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Avere delle regole non ci toglie libertà, ma ci dona consapevolezza

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Sunny studio|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 18/03/20

"Legge" è una parola che genera rigetto nel nostro animo perché troppo spesso la leghiamo a concetti come costrizione e sacrificio senza capire che è tale solo quando seguita in maniera cieca, dimenticando il motivo dietro a quelle regole: darci la misura della nostra libertà!

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. »  

Matteo 5,17-19

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.

Gesù non è una scorciatoia per saltare la Legge. Il suo insegnamento non è un buonismo da quattro soldi che salta invece la fatica del dovere, delle scelte, delle regole. Se c’è una novità nell’insegnamento di Gesù esso consiste non tanto nell’abolizione della Legge ma nel suo compimento, perché ciò che a volte può succedere e che la Legge diventi una sorta di vicolo cieco. È ciò che accade quando il metodo per ottenere qualcosa prende il sopravvento su tutto. È come se la performance dell’amore prenda ad un certo punto il sopravvento sulle stesse persone che si vogliono amare. Ciò che conta e accorgersi che la Legge è un mezzo e non è mai un fine. Gesù è venuto a ricordarci esattamente questo. Il rischio dei suoi contemporanei, ma anche di ciascuno di noi, sta proprio nel fatto che si può talmente tanto farsi prendere dal gusto di stare alle regole da dimenticarsi il motivo del perché esistono quelle regole. All’epoca di Gesù era palpabile l’antipatia per tutti quei primi della classe che si facevano chiamare dottori della Legge, tanto da intendere l’insegnamento di Cristo come un insegnamento che contraddiceva le regole di questi dottori. Gesù nel Vangelo di oggi precisa la questione e ricorda a ciascuno di noi che essere santi non significa stare semplicemente alle regole, ma capire cosa le regole ci indicano. Ma allo stesso tempo che una vita sregolata non comporta nessuna santità ed è solo il trionfo di un vago sentimentalismo che frana alla prima difficoltà. Ora, tra i primi della classe e i buonisti da quattro soldi, Gesù dà questo chiaro avvertimento:

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

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