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Da Fulton Sheen al cybersesso. E di come un libro di bioetica può aiutarci davvero

SHEEN
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Ogni viaggio di scoperta e conversione ha il proprio Virgilio: per un tratto di questa traversata possiamo fidarci di Giulia Bovassi. Non disperiamo di poter uscire un giorno a riveder le stelle, sole compreso e intanto leggiamo qualche libro scelto.

Di Giuseppe Signorin

Nuova uscita per la collana UOMOVIVO, di cui lo pseudo-chitarrista dei Mienmiuaif è curatore. Si chiama Guida bioetica per terrestri. Da Fulton Sheen al cybersesso, di Giulia Bovassi, giovane filosofa e bioeticista, research scholar della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani di Roma.

Il libro è un viaggio nell’indagine bioetica rivolto a chiunque, anche ai non addetti ai lavori, e affronta vari temi, fra cui: sessualità, fidanzamento, matrimonio, contraccezione, aborto, fecondazione, etc., approfondendo la figura dell’arcivescovo e telepredicatore americano Fulton Sheen.

Abbiamo rivolto alcune domande all’autrice.

Perché una “guida bioetica per terrestri”?

L’idea di questo libro è nata da una constatazione molto semplice, ma decisamente forte: la bioetica interpella tutti e noi lo sappiamo, senza saperlo! Moltissime persone non conoscono il significato del termine “bioetica” perciò faticano ad avvicinarsi quando ne sentono parlare; viceversa, chiunque ha una propria immagine mentale, un pensiero o un fatto che riconduce alle sue tematiche. Bioetica è l’esperienza della vita. Di questo sono stata testimone durante lezioni/conferenze in varie città del nostro Paese: mentre trattavo di aborto, fecondazione assistita, sessualità, convivenza molto spesso nel volto di qualche uditore trasparivano una sofferenza oppure, al contrario, un forte stupore e grande attrattiva. L’idea del libro è far sì che durante la lettura – senza pretesa di esaustività – il lettore possa sentirsi accompagnato nelle fitte chiome di questi dilemmi, così da poterli approfondire. Per certi versi l’aspettativa è che possa essere una sosta rigenerante, ma non pacata. Non è certamente un volume impostato per soli addetti ai lavori, anzi: lo scopo è far uscire la bioetica dalla nicchia accademica e renderla afferrabile… per terrestri!

Come hai conosciuto la figura di Fulton Sheen e cosa c’entra con la bioetica?

Fulton Sheen mi ha travolto come un treno! Mi sono imbattuta in questo formidabile telepredicatore statunitense mentre leggevo un articolo in cui si parlava del fidanzamento, dove all’interno era riportata una citazione tratta dal suo testo Tre per sposarsi, che è poi il capolavoro che accompagna la riflessione del mio libro. Ho incrociato il pensiero di Fulton Sheen durante il mio periodo pre-matrimoniale, dopo aver già terminato il corso fidanzati con mio marito, al quale ho espresso il desiderio di leggere l’opera dell’Arcivescovo prima del nostro matrimonio. Era davvero difficile trovarne qualche copia, ma il marito è riuscito a recuperarne una che è stata un autentico secondo corso fidanzati che ha rinvigorito il desiderio di diventare una famiglia cristiana cogliendone il significato più autentico. Ciò che adoro di lui è la schiettezza nell’insegnamento teologico morale: come dimostro nel mio libro, amarsi è anzitutto una scelta verso l’unicità. Questo fa dell’altra persona un compito e un dono da custodire. Da qui si innesca una comprensione della famiglia e della sessualità che è direttamente collegata alla verità della famiglia quale culla della Vita. Ecco perché F. Sheen ha a che fare con la bioetica: decidersi per la nuzialità non è indifferente a ciò che siamo, uomini e donne, creature amate.

Tanti i temi “scottanti”: dalla castità prematrimoniale al cybersesso…

George Orwell diceva che “per vedere cosa c’è sotto il nostro naso occorre un grande sforzo”… incontestabile! Oggigiorno viviamo un periodo storico in cui la condizione umana, la sua natura, il significato antropologico e l’etica sono diventati obsoleti. Non ci è concesso spazio per poter parlare di ciò che il pensiero unico non vuole diffondere; occorre creare da sé (finché sarà possibile) la libertà che ci spetta di diritto di dissentire da soluzioni “comode” o “politicamente corrette”. Perciò sì, tocco argomenti come l’aborto post-nascita o, appunto, il cybersesso per tracciare la partenza di un pendio scivoloso che ancora non vede la fine eppure, nel tragitto, può interrogarci soverchiando tutte le pare-certezze che la società di oggi continua a propinarci. A volte, fare i conti con pensieri estremi ma esistenti (paradossalmente anche nel mondo accademico) aiuta a non lasciarci cuocere dentro un pentolino d’acqua tiepida appoggiata su un fuoco vivo, evitando di finire lessati senza accorgercene. Come diceva il saggio G. K. Chesterton: gridare a danno fatto è sempre troppo tardi.

Perché leggere un libro di bioetica ai tempi del coronavirus?

Purtroppo quello che sta colpendo tutto il territorio nazionale affligge e comporta situazioni di solitudine per tutela di noi stessi e degli altri. Penso però che solitudine non sia sinonimo di “isolamento”: possiamo dover stare soli per un certo periodo, dissociati dalla società, dai nostri vicini di casa o colleghi di lavoro, insomma da una moltitudine di incontri potenziali ai quali reagivamo più o meno con indifferenza, ma non essere isolati. Ebbene, sostengo che un libro possa essere un modo per riempire questo stato d’animo tormentato e affaticato dal dolore che ci avvolge e che, allo stesso tempo, ci possa interrogare profondamente su chi siamo davvero. Per quanto chiaramente non inerenti al contesto virulento che stiamo combattendo, tutti i temi trattati parlano della nostra fragilità, perciò hanno a che fare con questa memoria riemersa in tutta la sua crudeltà a causa della pandemia. La differenza è che, mentre ora si fatica ad avere occasioni di approfondimento e scambio, un libro il cui autore è “raggiungibile” è sicuramente un mezzo per stare assieme a qualcuno e ascoltarci vicendevolmente. Un ponte di umanità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG MIENMIUAIF MIA MOGLIE ED IO

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