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Come gestire la vita confinati in casa? I religiosi contemplativi hanno qualche consiglio da offrire

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Roman Zaiets | Shutterstock

John Burger - pubblicato il 25/03/20

La religiosa ha anche incoraggiato le famiglie a recitare il Rosario, “soprattutto ora che stiamo vivendo una crisi difficile”.

“Tante cose nella storia della Chiesa sono state conquistate o curate dalla recita del Rosario”, ha affermato citando pesti, guerre e invasioni.

“Trovate un momento per riunirvi in famiglia”, ha consigliato. “Forse è qualcosa di nuovo che non abbiamo ancora fatto, e allora bisogna esercitarsi”.

La religiosa afferma che per vincere l’ansia bisogna usare i cinque sensi: “è molto positivo provare, annusare, ascoltare, vedere e toccare. Qualsiasi tipo di lavoro pratico può servire”.

Cucinare in famiglia è un’altra alternativa, soprattutto ora che molti ristoranti sono chiusi, e può anche essere un modo per esercitare i sensi, per “provare di nuovo davvero il cibo”.

Suor Mary Grace, delle Carmelitane di Nostra Signora della Grazia di Christoval (Texas, Stati Uniti), ha detto che lei e le consorelle stanno ripianificando quello che dovranno fare, e questo può funzionare anche per le famiglie. Magari dopo una giornata di lavoro o di studio in casa un membro diverso della famiglia può pianificare qualcosa di divertente da fare ogni sera.




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“Assistere a un bel film, come ‘Gesù di Nazareth’, può essere bello, soprattutto in questo periodo” della Quaresima, ha suggerito.

A chi si chiede cosa fare tutto il giorno per settimane intere senza uscire, fr. Aleydis Johnson, del monastero cistercense di Nostra Signora a Prairie du Sac (Wisconsin, Stati Uniti), afferma che i genitori possono avere la tentazione di tenere i bambini costantemente occupati per evitare litigi, “ma magri quel conflitto ci dice qualcosa su noi stessi e sulla nostra famiglia che non vogliamo sapere”.

“La vita monastica, con enfasi sulla separazione dal mondo, sul silenzio, sulla quiete e la semplicità, ci mette ripetutamente di fronte ai nostri peccati, ai difetti e alle ferite, e a quelli degli altri con cui viviamo per tutta la giornata, tutti i giorni”.

“Penso che i membri della famiglia, soprattutto i genitori, possano sperimentare la tentazione di impedire i conflitti con un turbinio di attività, ma i conflitti, interni ed esterni, sono portatori di messaggi che si ignorano o si mettono a tacere con grande nocumento per se stessi e per la propria famiglia. Uno dei messaggi del conflitto è ‘Non sai amare. L’amore è difficile e tu sei debole. Sei povero in quello che conta di più’”.

Questo messaggio può essere “purificatore e incoraggiante”, ha detto fr. Aleydis, “perché Cristo è venuto a restaurare e a trasformare i malati, i ciechi, i poveri, quelli che non riescono ad accettare, quelli che non possono salvare se stessi o chiunque altro. Il conflitto offre un’opportunità inestimabile di imparare, curare, amare. Quando rifuggiamo il conflitto, fuggiamo dalla nostra povertà e dalla possibilità di essere ricchi in Cristo”.

“E allora, anziché concentrare i propri sforzi sul tenerli a distanza attraverso una serie di attività, suggeriamo di dedicare la propria attenzione e la propria disponibilità gli uni agli altri, semplicemente di stare insieme, senza liste di cose da fare, conoscendosi come persone che possono essere riempite dalla pienezza di Dio”.

Oltre a questo, suor Sophie Marie consiglia di trovare un “equilibrio tra i momenti di unione e quelli di solitudine”.

“Dobbiamo fare attenzione a non passare insieme 24 ore su 24, 7 giorni a settimana. Bisogna sapere come trovare un po’ di spazio per respirare”, che è “una necessità umana di base”.

“Da questa situazione possono derivare molti aspetti positivi”, ha indicato. “Le persone sono troppo occupate per andare a Messa. Vanno fuori a mangiare insieme e restano a guardare il cellulare. Se tutto questo ci renderà meno occupati, nel progetto più ampio, ci farà rallentare e ci aiuterà a vedere ciò che è essenziale, Dio può permettere che questo tipo di situazioni ci attiri di più a Lui”.

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