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Il memento mori nell’arte: teschi, scheletri e frutta putrefatta per ricordarci la vanità della vita

STILL LIFE WITH SKULL
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Nei secoli scorsi la mortalità era un pensiero costante, ma questi utili promemoria dell’inevitabilità della morte restano un tema artistico popolare anche oggi

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Con l’avvicinarsi della Quaresima, i pensieri cattolici si volgeranno alla morte – e alla resurrezione. In passato erano pensieri costanti, e la loro espressione più comune era il memento mori, ovvero “ricorda che morirai”. Anche se la vita medievale era più breve e più piena di eventi inaspettati, il memento mori ha “decollato” davvero nel Rinascimento, quando l’idea di salvezza personale è diventata più diffusa. Prima di allora c’era un approccio più collettivo, con un grande immaginario relativo al Giorno del Giudizio.

Teschi e scheletri

Le tipologie del memento mori sono sorprendenti. La più popolare è un teschio o uno scheletro completo, sotto forma di dipinti, sculture, repliche con dimensioni superiori al normale o veri resti umani da mostrare.

Parte del potere delle reliquie è il fatto che sono più di un semplice promemoria della vita di una persona santa, rappresentandone anche l’essenza fisica. Nel corso dei secoli, la maggior parte dei fedeli ha optato per memento mori più comodi. Era meglio avere oggetti che potessero essere portati in giro senza attirare troppo l’attenzione e l’avidità come avrebbero invece fatto le reliquie dei santi.

Il cristianesimo non è l’unica fede ad abbracciare il memento mori

Il memento mori è diventato un elemento tipicamente cristiano, anche se altre fedi hanno condiviso questo concetto. Ne sono interessate anche alcune forme di buddismo, soprattutto in Tibet, ed è diventato popolare anche in Giappone, dove sono emerse le immagini più ironicamente cupe. Il divertimento che gli intagliatori dovevano provare nel rappresentare i teschi in particolare suggerisce un approccio a cuor leggero alla morte meno comune nel cristianesimo.

Il memento mori cristiano forse più allegro e più commercializzato è rappresentato dai prodotti per la festa dei defunti in Messico. Persone mascherate e scheletri colorati si sono diffusi in tutto il mondo, e oggi si possono trovare anche nel gift shop del British Museum, dove li ho visti venduti come decorazioni natalizie.

I memento mori più scioccanti sono quelli del Rinascimento

Durante il Rinascimento il memento mori era una questione più seria. I pittori lo includevano nei dipinti sulla Vanitas, per mostrare la vanità della vita umana.

Erano promemoria solenni. Le pareti delle sale da pranzo delle famiglie benestanti erano ornate con immagini di frutta imputridita e insetti, o con teschi disposti ad arte accanto a splendidi fiori. Per chi decideva di non vedere il significato più sottile c’era di tutto, dalle sculture a dimensioni reali di corpi umani in decomposizione a grani del rosario con volti umani felici da un lato e un teschio dall’altro.

Il teschio è stato sempre uno dei motivi chiave. Oltre ad essere un promemoria in sé, era sempre il legame con la crocifissione di Cristo. Il Calvario, essendo il “Luogo del Cranio”, era pieno di resti umani. Spesso veniva rappresentato il teschio di Adamo.

Anche i memento mori cristiani che potrebbero sembrare un po’ frivoli, come l’orologio della regina di Scozia Maria, nascosto in un teschio d’argento, parlavano del passare del tempo e del nostro destino finale. La fine della regina arrivò presto, quando morì decapitata. La maggior parte della sua corte era composta da protestanti, e il memento mori era uno dei pochi punti d’incontro tra cristiani con diversi punti di vista. Perfino i puritani che salparono per l’America non eranno ostili alla rappresentazione dell’inevitabilità della morte, nonostante disapprovassero le immagini in generale.

Il memento mori oggi

L’ammirazione nei confronti del memento mori è proseguita anche nell’era moderna. Il teschio rimane il motivo preferito. Il devoto cattolico Andy Warhol custodiva un teschio antico dopo un’esperienza di pre-morte. Lo usò come modello per molte stampe e vari dipinti, insieme a esortazioni come “Il paradiso e l’inferno sono alla distanza di un respiro”. Più di recente, il suo erede Damien Hirst ha creato un teschio tempestato di diamanti che per un po’ è stato l’opera d’arte più cara al mondo. Hirst ha una casa in Messico, cosa insolita per un artista britannico, ed è stato allevato nel cattolicesimo.

Ora che il cinema coreano ha spopolato agli Oscar, potrebbe valere la pena di ricordare che c’è un film coreano uscito una ventina d’anni fa intitolato proprio Memento Mori. Non ha riscosso un enorme successo e in realtà non riguarda il memento mori, ma almeno l’espressione resiste.

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