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Troppo pieni di cose per fare spazio alla Salvezza?

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Rawpixel.com|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 12/03/20

Mantenere il proprio nome, mantenere ciò che siamo ed evitare di diventare solo un insieme di cose, di possedimenti, di traguardi, di ricchezze mondane: quando hai tutto non puoi più ricevere nulla. Neanche la Salvezza.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre,
perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi ».

Luca 16,19-31

C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco.

Il Vangelo di oggi ci aiuta a rispondere alla domanda: qual’è la definizione migliore di ricco? Si diventa ricchi, secondo la logica del mondo quando a un certo punto la propria ricchezza prende il posto dell’identità di chi la possiede: io sono ciò che ho. Forse sarà questo il motivo per cui il ricco del Vangelo di oggi non ha nessun nome. Il suo nome coincide con la sua ricchezza. Invece il povero non ha nulla, ma conserva il suo nome. Alla fine di questa vita saremo costretti a lasciare tutto ciò che abbiamo e porteremo dall’altra parte della riva solo ciò che siamo. Ma se abbiamo perso ciò che siamo cosa troveremo di là? Solo tormento, perché chi ha perso il verbo essere in realtà non ha più nulla per cui valga la pena. Per questo la storia raccontata nel Vangelo di oggi è drammatica nelle sue tinte forti:

Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.

Chi ha perduto se stesso non può essere soccorso più da nessuno perché ciò che ormai gli manca è la capacità di saper ricevere qualcosa. Eppure il racconto finisce con un speranza sottesa:

Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.

Dietro il no di Abramo è nascosta una luce: finché sono vivi sono ancora in tempo per cambiare, gli basta ascoltare “Mosè e i profeti”, cioè la loro coscienza e la loro libertà di scelta.

#dalvangelodioggi

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vangelo
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