attraversando in moto la rotonda di Bilbao a Madrid. Il motore si è fermato, e lui e il suo amico Fernando Arribas non sono riusciti a rimetterlo in moto. Hanno quindi deciso di andare a prendersi una birra finché qualcuno non li avesse aiutati.

A un certo punto, però, hanno iniziato a uscire delle fiamme da un edificio al numero 7 di calle de Carranza, attirando la loro attenzione.

Álvaro, senza pensarci due volte, è entrato nel palazzo, salvando una persona anziana che era rimasta intrappolata, e poi altre due. Quando ci ha provato per la quarta volta non è uscito più dal palazzo.

Quell’anno Martín Descalzo ha dedicato al giovane alcune parole:

“Per questo quest’anno per me sarà sempre quello in cui Cristo è morto tra le fiamme attraverso la carne di questo ragazzo che si chiama (non voglio dire che si chiamava) Álvaro Iglesias, che martedì ha dato la vita a Madrid per salvare tre sconosciuti. (…) Mi colpisce il fatto di pensare che nella morte di questo ragazzo ci sia stato il riflesso delle tre grandi caratteristiche della morte di Cristo: libertà, gratuità, salvezza. La libertà di chi assume un rischio senza che nessuno lo obblighi o lo spinga a farlo. La gratuità di chi lo fa non per salvare amici o conoscenti, ma perfetti sconosciuti. La salvezza di chi accoglie la morte nello stesso momento in cui tre persone sono sfuggite alle fiamme grazie a lui”.

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