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Coronavirus, esposti 6 crocifissi miracolosi in Italia: ecco dove si trovano

Il Crocifisso miracoloso di Napoli.
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Invocati per speciali intercessioni, dalla Lombardia alla Puglia, per allontanare epidemie, crisi, guerre. Ma si prega a porte chiuse

In un momento così difficile per il nostro paese, in alcune chiese in Italia, si stanno affidando intercessioni speciali, con la preghiera davanti a crocifissi ritenuti miracolosi, esposti eccezionalmente da sacerdoti e vescovi.

Le alluvioni di Casalmaggiore

«Anche la Chiesa ha le sue armi». A spiegarlo è don Claudio Rubagotti, parroco di Casalmaggiore (Piacenza), che nelle scorse ore ha deciso di esporre appena dentro il Duomo, tra la zona d’ingresso alla chiesa di Santo Stefano e il sagrato, il grande crocifisso risalente all’anno 1676, donato da Padre Francesco da Modena alla comunità casalese.

Un Crocifisso miracoloso, esposto durante le alluvioni del fiume Po e, in passato, anche le grandi pestilenze, nella speranza di una intercessione dall’alto per quel che concerne il Coronavirus (oglioponews, 10 marzo).

La peste di San Miniato

Prima di lui, anche monsignor Andrea Migliavacca, vescovo di San Miniato, nel Pisano, aveva esposto un crocifisso “miracoloso” contro la peste del Seicento.

Gli abitanti di San Miniato si erano rivolti con speranza al crocifisso durante gli anni dal 1628 al 1631 segnati dalla peste. E alla fine la città mantenne il voto di costruire un santuario per la croce lignea per essere stata risparmiata dall’epidemia (tgcom, 10 marzo).

La guerra di Como

Al Santuario del Santissimo Crocifisso a Como, luogo molto significativo per la città e la diocesi è stato esposto il Crocifisso miracoloso, da sempre, nella storia comasca, punto di riferimento nei tempi segnati da difficoltà e calamità

lontani tempi della guerra 1940/1945,  quando la città di Como, per un intervento miracoloso del Crocifisso, fu (come scrisse l’allora vescovo mons. Macchi),una delle uniche città italiane preservata dai bombardamenti, che altrove hanno provocato numerosi danni e molteplici lutti (Corriere di Como, 6 marzo).

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L’epidemia di Roma

In queste ore segnate dall’ansia del contagio c’è chi ricorda che a Roma, nella chiesa di San Marcello al Corso, è venerato un antico e prezioso crocifisso, considerato miracoloso, e per questo usato per fermare le pestilenze nella capitale, ai tempi del Papa Re e di quando le pandemie si trasmettevano con maggiore facilità rispetto ad oggi.

Il crocifisso, esposto nella quarta cappella a destra, è stato oggetto di profonda venerazione da parte dei fedeli di Roma sin dal 1519, quando miracolosamente rimase illeso nel grande incendio. Attorno al 1600 si sviluppò una grave epidemia di peste in tutta la città.

Fu allora che il cardinale titolare di S. Marcello, Raimondo Vich, spagnolo, per implorare la divina clemenza, promosse in quell’anno una solenne processione penitenziale alla quale parteciparono tutte le categorie di persone: clero, religiosi, nobili, cavalieri, uomini, donne, vecchi e bambini che «scalzi et coverti di cenere a una et alta voce, interrotta solo da singulti e sospiri, di chi li accompagnava, gridavano “misericordia SS. Crocifisso” (IL Messaggero, 11 marzo).

Terremoto e pestilenza a Napoli

Anche nella Basilica del Carmine maggiore di Napoli è stato svelato il Crocifisso miracoloso. Un’esposizione eccezionale dal momento che si è verificata solo nel 1656 per fermare la pestilenza, nel 1688 in occasione del devastante terremoto, oltre che durante le eruzioni del Vesuvio e nel primo sabato di quaresima.

Già da una settimana nella chiesa a ridosso di piazza Mercato, dove si venera la “Mamma d’o Carmene”, è stato tolto il drappo rosso che copre l’antico Crocifisso di legno con i capelli di seta dorata. Le cronache dell’epoca raccontano che chinò il capo sulla spalla destra senza subire danni, così come lo si vede oggi, per scansare un colpo di bombarda, conservato tra gli ex voto, che sfondò l’abside quando nel 1439 l’assedio aragonese trasformò l’edificio sacro in fortezza angioina con le artigliere sul campanile.

Un prodigio rimasto radicato nella devozione napoletana a causa delle sue peculiarità. Il proiettile di pietra del diametro di circa 36 centimetri che finì la sua corsa sul capo santo rivelò l’epifania terrena del Cristo. La statua, infatti, ritenuta inizialmente irrimediabilmente danneggiata, mostrò invece, al momento della conta dei danni di battaglia, un Gesù che dalla posizione con lo sguardo supplicante rivolto al cielo e la bocca aperta era diventato chino con occhi chiusi, lingua tra i denti e muscoli del collo tesi nello sforzo di schivare.

Il Crocifisso, divenuto d’improvviso pesante come un corpo umano e inizialmente esposto in piazza, venne poi conservato nel tabernacolo che Alfonso d’Aragona fece costruire  in riparazione del danno e del sacrilegio, sul ponte sotto l’arco trionfale della tribuna (napoli.fanpage.it, 9 marzo).

La siccità di Minervino Murge

A Minervino Murge (Barletta-Andria-Trani), presso la Chiesa Madre, il parroco recita ogni giorno, a porte chiuse, una supplica particolare dinanzi al Santissimo Crocifisso Nero.

Il popolo minervinese ha chiesto l’intercessione del Cristo Crocifisso in particolari momenti della sua storia, pregando davanti al simulacro ritenuto appunto miracoloso per gli interventi prodigiosi ottenuti a favore della cittadinanza, come ricordano le due lapidi poste sotto l’altare maggiore della nostra Cattedrale.

L’ultima volta che il Crocifisso è stato prelevato e portato in processione per una circostanza simile è stato il 10 maggio del 1901 a causa della siccità. Successivamente è uscito solamente il venerdì santo degli anni giubilari ordinari e straordinari (minervinolive.it, 10 marzo).

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