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Il rosario di una famiglia missionaria in Africa, tra distrazioni e fedeltà: tutto concorre al bene

FAMILY
Aquarius Studio | Shutterstock
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La Vergine guarderà di sicuro con tenerezza anche le piccole distrazioni, le dispute sul numero di Ave Maria già recitate e i piccoli strafalcioni nel ripetere il Padre Nostro.

Pregare in famiglia.
Condividere con i figli che Dio ci ha affidato, quello che più ci consente di parlare con Lui.
Insegnare ai figli, come Gesù insegnava ai discepoli. Quei discepoli che, proprio nel momento più decisivo, scompostamente dormivano.
Non importa.
Gesù, pregando il Padre, si offre per tutti noi. Prega per noi e con noi.
Una vera Quaresima, in quarantena, per imparare da Lui a pregare in questo Getsemani.

Testimonianza di Filippo Nuzzolese

Tutto concorre al bene

Siamo una famiglia in missione in Guinea Equatoriale, centro Africa occidentale. Missio ad gentes di Malabo, la capitale. Qui il coronavirus ancora non ha raggiunto i livelli di Italia, Spagna ed altri paesi europei, e speriamo non lo faccia mai. Nel momento in cui scrivo sono ufficialmente nove le persone infette, tutte arrivate dall’Europa e tutti asintomatici. Il governo locale ha predisposto misure di prevenzione e dunque anche noi da poco più di 1 settimana siamo chiusi in casa, con il pensiero all’Italia, ai nostri cari ed alla nostra comunità. La speranza è quella di poter ritornare in estate e riabbracciare tutti.

Una delle buone cose che stanno accadendo in questo strano tempo di “Quaresima in quarantena” è che i nostri 3 figli (7, 5 e 3 anni), ascoltandoci pregare il Rosario ogni sera prima di mandarli a letto ci hanno chiesto di farlo insieme a noi. La prima sera ho detto di sì convinto che si trattasse di una scusa per restare svegli più a lungo ma che si sarebbero annoiati e avrebbero desistito presto…invece sono arrivati fino alla fine e sono stati pure abbastanza disciplinati!

Allora la sera successiva ho pensato di dare loro in mano i rosari che Padre Modesto (il presbítero della nostra missio ad gentes) portò a tutti da Israele ed insegnare loro come “sgranare”. Inoltre ho assegnato una decina ciascuno ai più grandicelli ed abbiamo iniziato. Ovviamente non vi immaginate scenari di compostezza esemplare…ma che ve lo dico a fare, chi ci conosce già lo sa.

È un cinema! Penso che pure la Vergine Maria non possa fare a meno di sorridere teneramente guardando alcune scene (è un trucco! Attiriamo la sua attenzione cosicché debba per forza ascoltarci!). C’è Giovanni Maria che, mezzo sdraiato sul divano perché “così mi concentro meglio”, arrivato il turno della sua decina mi fa “papà leggi l’antifona!” (“quelle sono le Lodi! Qui ci sono i misteri, non le antifone!”), Natanaele che “PadrenostrocheseineicielisiaSANFITICATOiltuonome” e Carmen che, distratta, durante il secondo mistero dimentica sulle mie gambe la sua coroncina per poi rinsavire al quinto interrompendo tutti e gridando “dov’è il mio l’angelus??? Non trovo il l’angelus!” (“si chiama Rosario, Carmen, Rosario!”).

Per non parlare delle varie interruzioni dovute alle dispute sul numero esatto di Ave Maria già recitate! (“ma siamo alla terza o alla quarta? Papà ho perso il conto! Ne manca una o devo dire il Gloria?). Eh vabbè, il Signore lo sa, egli guarda le intenzioni del cuore...non è Lui quello che si arrabbia inutilmente perché vorrebbe che fosse sempre tutto perfetto (ma chi sarà mai costui?). D’altronde è Lui che ci ha scelti e chiamati, e noi siamo la conferma che Dio elegge i più improbabili perché appaia chiaro che il merito delle poche cose buone che escono da noi è esclusivamente Suo. Nel nostro caso è proprio evidente, non c’è il minimo dubbio.

E, comunque sia, oggi è stato il quarto giorno consecutivo, ed a me pare già un miracolo. Me la godo finché dura, questa piccola chiesa domestica che più domestica non si può, in questi tempi di Coronavirus. È la mia, quella che Dio ha pensato per me, per la mia salvezza. Ed io lo benedico perché mi sta dando la possibilità di riscoprirla come dono, viverla pienamente, amarla anche nei suoi limiti e difetti, e soprattutto non darla per scontata: non sarò qui per sempre; loro non saranno qui per sempre. La nostra casa è il Cielo, laddove molti ci stanno precedendo in questi giorni. Chissà che la sgangherata preghiera di questa povera famiglia non possa stimolare le viscere di misericordia di Dio Padre e spalancare loro le porte del Paradiso.

Filippo.

QUI IL LINK AL POST ORIGINALE PUBBLICATO DA DON ANTONELLO IAPICCA SULLA PAGINA TUTTO CONCORRE AL BENE

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