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I libri che non ho letto mi ricordano che sono a corto di tempo (proprio in tempo per la Quaresima)

STUDENT PRAYING,LIBRARY

Ermolaev Alexander | Shutterstock

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 11/03/20

Esperimento quaresimale: vivrai abbastanza da leggere tutti i libri che hai sugli scaffali?

Quando è stata l’ultima volta in cui avete detto “Oh mio Dio, sto per morire”?

Per me è stata la settimana scorsa. Cosa ha provocato queste parole? Nessuno mi ha puntato un’arma contro. Non mi si sono rotti i freni della macchina. Non ero su un volo con l’aereo con problemi al motore. Non ero in quarantena su una nave da crociera. Stavo semplicemente sistemando i miei libri. Come ha fatto quel compito ordinario a diventare un’“esperienza di pre-morte”?

Noi Gesuiti ci spostiamo molto. Anni fa, quando mi stavo trasferendo in una casa di ritiri per un nuovo incarico, uno dei Gesuiti più anziani mi ha visto portare alcune scatole nella mia nuova stanza. Quel sacerdote, che aveva un’esperienza di vari decenni nelle missioni estere, ha osservato: “Mettere e togliere, mettere e togliere – è questo che facciamo!” Ci ho ripensato la scorsa settimana, quando ho iniziato a scandagliare la mia libreria in vista di un imminente trasferimento.

La gente che si sposta spesso sa che ricollocare le cose spinge ad analizzare tutto ciò che si possiede e a chiedersi: “Ne ho davvero bisogno? Ne ho talmente bisogno che vale la pena di portarlo con me?” Da accanito lettore e accademico, si può dire che io viva per e con i libri. Di conseguenza, per molti anni non mi sono posto queste domande su di loro, limitandomi a impacchettarli e a portarli con me. I libri erano i miei strumenti e i miei amici. Come potevo non aver bisogno di ciascuno di loro?

Essendomi trasferito varie volte negli ultimi anni, ho visto che i miei libri non erano più una serie di strumenti, ma una vera collezione. Non pensavo che questa evoluzione mi si adattasse in quanto religioso che ha preso dei voti, e quindi ho dato via buona parte dei testi che avevo accumulato nel corso degli anni. All’inizio è stato complicato, ma poi è diventato più semplice quando ho visto che era la cosa giusta da fare.

Questo nuovo trasferimento (insieme all’analisi necessaria della mia biblioteca) è diverso, forse perché sono più anziano (mi piace dire “Sto uscendo dalla cinquantina!”), o probabilmente perché accade durante la Quaresima. E spero che sia anche per via della grazia.

Stavolta, guardare la mia libreria per capire cosa tenere e cosa dare via mi ha spinto a pensare alla morte. Vedo che ci sono dei libri per i quali non ho un’aspettativa realistica di rilettura – inclusi alcuni che ho letto con grande attenzione quando ero studente, quando ero convinto che leggerli fosse una questione di vita o di morte. Dovrei darli via ora che sono ancora in grado di di decidere a chi andranno. Ci sono libri che rappresentano interessi nati, sbocciati e declinati. Ho deciso che è il momento di darli via. E poi ci sono testi che darò via perché penso che molto probabilmente non avrò il tempo per rileggerli, considerando gli altri impegni e interessi.

Ma cos’ha a che fare tutto questo con la Quaresima? Ricorda, uomo, che sei polvere, e polvere tornerai. Ho più tempo dietro di me di quanto me ne resti ancora da vivere. Devo riflettere meglio sul modo in cui impiegare il mio tempo e le mie energie. Per quanto ami i miei libri e quello che fanno per me e dove mi portano, la Quaresima mi ricorda che sono fatto per molto di più di quello che un libro o tutti loro possono offrire o promettere. Sono fatto per Dio, che, è Verità, Bellezza e Bontà. E, che sia pronto o meno, dovrò incontrare Dio faccia a faccia e rendergli conto di tutta la mia vita. La mia eternità dipende da quell’incontro.

Sembra che richiami Sant’Agostino quando dice “Prendetevi cura del vostro corpo come se doveste vivere per sempre; prendetevi cura della vostra anima come se doveste morire oggi”. Non so quando morirò. So per certo che morirò. Preparare la mia biblioteca per un altro spostamento mi ricorda che tutti i miei progetti, realistici o meno, arriveranno a una fine. Offrirò con gioia (se a mente lucida) buona parte dei miei testi a qualche gesuita più giovane che confido li userà bene. Nel frattempo, assumerò ancora una volta la dinamica gesuita di “mettere e togliere” con qualche scatolone meno pesante, con il cuore più leggero (spero) e la risoluzione quaresimale di essere un buon custode di quello che Dio mi ha affidato.

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