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Emily Dickinson, la poetessa che si pose in isolamento volontario

EMILY DICKINSON

Public domain

Sandra Ferrer - pubblicato il 23/03/20

Il mondo affronta una pandemia senza precedenti che costringe milioni di persone a casa, una situazione che alcuni, come la famosa poetessa statunitense, hanno scelto di adottare volontariamente per anni

Fino alla sua morte, il nome di Emily Dickinson era noto solo ai suoi familiari e agli amici più stretti. Chi viveva con lei conosceva la sua passione per la letteratura, ma pochi immaginavano che anni dopo sarebbe diventata una delle poetesse più importanti del XIX secolo sia statunitensi che mondiali. La sua è stata una vita semplice e relativamente normale, finché un giorno ha preso una decisione strana e drastica: recludersi in una stanza per sempre.

Emily Elizabeth Dickinson era nata nel Massachussetts (Stati Uniti) il 10 dicembre 1830 in una famiglia benestante. Insieme ai genitori e ai due fratelli è cresciuta in un ambiente austero ma anche affettuoso.

Nulla nella vita precedente alla sua reclusione sembrava indicare che Emily avrebbe scelto questa via curiosa. Da bambina poté studiare in centri educativi nei quali approfittò del tempo che aveva, innanzitutto all’Accademia Amherst, a cui i genitori non esitarono a iscriverla non appena il centro iniziò ad accettare anche studenti di sesso femminile.

Tempo dopo frequentò il seminario femminile di Mount Holyoke. Emily imparò discipline come storia, geologia, letteratura e matematica, ma anche greco e latino, che le permisero di leggere i classici nella lingua originale. Ricevette anche una pia educazione religiosa. La ragazza seppe approfittare al meglio dell’opportunità offertale da un curriculum così ampio, cosa poco abituale per le donne del XIX secolo.

Tutto quello che imparò fu un’importante fonte di ispirazione per quella che sarebbe diventata la sua autentica vocazione, la poesia. Sembra che fin da bambina abbia iniziato a scrivere in rima, e non smise mai di farlo, raccogliendo migliaia di splendidi versi, che rimasero nascosti per molto tempo sotto la sua custodia perché ben pochi vennero alla luce mentre era in vita, sotto forma di lettere personali ai suoi cari.

Le sue conoscenze in campo biologico e botanico, ad esempio, vennero trasformati in versi di lode alla natura:

“’Natura’ è ciò che vediamo –
la collina – il pomeriggio –
lo scoiattolo – l’eclissi – il bombo.
Di più – la Natura è Cielo –
‘Natura’ è ciò che udiamo –
il bobolink – il mare –
il tuono – il grillo –
Di più – la Natura è Armonia –
‘Natura’ è ciò che sappiamo –
ma non abbiamo l’arte di dire –
così impotente è la nostra sapienza
di fronte alla sua sincerità”.

Dopo essere tornata a casa da Mount Holyoke nel 1848 non studiò più. All’epoca, però, nulla lasciava presagire la strana decisione che avrebbe preso anni dopo. Emily viveva nella casa di famiglia, accompagnata dai genitori e dall’amata sorella minore Lavinia. Quando il fratello Austin si sposò, lui e la moglie si insediarono in una casa adiacente, per cui Emily poté godere della compagnia di sua cognata Susan, alla quale voleva bene come a una sorella.

La vita di Emily era come quella delle altre ragazze del suo tempo, a parte il fatto che gli anni passavano e lei non prendeva una decisione circa il suo futuro. All’epoca una ragazza della sua età doveva scegliere il matrimonio o la vita religiosa, ma lei sembrava felice di prendersi cura dei suoi cari, di andare in chiesa, passeggiare nei campi e partecipare ad alcune attività della comunità, come il fatto di partecipare a opere benefiche.

La sua vita iniziò a cambiare man mano che i suoi cari se ne andavano. La morte di alcuni dei suoi amici e familiari più stretti ebbero un grande impatto su di lei, che iniziò a recludersi in casa, pur facendo ancora brevi passeggiate in giardino e muovendosi nella sua abitazione. Verso il 1870, però, nessuno la vide più. Vestita di bianco, rimase per sempre in camera sua.

Il 15 maggio 1886, Emily morì. Aveva trascorso più di 15 anni reclusa nella sua stanza, ma non aveva certo perso tempo. Quando Lavinia entrò per raccogliere i suoi oggetti personali, scoprì con sorpresa una gran quantità di libri meticolosamente rilegati a mano. Quei piccoli gioielli custodivano migliaia di versi che Lavinia si incaricò di portare alla luce perché il mondo potesse conoscere il genio che per anni era rimasto nascosto in casa sua.

Per qualche motivo Emily Dickinson decise di allontanarsi dal mondo, ma il suo genio non si fermò, e nel suo piccolo universo di reclusione la penna e i suoi versi diventarono suoi fedeli compagni. Emily non aveva bisogno di uscire dalla sua stanza per sentirsi libera, perché si sentiva libera nel cuore:

“Non è necessario essere una stanza
o una casa per essere stregata.
Il cervello ha corridoi
che vanno oltre gli spazi materiali”.

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coronavirusemily dickinsonisolamentopoesia
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