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Cagliari, Coronavirus: team di ricerca agguanta gene N. Rapidità di diagnosi e più vicini antivirali e vaccino

AOU Cagliari

Team di ricerca del Prof. Orrù AOU Cagliari

Paola Belletti - pubblicato il 10/03/20

E' quasi tutta femminile la squadra di ricerca che ha individuato il gene N, bersaglio per diagnosi e cura della sindrome da COVID 19. Ottime notizie dall'Azienda ospedaliero universitaria del capoluogo sardo.

Individuato il gene bersaglio utile per diagnosi e cura del coronavirus

Il gene N del Coronavirus è stato sequenziato all’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari dalla Biologia Molecolare del professor Germano Orrù, con una equipe di ricerca tutta al femminile. Si tratta, spiega una nota dell’Aou, di una scoperta fondamentale per la ricerca dei farmaci antivirali e per i vaccini e che ha permesso anche di individuare il paziente zero sardo. Orrù e le ricercatrici Alessandra Scano, Sara Fais, Miriam Loddo, Giuseppina Palmieri, Carmen del Rio e Rosetta Scioscia lavorano a stretto contatto con il laboratorio analisi dell’Aou di Cagliari, diretto dal dottor Ferdinando Coghe

.

Le ricerche sono state effettuate su un sistema diagnostico che è stato battezzato “Caterina” dai biologi molecolari dell’Azienda. Ed è proprio grazie a “Caterina”, sulle base anche delle indicazioni del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) di Atlanta è stato realizzato un kit speciale che ha permesso non solo di scovare il Coronavirus ma anche di studiarlo. (

ADNkronos)

In una situazione come questa che nemmeno tutti ci siamo ancora forse resi conto di vivere, in quello che sarà senza dubbio ricordato come un periodo spartiacque, queste notizie sono più che buone, e a tanti livelli. L’azione mirata, competente, condivisa di un team di ricerca di un’isola che forse immaginavamo non solo immune ma forse tentata di starsene per i fatti suoi, la Sardegna, è un fiotto di speranza concreta da diffondere. Da incanalare con forza in fiumi dagli argini robusti, senza disperderlo in inutili rigagnoli.

Alla scoperta hanno collaborato biologi e clinici, teste da laboratorio e medici da prima linea e questa prossimità è l’ingrediente per nulla segreto della portata universale della scoperta.


Spallanzani coronavirus

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Team di ricerca (anche) al femminile

Che è un primo passo, non ancora conclusivo ma di quelli fondamentali, che decidono già se finirai sul podio o no, come lo scatto alla partenza in una gara di velocità. Bello che la componente femminile sia cospicua, ma meglio ancora quando non ci sembrerà né così insolito prenderne atto né così importante sottolinearlo con enfasi. A me personalmente interessa molto di più l’aspetto inter-relazionale che quello della gara maschi contro femmine (almeno non più come mi interessava a ricreazione, alle elementari). Siamo grati della ricchezza del genio femminile e della possibilità che ai possa mettere sempre più a servizio del bene comune, ma altrettanto sentiamo, almeno sento!, nostalgia quando manca e gratitudine quando è presente per la forza maschile, per la loro vocazione al sacrificio, per la capacità di guida diversa dalla nostra, per la lucidità che a volte la nostra sensibilità penalizza a favore della finezza di comprensione. E in questa, come in altre imprese scientifiche, servono entrambi gli approcci: attenzione al dettaglio, lettura d’insieme, orientamento all’obiettivo, attenzione alle persone concrete.

Al gruppo di scienziati sardi arrivano le congratulazioni del presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas: “E un segnale forte e importante per chi oggi è in trincea contro il Coronavirus. La Sardegna è unita in questa battaglia e la vinceremo». Grande soddisfazione anche del direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari, Giorgio Sorrentino: «La nostra azienda è orgogliosa di questa scoperta: è una grande speranza per tutti”.  (Ibidem)

“Il Covid 19 – spiega Orrù – contiene circa 30mila basi nucleotidiche, cioè il codice genetico del coronavirus”. Le ricerche sono state effettuate su un sistema diagnostico che è stato battezzato “Caterina” dai biologi molecolari. Ed è proprio grazie a “Caterina” che è stato realizzato un kit speciale che ha permesso non solo di scovare il coronavirus ma anche di studiarlo.

“Ogni virus a una sorta di codice a barre, il codice genetico appunto – sottolinea il prof. Orrù – Abbiamo costruito questo sistema che ci ha consentito di individuare subito i primi pazienti. Siamo riusciti a realizzare

un miniradar che riesce a riconoscere un gene particolare, il gene N, che è il nostro gene bersaglio”.

Più rapidità nella diagnosi

E’ incoraggiante notare che le cose vere sono vere in tutti gli ambiti. Siamo davvero più forti se siamo disposti a sostenerci gli uni gli altri, se l’esigenza di proteggersi non mortifica lo slancio della condivisione, scientifica e umana, economica e spirituale. E infatti l’esito di questa ricerca non è custodito in un bunker protetto da forze speciali ma è stato depositato nella banca dati mondiale per eccellenza in tema di genetica.

Il codice genetico è stato depositato in GenBank, la banca dati per eccellenza dove vengono depositate tutte le sequenze di tutti gli organismi viventi. “Il sequenziamento – dice ancora Orrù – serve a livello diagnostico per individuare le particolarità del nostro coronavirus, evitando errori diagnostici. E porta a valutazioni dei bersagli che sono ottimi punti di partenza per trovare vaccini e farmaci antivirali“. Il ricercatore non ha dubbi: “La battaglia contro il coronavirus può essere vinta e per farlo la trasmissione delle informazioni è fondamentale. Noi mettiamo la nostra scoperta a disposizione della comunità scientifica mondiale”. Al gruppo di scienziati arrivano le congratulazioni del presidente della Regione, Christian Solinas: “È un segnale forte e importante per chi oggi è in trincea contro il coronavirus”. (ANSA)

Tags:
coronavirusricercavaccini
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