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John Henry Newman ci spiega perché la nostra vita spirituale si raffredda

JOHN HENRY NEWMAN

Fr Lawrence Lew, O.P. | Flickr CC by NC ND 2.0

Padre Patrick Briscoe - pubblicato il 16/03/20

Come il grande convertito, e gli israeliti prima di lui, siamo chiamati a percorrere il deserto senza rimpiangere l'Egitto

Il cardinale John Henry Newman, canonizzato da Papa Francesco nell’autunno scorso, ha trascorso la vita cercando l’acqua viva di Cristo. Da giovane, Newman riferiva di aver incontrato Dio “non come nozione, ma come realtà”. Poco dopo venne ordinato sacerdote anglicano. Per vent’anni Newman continuò a cercare e a servire il Dio che era arrivato a conoscere e amare. Dopo estesi studi sulla storia della Chiesa e la teologia delle denominazioni cristiane, Newman decise di diventare cattolico.

Armato dei doni di una capacità intellettuale straordinaria e di una fede profonda, Newman cercò Dio instancabilmente. Per lui, “la crescita è l’unica prova di vita”. Rimuginando sulle grandi domande relative alla religione, Newman si ritrovò a crescere e a cambiare. Riconoscendo che la vita cristiana non può mai essere stagnante, scrisse: “Qui sotto vivere è cambiare. Essere perfetti è aver cambiato spesso”. Come riconoscimento dei risultati teologici di Newman, Papa Leone XIIII lo creò cardinale negli ultimi anni della sua vita.

La straordinaria vita di Newman non è stata esente da enormi difficoltà. Le conseguenze della sua conversione alla fede cattolica furono consistenti. I rapporti con familiari e amici erano tesi e difficili per via della sua decisione di abbracciare l’unione con Roma. I circoli teologici di Oxford di cui aveva fatto parte si fratturarono. Come avrebbe potuto il cuore di Newman non essere tentato di gridare “Signore, perché mi hai portato fuori dall’Egitto?”




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Come gli antichi israeliti, Newman è stato guidato attraverso una serie di sofferenze e purificazioni prima di entrare nella vita piena di pace che avrebbe conosciuto quando ha fondato la comunità religiosa cattolica dell’Oratorio di Birmingham. Newman, come gli israeliti, è per noi un modello dell’arco della vita spirituale. Passiamo attraverso le prove per essere pronti per la gloria.

La tentazione, ovviamente, è alzare gli occhi a Dio e dubitare dell’opera che sta compiendo. Come gli israeliti, possiamo anelare alle cose “com’erano”. Incerti su dove Dio ci stia portando o annoiati e scoraggiati dall’opera che il Signore sta compiendo, siamo apprensivi mentre il Signore continua a guidarci attraverso il deserto. La risposta che dobbiamo promuovere, tuttavia, non è fatta di mormorazioni o lamentele nei confronti di Dio, ma di disponibilità a crescere, a cambiare, come Newman. Scegliete la via di Newman fatta di devozione e di fede, piuttosto che di brontolii e incertezza.

Newman mostra non solo cosa significa essere guidato atraverso il deserto, ma anche il modo in cui incontrare Cristo, come la donna al pozzo. Il passo più straordinario in questo brano del Vangelo arriva alla fine, “Non è più a motivo di quello che tu ci hai detto, che crediamo; perché noi stessi abbiamo udito…” La donna samaritana è stata così cambiata dal suo incontro con Cristo che ha iniziato immediatamente a evangelizzare. Ha proclamato che Gesù era il Cristo, colui che Israele aspettava da tanto.


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Anche Newman si è dedicato a questa proclamazione. Per 40 anni dopo la sua conversione si è dedicato allo studio teologico e alla predicazione. Come la donna al pozzo, Newman ha incontrato Cristo e ha continuato a condividere quell’incontro fino al suo ultimo respiro.

Come ha fatto questa fiamma di fede a non raffreddarsi mai? Perché, a differenza di tanti altri cristiani, Newman è stato in grado di rimanere sempre devoto a Cristo? Perché alcuni diventano indifferenti, incapaci di vedere quello che Dio sta facendo nella loro vita?

“Ma perché è così?”, replica Newman. “Perché capite così poco il Vangelo della vostra salvezza? Perché i vostri occhi sono così lenti e le vostre orecchie così resistenti all’ascolto? Perché avete così poca fede, così poco cielo nel vostro cuore? Fratelli miei, se devo esprimere ciò che intendo in una sola parola, è perché meditate poco. Non meditate, e quindi non siete colpiti”.

Meditare. Per Newman, la meditazione consiste semplicemente nel richiamare alla mente in continuazione, durante tutta la giornata, quello che Dio ha fatto. Pensate alle sofferenze di Cristo. Pensate alla misericordia del Signore. Pensate all’insegnamento di Gesù.

Pensare a Cristo, essere uniti a Lui, è trarre vita dall’acqua viva. La meditazione, e solo questa, continuerà ad alimentare e a estendere le grazie che Cristo ci ha donato. Richiamare alla mente le meraviglie e le opere di Dio ci riempirà, mentre dimenticare ci svuoterà.

Sulla tomba di John Henry Newman c’è scritto Ex umbris et imaginibus in veritatem (Dalle ombre e dai fantasmi nella verità). Le cose più oscure della vita hanno il potere di intrappolare il nostro cuore, di abbatterci e trattenerci. La verità solenne proclamata dal Vangelo ogni domenica è che questa oscurità non è fatta che da ombre. Aggrappatevi a Cristo per poter vivere! Richiamate alla mente la Luce e uscite dall’ombra per entrare nella Verità!

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