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I genitori non sono insegnanti: consigli per gestire la didattica a distanza con serenità

HOMESCHOOLING

Evgeny Atamanenko|Shutterstock

Giovanna Binci - pubblicato il 17/03/20

E' impensabile riprodurre la scuola tra le mura domestiche. E' impensabile e anche svilente nei confronti del ruolo dei docenti, pensare di finire i programmi a casa come si farebbe in aula. Oggi più che mai scuola e famiglia devono allearsi, consapevoli dei limiti della situazione e che questa lezione di vita vale per i nostri figli quanto (e forse più) di una di scienze o geografia.

I genitori non sono insegnanti. I genitori e la scuola devono a tutti i costi essere alleati nell’educazione e nella formazione di bambini e ragazzi, ma i due ruoli non sono sovrapponibili, semmai necessariamente separati e paralleli. Il compito primario dei genitori non è sostituibile così come è impensabile riversare su mamme e papà l’onere di “riprodurre” tra le mura domestiche le peculiarità dell’insegnamento in aula: mancano le competenze, l’approccio, il tempo dedicato ed esclusivo, lo stesso “formato aula” che è parte essenziale del sistema scolastico, come questi giorni di lezioni online ci stanno prepotentemente ricordando. La convivenza già mette a dura prova la pazienza e il self control e se ci si mettono pure i registri online che non si aprono, i video che non si caricano, le lezioni che si sovrappongono per i vari figli, mille consegne che “mi aiuti, non ho capito”…non ne usciremo vivi da questa edizione del Grande Fratello!

Ci sono dinamiche che a casa, nonostante l’impegno dei docenti e del sistema scolastico per far fronte a questa emergenza Coronavirus che ha chiuso le scuole tramite l’insegnamento online, non si possono pretendere: né dai genitori, né dagli alunni, che per quanto “avanti” con la tecnologia, restano sempre ragazzi, spesso bambini, che vanno seguiti e accompagnati pure se a livello di PC e Youtube sono più smart degli adulti (grazie, Dio, che ancora ci ricordi che sì, serviamo a qualcosa pure noi Matusa e ci sono cose per cui neanche la tecnologia può sostituire l’umano). E se la didattica online è prima di tutto un dovere delle istituzioni, un banco di prova per tutti i docenti che “avranno iniziato il loro percorso di cambiamento, anzi, di evoluzione verso la nuova didattica del futuro” (Chiara Burberi di Redooc.com su Vanity Fair), se è un aiuto anche ai genitori che continuano a lavorare, per impegnare i figli chiusi in casa, dare loro una parvenza di normalità e routine, è anche vero, come ha ricordato la ministra Lucia Azzolina che “la scuola è molto altro. La scuola è condivisione, è stare assieme. La scuola in classe è insostituibile. E deve tornare presto!” (Vanity Fair).


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Ce lo auguriamo e intanto, da genitori, cerchiamo di fare del nostro meglio, nonostante a casa i PC siano pochi, le distrazioni tante, la nostra attenzione divisa tra lavoro, teorema di Archimede e video che non partono, la nostra dimestichezza spesso poca o almeno troppo poca per gestire tutte le dirette, le mille modalità diverse di somministrazione di compiti, video lezioni, schede da stampare, materiali da scaricare eccetera eccetera.

Ecco qualche consiglio per mamme e papà alle prese con la didattica a distanza e i compiti. Per lo meno, quello che è in loro potere controllare, il resto, va ovviamente al buon senso degli insegnanti:

Non giudici, ma alleati

Non immedesimiamoci nella parte dei giudici spietati pronti a schiacciare il bottone rosso per eliminarli da X Factor al primo errore: troppo spesso, noi genitori, pensiamo che la correzione in senso scolastico si riduca solo alla “penna rossa”. Cerchiamo di riconoscere e apprezzare le potenzialità dei nostri figli in senso più ampio, comprendendo che le difficoltà di adattamento e l’ambiente “casa” spesso non aiutano la concentrazione. Non alleiamoci con l’errore contro di loro, ma alleiamoci con loro per combattere l’errore. Sbagliare non piace a nessuno, neanche ai bambini e la frustrazione del “non ce la faccio”, “non sono capace” accompagnata dal giudizio spietato che la avvalla e la intensifica non è mai stimolo positivo. Semmai stimolo a mollare tutto.

Gestire gli stati d'animo, prima di tutto

Il nostro stato d’animo e il loro: come stiamo? Difficile dirlo in questa situazione eppure serve calma, niente nervosismo o ansia. Meglio sospendere, guardare un film, prendere aria se la situazione si fa “elettrica”. Quello non è il momento giusto né per noi, né per i nostri figli di fare i compiti: stare a casa significa che se anche i contenuti sono gli stessi proposti a scuola, le modalità non sempre lo sono perché seguono i ritmi naturali del ragazzo o bambino. Se l’adolescente può con maggiore flessibilità scegliere il momento adatto per svolgere un compito, ai piccoli le regole danno maggiore senso di sicurezza, come ricorda il pedagogistaNovara su Vanity Fair:

Le regole sono delle procedure e in un periodo dove viene a meno la sicurezza di ogni cosa, avere una scansione su cosa fare durante la giornata è fondamentale. Va bene dare la regola sui compiti: per i bambini della scuola primaria si può dire “dalle 14 alle 16 farai i compiti nella tua cameretta. Se sei in difficoltà puoi chiedere alla mamma o al papà che nel frattempo faranno i loro lavori e alla fine potrai farci vedere il tuo lavoro per un ultimo controllo”.


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Cerchiamo di mantenere una routine, senza farla diventare una gabbia, soprattutto ora che i sentimenti, nostri e loro, ci rendono più fragili e inevitabilmente distratti. Gestire le emozioni bene è una grande lezione, soprattutto quelle che si provano in momenti come questo ed è una cosa che si impara soprattutto vivendola e guardando all’esempio dei genitori. Le nozioni possono aspettare.

Stacchiamo e stacchiamoli!

Le piattaforme di Smartschooling sono sempre disponibili: questa è una comodità certo, e le lezioni asincrone aiutano soprattutto a gestire più figli e troppi pochi PC, ma nascondono anche il rischio dell’iperconnessione, dalla mattina alla sera, soprattutto per i ragazzi più grandi. Cerchiamo, in questo, di definire dei limiti di connesione in modo da evitare un sovraccarico di presenza che, nonostante all’inizio possa essere anche fonte di entusiasmo e vicinanza ritrovata, soprattutto grazie alle chat, a lungo andare potrebbe generare ansia e sovraccarico, anche nei genitori. Non c’è bisogno di controllare l’ultimo aggiornamento/commento della prof o dell’amico la sera alle ventidue o entrare in chat già prima della colazione. Non lasciamoci prendere dall’effetto Whatsapp, che già basta quello!

Fondamentale resta comunque mantenere un dialogo coi docenti, soprattutto se riscontriamo oggettiva difficoltà nel gestire carichi di lavoro, presenze, compiti e aspettative.

Da questa “lezione” di vita fuori programma che il Coronavirus ha deciso di dare a tutti noi, anche i nostri figli impareranno molto, non in termini di nozioni di scienze o geografia forse, ma di resilienza, problem solving, creatività, adattamento, sacrificio, sì. E anche se i programmi ministeriali non saranno finiti a casa, cosa che non sarebbe giusta e che sminuirebbe il lavoro vero degli insegnanti, credo che sia importante riconoscere e annoverare tra i successi la grande ricchezza in termini di competenze emotive e relazionali con cui i ragazzi e i bambini torneranno tra i banchi. Una lezione che influirà certamente anche sul loro modo di approcciarsi allo studio e alla scuola, quando tutto tornerà alla normalità.

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