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Una voce si leva contro il più grande portale pornografico

PORNHUB
Shutterstock | Stenko Vlad
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Molte donne che appaiono nei video sono bambine o vittime della tratta

La violenza contro la donna, soprattutto quella esercitata dal partner e la violenza sessuale, rappresenta un grave problema di salute pubblica e una violazione dei diritti umani delle donne.

In base alle stime mondiali pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa una donna su tre al mondo ha subìto violenza fisica e/o sessuale di coppia o violenza sessuale da parte di terzi in qualche momento della sua vita.

La pornografia è violenza contro la donna, anche se molte persone non la vogliono vedere così. Gli esperti hanno messo in guardia sulla distorsione che provoca il porno maschilista, violento e umiliante, consumato in modo massiccio di fronte al silenzio spesso complice della società e dei Governi.

Una voce nel deserto

Il senatore repubblicano dello Stato del Nebraska (Stati Uniti), Ben Sasse, ha avuto il coraggio di mettere il dito nella piaga denunciando che il più grande portale pornografico (il più visitato di tutti i portali presenti nella rete), Pornhub, ospita video in cui appaiono donne vittime della tratta e bambine.

Di recente, Sasse ha inviato una lettera al procuratore generale degli Stati Uniti, William Barr, esigendo che il Dipartimento di Giustizia metta sotto inchiesta Pornhub e la sua proprietaria, la corporazione MindGeek Holding SARL, per aver trasmesso video di donne e bambine violentate e sfruttate.

Sasse ha scritto a Barr nella sua qualità di presidente del Sottocomitato di Supervisione del Comitato Giudiziario del Senato degli Stati Uniti.

Numeri allucinanti

Il testo segnala che nel 2019 Pornhub ha ricevuto 42.000 milioni di visite – circa 115 milioni al giorno, il che equivarrebbe alla popolazione di Canada, Australia, Polonia e Paesi Bassi che visitano insieme il sito ogni giorno; 82.032 visite, 77.861 ricerche e 219.985 video visionati ogni minuto.

Secondo la lettera di Sasse, questa “piattaforma massiccia” ottiene guadagni miliardari in parte vendendo video di donne sfruttate.

Esempi concreti

La piattaforma beneficia in modo consistente dal fatto di ospitare video realizzati con donne e bambine vittime della tratta e abusate in altri modi.

“A ottobre, la polizia della Florida ha arrestato un uomo che trafficava con una ragazzina di 15 anni, scomparsa dalla famiglia da quasi un anno e che era stata sottoposta a orrendi abusi che includevano violenze ripetute e aborti forzati”, indica la lettera di Sasse.

Il trafficante ha inserito più di 60 video pornografici delle violenze in vari siti, incluso Pornhub, come ha anche fatto la compagnia Girls Do Porn, accusata di traffico sessuale forzato, frode e coercizione nel corso della creazione di contenuto pornografico.

PayPal ha rifiutato di favorire l’abuso

Solo nel 2019, Pornhub ha ospitato più di 6,83 milioni di video. Sette video pornografici su dieci violentano la donna e la presentano come oggetto d’uso da parte dell’uomo.

Sasse suggerisce che “questi casi pubblicizzati chiaramente rappresentano solo la punta dell’iceberg di donne e bambine sfruttate nei video su Pornhub”. La piattaforma internazionale di pagamento PayPal ha tagliato i suoi servizi per Pornhub nel novembre scorso, “rifiutandosi di favorire ancora questo abuso”.

Sasse chiede di indagare a fondo su questo fatto e di trovare le prove perché il Dipartimento della Giustizia possa agire per eliminare se non la piattaforma quantomeno l’uso brutale di bambine e donne vittime della tratta in questo sito web.

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