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Lettera inedita a Pio XII della figlia del rabbino di Vienna in cui esprimeva riconoscenza al Papa

PIUS XII

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Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 12/03/20

La missiva tra i documenti presenti negli archivi vaticani aperti il 2 marzo

“La gentilezza mostrata in quell’occasione, che supera ogni immaginazione, mi ha dato da allora speranza in tanti momenti oscuri”, si legge in una lettera redatta in tedesco datata 4 luglio 1944 in cui Margarethe Bach, figlia del rabbino di Vienna, ringraziava Papa Pio XII (1876-1958) per l’aiuto ricevuto e diceva che nelle prossime feste ebraiche avrebbe pregato insieme a suo padre per il leader cattolico.

Perché la figlia del rabbino di Vienna parla di “momenti oscuri”? Va menzionato che fino al 1938, quando si verificò l’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista, a Vienna vivevano quasi 200.000 ebrei, che rappresentavano il 10 % della popolazione della capitale. 130.000 riuscirono a fuggire in tempo dai nazisti, mentre gli altri vennero mandati nei campi di concentramento e di sterminio – dove la maggior parte morì – fino alla fine della II Guerra Mondiale, nella primavera del 1945.

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Antoine Mekary / Aleteia

4 luglio 1944

Sua Santità,

Con la più profonda reverenza mi accosto al trono di Sua Santità per esprimere i sentimenti più profondi della mia anima.

Sono quella Margaretha Bach, figlia del rabbino viennese, che ha avuto l’onore di presentare la Bibbia davanti a Sua Eminenza il cardinal Sibilia e ha poi avuto l’onore di essere ricevuta in udienza privata da Sua Santità il 4 giugno 1938.

La gentilezza mostrata in quell’occasione, che supera ogni immaginazione, mi ha dato da allora speranza in tanti momenti oscuri.

La missiva è uno dei tanti documenti di riconoscenza nei confronti del Papa, questa volta da parte di una parente di un leader ebraico di una città europea sotto l’assedio nazista e con una nutrita comunità ebraica perseguitata.

Nell’arcidiocesi di Vienna esistono anche documenti che mostrano come Pio XII abbia inviato denaro per aiutare la comunità ebraica nella capitale austriaca e promuovere le azioni del Vaticano per ottenere visti per far trasferire molti ebrei in Sudamerica.

Negli archivi vaticani appena aperti per volontà di Papa Francesco, 81 anni dopo l’elezione al Soglio di Pietro di Eugenio Pacelli nel 1939, ci sono documenti relativi alle persone nascoste tra le mura del Vaticano per alcune settimane per poi fuggire dall’Europa per l’America Latina e altre destinazioni più sicure.

Nascondere le persone, progettare il viaggio e realizzare le connessioni necessarie fu un’operazione realizzata dai massimi membri della Santa Sede, fino ad arrivare allo stesso Pio XII. Pacelli, come vescovo di Roma, svolse varie operazioni in Italia a favore della comunità ebraica. Va citato un dato significativo presente nei libri: l’80% degli ebrei italiani è sopravvissuto allo sterminio, mentre l’80% di quelli non italiani è stato assassinato.

Esistono anche lettere in cui si parla dell’invio di denaro da parte di Papa Pacelli per aiutare gli ebrei di Vienna, Tolosa (Francia) e altri luoghi d’Europa.

Nel messaggio radio del Natale 1942, Pio XII mise in guardia sulla situazione di “centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento”.

I critici del Pontefice affermano che mantenne un silenzio complice di fronte agli errori di Hitler, e perfino che non fece nulla per porre fine all’arresto degli ebrei romani il 16 ottobre 1943.

Papa Benedetto XVI, che ha aiutato ad aprire gli archivi principali, ha tuttavia citato i “numerosi e unanimi attestati di gratitudine” rivolti a Pio XII alla fine della guerra e al momento della sua morte, sottolineando quelli che provenivano dalle più alte autorità del mondo ebraico, come Golda Meir, ex Primo Ministro di Israele: “Quando il terribile martirio si abbatté sul nostro popolo, la voce del Papa si elevò per le sue vittime”.

La lettera della figlia del rabbino di Vienna a Pio XII sarebbe un ago in un pagliaio se non fosse per il lavoro di 14 anni degli archivisti pontifici, e i documenti sul pontificato di Pio XII (1939-1958) segnano un periodo decisivo nella storia del XX secolo, il ventennio che va dalla II Gurra Mondiale alla Guerra fredda.

Per dare un’idea dell’immensità della documentazione messa a disposizione dal Vaticano, gli esperti potranno analizzare 73 archivi di rappresentanze pontificie, 15 serie della Segreteria di Stato, 21 fondi di Congregazioni romane e di uffici curiali e palatini e 3 dello Stato della Città del Vaticano, e altri 8 fondi saranno disponibili per la consultazione negli Archivi Vaticani. Si tratta quindi di 120 fondi e serie, per un totale di circa 20.000 unità d’archivio.

Solo una di queste serie, senz’altro la più grande, quella degli Affari Generali della Segreteria di Stato, include quasi 5.000 casse che sono state riordinate, numerate e descritte da un gruppo di 15 archivisti che hanno eseguito un inventario di circa 15.000 pagine, che possono essere consultate a livello digitale, riflettendo vent’anni della vita della Chiesa e della società, tra cui documenti inediti come la lettera di riconoscenza della figlia del rabbino di Vienna.

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