Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!
Aleteia

I santi che hanno conosciuto in prima persona una pandemia

SAINTS EPIDEMIC
Condividi

E che soprattutto hanno capito come questa potesse diventare un modo per servire Dio e il prossimo

Trovare un santo che abbia lavorato con le vittime della peste e di altre epidemie più essere un’impresa, perché ce ne sono troppi!

Durante la Peste di Cipriano nel III secolo (famosa per aver ucciso fino a 5.000 persone al giorno a Roma), si dice che i cristiani si volgessero verso i sofferenti, disposti ad aiutarli a qualsiasi costo. Ad Alessandria, dove i due terzi della popolazione dovettero soccombere alla malattia, San Dionisio scrisse dei cristiani: “Noncuranti del pericolo, si sono presi cura dei malati, rispondendo a ogni loro necessità e svolgendo il ministero in Cristo, e con loro sono partiti serenamente da questa vita, perché sono stati infettati da chi aveva la malattia, prendendo su di sé il male del loro prossimo e accettandone gioiosamente il dolore”.

Molti cristiani ad Alessandria morirono infatti prendendosi cura dei malati, ed è stato dato un giorno festivo (il 28 febbraio) a questi eroi senza nome, venerati come martiri.

Mentre il coronavirus si diffonde nel mondo, facendo ammalare molte persone e terrorizzandone molte di più, faremmo bene a chiedere l’intercessione di chi ha combattuto piaghe ed epidemie guadagnandosi in questo modo la santità.

Santa Godeberta di Noyon (ca. 700) si prese cura dei malati in modo meno diretto rispetto a molti altri. Badessa con una grande influenza su quanti vivevano accanto alla sua abbazia, Godeberta li incoraggiò a pregare per la fine di un’epidemia di peste. Dopo che ebbero trascorso tre giorni digiunando in tela di sacco e col capo coperto di cenere, la peste improvvisamente cessò.

San Rocco (1295-1327) partì per un pellegrinaggio a Roma quando aveva 20 anni, mendicando lungo la strada. Quando arrivò in Italia scoprì un Paese devastato dalla peste. Rocco iniziò a prendersi cura degli stranieri malati in cui si imbatteva (spesso guarendoli miracolosamente), finché egli stesso contrasse la malattia. Non conoscendo nessuno, si ritirò nella foresta per morire, ma un cane del posto gli portò del cibo e leccò le sue ferite finché Rocco non si riprese.

San Carlo Borromeo (1538-1584) era cardinale quando la carestia e la pestilenza colpirono Milano. Anche se la maggior parte dei nobili abbandonò la città, il cardinal Borromeo organizzò i religiosi rimasti perché nutrissero e curassero malati e affamati. Nutrivano più di 60.000 persone al giorno, e i costi erano in gran parte sostenuti dal cardinale stesso, che si indebitò per sfamare gli affamati. Visitò anche alcuni malati lavandone le ferite, dopo aver scritto il proprio testamento ed essersi preparato a morire. Il buon cardinale venne però risparmiato, vivendo altri sei anni dopo quella che alla fine venne chiamata la Peste di San Carlo.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni