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Questa vigna che Ci ha affidato, non l'ha abbandonata

GRAPE

mythja|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 13/03/20

Pensiamo di essere padroni della nostra vita, non possiamo aggiungere un giorno in più: coltiviamo bene la vigna della nostra vita, senza dimenticare che nulla è nostro, che gli unici frutti che porteremo con noi sono quelli che concorreranno alla Salvezza.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ». Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.»
Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo.
Ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

Matteo 21,33-43

C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.

La nostra vita è una vigna che non abbiamo voluto noi, non abbiamo piantato noi, non l’abbiamo resa possibile noi, ma che alla fine di tutto ci è stata affidata con un atto di fiducia che si manifesta attraverso l’assenza del padrone. Un padrone può allontanarsi infatti solo se si fida. Eppure noi questa assenza la fraintendiamo sempre. O la intendiamo come abbandono (ci ha lasciati soli) oppure come delirio di onnipotenza (la vita è mia). Ecco perché la reazione dei servi è violenta:

Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.

L’abbandono e il delirio di onnipotenza fanno sempre emergere violenza, rabbia, rancore dal nostro cuore. È importante quindi che venga qualcuno a guarirci da questo fraintendimento. È questo il vero motivo per cui Dio manda Suo Figlio nel mondo, perché ristabilisca la giusta guarigione a ciò che noi percepiamo in maniera sbagliata. Ma accade qualcosa di peggiore:

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.

Dietro le parole di Gesù si nasconde profeticamente la fine che gli faranno fare. Cosa ci può essere come conseguenza se non questo:

Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo.

Ma Gesù ci ha mostrato che da quella morte ingiusta che ha subito non è scaturita una condanna ma un perdono salvifico per tutti, specie per coloro che più degli altri gli hanno fatto del male. Gesù è un imprevisto che quei servi non avevano calcolato.
#dalvangelodelgiorno

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