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Stile di vita
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Mostra chi sei con le tue scelte e le tue azioni

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Luisa Restrepo - pubblicato il 25/03/20

La tentazione di scegliere cammini facili che ci allontanano dalla nostra essenza è ovunque, la vita è una prova

Conoscere se stessi è un compito esigente. Il cuore dell’uomo è un abisso, e riusciamo a malapena a comprendere completamente chi siamo.

A volte, però, basta guardare quello che facciamo: le nostre scelte, i nostri comportamenti e le nostre reazioni parlano per noi.

La vita è quella prova in cui siamo continuamente chiamati ad affrontare la verifica di quello che siamo e di ciò che siamo diventati, come un alunno che viene valutato periodicamente non solo per ottenere un voto, ma perché lo aiuta a capire dove è arrivato.

Le prove quotidiane

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Africa Studio | Shutterstock

La vita è continuamente il luogo della prova, in cui esce fuori chi siamo, in cui dobbiamo affrontare decisioni che esprimono la nostra essenza.

La tentazione di prendere altre strade riguarda la nostra vita quotidiana. La nostra realtà di tutti i giorni è composta da desideri e necessità, da pensieri e relazioni, ed è in tutto questo che il Nemico può essere all’opera.

La tentazione è radicata nella nostra dinamica umana, approfitta di quello che siamo. È una realtà spirituale perché influisce sulla nostra relazione con Dio, ma ha inevitabilmente ripercussioni anche sulla nostra umanità, sul nostro rapporto con noi stessi e con gli altri.

Allontanarsi

Proprio per questo, prima di agire sarebbe bene allontanarsi, prendere le distanze, guardare quello che abbiamo davanti a noi, interrompere la sequenza di azioni per riflettere e decidere.

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Kruraphoto - Shutterstock

Il tempo di Gesù nel deserto, il tempo di Quaresima, è di fatto un tempo di digiuno, non solo corporeo, ma interiore.

Mi soffermo, mi allontano dal cibo di fronte a me, dalle mie necessità e dai desideri di base, e mi prendo il tempo per comprendere ciò che voglio mangiare davvero.

Tra le tante emozioni quotidiane, è difficile riconoscere davvero dove trovo il gusto e dove mi sto avvelenando, perché tutto è mescolato.

Per questo, Gesù viene spinto dallo Spirito nel deserto per allontanarsi da tutto questo. Dalle aspettative che in quel momento venivano poste su di Lui, dai giudizi e dalla quotidianità.

Dopo il Battesimo, ovvero dopo l’accettazione dell’invito del Padre a iniziare la sua missione, Gesù deve scegliere che tipo di Salvatore vuole essere.

Il deserto, e i quaranta giorni che vi passa, gli fanno vedere che vuole essere un uomo vicino al suo popolo al punto da rivivere l’esperienza per comprenderla meglio, che vuole passare (come il popolo di Israele) per il deserto della prova, della tentazione e della fragilità.

I deserti della nostra vita, in particolare quello della Quaresima, sono momenti che ci vengono regalati per liberarci dalla quotidianità, dai giudizi, dalle aspettative, dalle paure che ci paralizzano, e permettere che Dio ci mostri il cammino per scegliere quello che siamo davvero.

Volgere lo sguardo agli altri

Gesù ci mostra com’è possibile affrontare le prove: pensando agli altri piuttosto che a noi stessi.

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Liderina | Shutterstock

Il Nemico gli suggerisce di pensare prima alla sua fame: ne ha il diritto, nessuno lo vede, può fare ciò che vuole. È più facile pensare prima a noi stessi, fare ciò che ci piace, come se questo fosse un segno di maturità e autonomia.

Gesù reagisce rifiutando la logica del privilegio: mangerà con gli altri, mangerà se anche gli altri potranno mangiare.

Servire Dio

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La seconda tentazione si riferisce alla relazione con Dio, ma più in generale al modo di vivere le relazioni.

Di fatto, quando ci sentiamo sicuri di una relazione tendiamo ad approfittarne, mettendo alla prova l’altro, tirando la corda quasi per misurare fino a dove arriva il suo amore.

È la dinamica del bambino, che fa i capricci per capire dove può arrivare con le sue bizze.

Il tentatore suggerisce a Gesù di usare Dio anziché servirlo, come spesso usiamo gli altri anziché servirli con amore.

Quando nel rapporto con Dio (quasi sotto l’apparenza di una vita spirituale profonda) lo mettiamo alla prova, reclamiamo e lo sfidiamo, abbiamo già ceduto alla tentazione.

Il fine e i mezzi

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La terza tentazione è la più sottile, perché propone un fine positivo che si otterrà attraverso una logica sbagliata: il nemico presenta i regni della Terra a Gesù e gli propone di salvarli alleandosi con il male.

È una tentazione ricorrente sia nei piccoli che nei grandi eventi della vita.

Si tratta di giustificare un fine positivo passando per un compromesso con il male: è la raccomandazione che cerchiamo per raggiungere un obiettivo, è la corruzione per ottenere un contratto, è il compromesso sbagliato per l’approvazione di qualcosa che ci interessa e ci è di beneficio.

Gesù rifiuta la strada facile della tentazione e sceglie di salvare il mondo attraverso una logica diversa: la logica della croce, la logica della sofferenza e della rinuncia, la logica dell’umiliazione e del sacrificio. La logica di un essere umano che si mette davanti a se stesso e decide di essere chi è chiamato ad essere.

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