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E se la soluzione economica ce la desse la Bibbia?

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Il Cardinal Tagle mentre celebrava in streaming una messa da Roma ha proposto un “giubileo” del Covid 19. Che intendeva?

L’attuale crisi provocata dal Coronavirus Covid-19 ha messo in luce tanto le mancanze dei governi e del mercato, quanto le priorità per una società prospera: sanità, libertà di movimento, l’importanza degli affetti, la lotta alla povertà alimentare, la dignità della persona. Laddove le società più colpite chiedono aiuto a quelle più forti e talvolta si sentono rispondere con un “no” o un “ni” o “si ma”, cresce la disperazione, il senso di frustrazione, la sensazione di essere da soli a combattere e non una grande famiglia umana. Deve essere per queste considerazioni che il Cardinal Luis Tagle durante una messa in streaming da Roma ha proposto un “giubileo” straordinario. A riportarlo con un tweet è Cindy Wooden di Catholic News Service

“Giubileo — La remissione dei debiti privati e pubblici e il reindirizzamento delle spese militari «Non abbiamo abbastanza mascherine ma abbiamo fin troppi proiettili»… niente ventilatori, ma molti aerei da combattimento”

Quello “proposto” dal cardinale filippino è un ritorno all’uso biblico della celebrazione. Nella Bibbia il “giubileo” non aveva un significato (solo) spirituale, ma sociale, economico: a chi aveva un debito, veniva condonato, chi era schiavo veniva liberato, perfino la terra per un anno non veniva lavorata perché riposasse. Nel Levitico si dice infatti:

« Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo; esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest’anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo» (Lev 25, 10-13)

Per l’antico Israele, questa era una possibilità di riscatto, un anno di grazia spirituale e di pace col Signore e col prossimo, tutto doveva avere il proprio “Shabbat”, cioè il Sabato, il giorno del Signore, perfino la terra che non andava seminata. Al di là naturalmente delle interpretazioni della Torah sul funzionamento dell'”anno sabbatico” o di questo giubileo e senza voler forzare lo spunto del Cardinale, verrebbe da riflettere sull’opportunità di un “condono” e di una restituzione, specialmente ai poveri (paesi o persone) in un’ottica di giustizia e un riorientamento delle priorità del mondo dalle spese per le armi a quelle verso la sanità e la ricerca scientifica al fine di un avanzamento unitario delle condizioni dell’umanità.

Secondo molti economisti il “dopo” comporterà una riduzione della ricchezza per tutti, ma di sicuro non per tutti nello stesso modo e molti potrebbero anche approfittare della debolezza di alcuni per arricchirsi ulteriormente, ecco allora che forse è il momento di ripensare tutti insieme le priorità delle nostre società e anche quelle delle nostre vite. Il senso del giubileo biblico era anche quello di ricordare al popolo di Israele (e quindi anche a noi) che il Signore è il padrone della terra e di tutto il Creato, «Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini» (Lev 25, 23). Giusto per sedare i nostri desideri di onnipotenza…

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