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Quattro virtù per gli uomini in quarantena

Shutterstock-Geinz Angelina
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Il tempo dell’isolamento è un momento privilegiato dei padri di famiglia coi loro figli… e coi loro vicini. Un’opportunità per rientrassi sulla loro vocazione personale e sulle relazioni con gli altri. Quattro virtù possono essere loro di guida per queste lunghe giornate a venire.

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Sotto lo sguardo del buon san Giuseppe, questo inusitato periodo è un’occasione per tutti gli uomini di assumere un momento forte di decelerazione, imposto dagli eventi. La Quaresima è un tempo di purificazione e di esodo… non pensavamo fino a questo punto! Come dicono gli allenatori: quando il gioco si fa vorticoso, è il momento per il ritorno ai fondamentali. Possiamo dare più spessore al tempo e allo spazio, e questo passa per maggiori interiorità e densità nelle nostre relazioni con gli altri.

È quindi questa l’occasione buona per fare una condivisione con fratelli nella fede che immagino scombussolati quanto me. Contaminati o no, tutti mostrano i medesimi sintomi: formicolii alle gambe e nelle dita davanti a ogni sorta di schermi, voglia di grandi spazi, di cinema, di partite, di birra e di fraternità. E voglia anche di ferventi assemblee di preghiera, gremite di uomini che lodano il Signore gomito a gomito e che gli offrono mediante l’intercessione del buon San Giuseppe i nostri timori e le nostre speranze. L’agenda è tutt’altra, e quel che ci viene piuttosto dato è un tempo di meditazione, per vivere e scoprire quattro virtù che possono ispirare le nostre lunghe giornate nelle settimane a venire.

1
La carità

Cristo è presente nei più poveri, e i più poveri sono i nostri signori, diceva san Vincenzo de’ Paoli. Proteggerci come se fossimo contaminati è un’occasione per decentrarci da noi stessi, prendendoci cura delle persone più vulnerabili attorno a noi: le nostre famiglie, il nostro vicinato, chiamando o aiutando le persone nel bisogno. I prossimi sono anche i figli adolescenti, che finalmente ci daremo il tempo di frequentare, comprendere, amare e benedire. Perché come insegnava il filosofo contadino Gustave Thibon: «A forza di essere vicini a quelli che sono lontani si diventa lontani a quelli che sono vicini».

Concretamente, mi prendo cura della mia famiglia ma – al di là di ciò – se conosco cinque persone vulnerabili (isolate o anziane) nella mia parrocchia, nel mio immobile, a lavoro, m’impegno a chiamarle tutti i giorni per farmi sentire. Si parlerà di tutto e di niente, e oserò dire loro con semplicità che prego per loro. Mantengo i contatti e chiedo notizie in modo gratuito e disinteressato. Se me la sento, dico loro che essendo cattolico le includo nelle mie preghiere (sia detto senza prendersi troppo sul serio) nelle mie piccole devozioni. Do testimonianza della nostra speranza perché la Chiesa ne ha viste ben altre.

2
L’unità

Tutte le nostre interazioni umane potranno cercare di essere meglio guidate da una ricerca di comunione e di pace e non (come avviene sovente) di predazione o di strumentalizzazione – motivata dall’egoismo, dalla paura o dal panico. Nella quarantena si generano tensioni, esasperazioni… Cerchiamo di essere artigiani di pace. Come padri, cerchiamo di essere delle rocce solide e dei servitori, portando serenità a chi ci sta intorno. Evitiamo di essere sovrainformati, se questo ci agita o ci induce al complottismo (fonti d’ansia e di acredine).

3
La fraternità

La fraternità si manifesta mediante i vincoli spirituali della preghiera, mediante gli appelli ma anche tramite quei vincoli virtuali resi possibili dai social network. Siamo attivi sui gruppi WhatsApp, ma con moderazione. Usiamo dello humour, un condensato di umiltà e d’amore, che permette di distanziarci con tenerezza dagli eventi.

In ultimo, restiamo legati ai nostri preti e mostriamo loro il nostro affetto. In ragione della sospensione delle cerimonie, la fecondità sacramentale della loro consacrazione al Signore – specialmente nell’offerta dell’Eucaristia in nome dell’intero popolo – assume una nuova sfumatura. Scopriamo con forza la potenza della comunione spirituale, che c’illumina sulla nostra vita di fede e su quanto spesso siamo stati solo dei consumatori di sacramenti tiepidi e abitudinari.

4
Il patriottismo

Il nostro Paese sta soffrendo e la conta dei morti, particolarmente grave, si fa più dolorosa giorno dopo giorno, soprattutto per l’insorgere di dilemmi etici simili a quelli che la medicina riscontra in tempi di guerra. Preghiamo perché sorgano generazioni di santi e intervengano belle conversioni nei cuori. Il cattolico può essere un ammortizzatore della crisi, l’uomo verso cui ci si rivolge, che rassicura, che consola, che attira a Gesù. Già numerosi cristiani sono attivi sul fronte della solidarietà, mediante una carità inventiva e concreta. Durante la Grande Guerra, l’esemplarità e la devozione dei cappellani militari ha condotto, alla fine del conflitto, all’accrescimento della forza attrattiva del cattolicesimo in ragione della testimonianza vivente di tante vite spese e donate.

Evidentemente, la preghiera dev’essere il nostro respiro: essa è – diceva Gandhi – «la chiave del mattino e la serratura della sera». Questa crisi è un’opportunità missionaria per radicarci nella fede, decentrarci e rivolgerci verso il nostro prossimo: nella forza, nella delicatezza e nella gioia. Già così è una lotta: si dovrà condurla col Signore e mediante la Sua grazia. La Provvidenza ci porta così nel cuore delle nostre missioni di discepoli missionari, protesi alla gioia di Pasqua. E avanti!

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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