Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!
Aleteia

Abbiamo paura del virus. Ma dove cerchiamo la nostra più profonda guarigione?

SADNESS
Di Vladimir Volodin - Shutterstock
Condividi

Questo momento di prova e di privazioni ci permette di scoprire la nostra fragilità e il nostro valore; e ci fa scoprire cosa significa mendicare la Salvezza, l’unica possibile, dal nostro Signore Gesù Cristo che ci ama con amore totale e indistruttibile.

Il riferimento a questo fenomeno è opportuno non soltanto perché tragicamente in atto, ma perché è proprio a questo livello delle relazioni con “l’altro” che la vicenda del coronavirus ci colloca in una posizione radicalmente nuova (cfr. P. Pietrini, La lezione del virus, «Avvenire», 29 febbraio 2020). Normalmente, infatti, siamo abituati a considerare l’altro sempre “fuori di noi”, cioè come ciò che “non siamo noi”, e di fronte al quale è necessario assumere distanze e precauzioni. Mentre adesso, improvvisamente, toccati da vicino dal virus, ci ritroviamo in una situazione in cui… “l’altro siamo noi”! Adesso siamo noi il rischio… (noi italiani, noi lombardi, noi bergamaschi o bresciani, noi di questo paese e quartiere, etc.). Adesso siamo noi “l’altro” che potrebbe ammalarsi (tutti i contagiati avranno pensato, prima: “C’è un rischio, ma non capiterà certo a me…”). Adesso siamo noi l’altro approcciato con distanza e guardato con diffidenza, anche nelle situazioni più comuni della vita quotidiana (una fila alle poste, la spesa al supermercato, l’attesa in pronto soccorso, un colpo di tosse o uno starnuto…). Adesso siamo noi l’altro che si vorrebbe far restare a casa propria, tra una regione e l’altra d’Italia, tra una città e l’altra, tra una porta e l’altra dello stesso condominio… Adesso siamo noi l’altro che è fermato agli aeroporti, trattato con preoccupazione all’ingresso in Paesi esteri, se non rimandato indietro con una certa decisione… Ma se, all’improvviso, “l’altro siamo noi”, ci accorgiamo anche di quanto rispetto, quanta comprensione e quanta cura vorremmo ricevere, proprio in questa circostanza più difficile. Da tutti, ma soprattutto da chi può accoglierci e aiutarci. Non propongo questa riflessione soltanto con riguardo al delicato e complesso fenomeno delle migrazioni, senz’altro bisognoso di un’analisi più ampia e a sé stante. Lo dico con riguardo a tutte le situazioni, nessuna esclusa, nelle quali abbiamo bisogno di re-imparare a stare davanti agli altri, e accanto a loro, in modo nuovo. Perché forse da oggi (da questi giorni) la ferita dell’altro, la sua paura, il suo limite non potremo più sentirli soltanto come un problema da distanziare, ma come l’invocazione di un fratello che è parte di noi, che è parte di me. Che mi appartiene almeno un po’, fosse pure l’ultimo degli estranei. Perché forse avremo capito un po’ di più cosa significhi, in certi momenti, essere l’altro che, nella prova, chiede di essere capito e amato…

La guarigione più profonda

Ad ogni modo, per una serie di ragioni, questa profonda ferita generata dal contagio è il medesimo luogo da cui sembra filtrare una luce nuova… La crisi di sicurezza che il coronavirus sta diffondendo, infatti, ci permette di riappropriarci di una verità fondamentale: e cioè che siamo legati gli uni agli altri. Anzi, affidati gli uni agli altri. Fatti per stare in relazione e, nel senso più profondo, per essere relazioni (in quanto figli nella Trinità).

Se questo è vero, la sperata guarigione dal coronavirus, e prima ancora dalla sua diffusione, ci indica anche la possibilità, se non la necessità, di una guarigione più profonda. Quella del nostro cuore. Come il virus “coronato”, infatti, pur minuscolo ed invisibile, una volta annidato può minacciare seriamente l’intero organismo umano (e immediatamente dopo può minacciare una relazione, una famiglia, un luogo di lavoro, una città e un intero Paese), così allo stesso modo esistono virus interiori e non apparenti, che possono danneggiare fortemente l’anima, il corpo e la nostra capacità di amare, come pure ogni nostra relazione. Diffondendo il contagio di un male di vivere che tende alla morte.

Abbiamo quindi bisogno di desiderare una guarigione integrale, che sia anche risurrezione interiore. E questa guarigione si chiama salvezza. Abbiamo cioè bisogno di un Salvatore, quello che non può essere invocato al livello civile, medico, politico ed economico. Un Salvatore di tutta questa vita, così meravigliosa e così fragile, amata concretamente nella vita di ogni uomo. Un Salvatore che, come “unica corona”, abbia il suo amore, dato fino in fondo, dato con la sua stessa vita, per me. E che niente e nessuno può rapirci, tanto meno un virus:

Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? […] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,35-39).

Tutto è dono

Lasciamoci prendere, allora… in questi giorni di ritiro forzato eppure pieno, in questi giorni di pensieri preoccupati eppure vivi. Lasciamoci prendere da un po’ di nostalgia. La nostalgia per quella Bellezza che solo il silenzio sa svelare, a cui solo la preghiera sa dare un volto, che solo i Sacramenti sanno riempire.

Certo, non dovunque oggi è possibile recarsi a Messa. Non dovunque oggi è possibile andare a confessarsi. Ma questi impedimenti, che oggi sentiamo così forti, ci aiutino ad apprezzare in modo nuovo – con diversa nostalgia appunto – l’enormità del Dono che quotidianamente ci è elargito, e raramente riconosciuto. Quanto vale una sola Santa Messa? Quanto vale la sua offerta, se può raggiungere anche gli estremi confini della terra? Quanto vale la nostra comunione in Cristo? Oggi forse lo capiamo di più… E quanto vale il perdono che Gesù mi offre personalmente, attraverso il gesto sempre possibile di ogni confessione? Quanto sembra più vero, adesso, che anche io posso perdonare, e provare a guarire i rapporti più difficili, mentre ci confrontiamo tutti con il “pericolo di vivere”? Oggi forse lo capiamo di più… Perché oggi possiamo capire meglio che nulla, ma davvero nulla, è scontato. E che tutto – ogni singola cosa – è dono. È dono la Santa Eucarestia, è dono la Santa Confessione, è dono la Santa Chiesa, con i suoi sacerdoti e la sua Parola, è dono la preghiera; è dono la mia famiglia (per quanto ferita e spezzata che possa essere), è dono il mio lavoro, è dono la mia libertà; è dono il mio tempo, è dono la possibilità di viaggiare, è dono la possibilità di acquistare, è dono anche il solo ritrovarsi a mangiare insieme con gli amici. Perché è un dono non scontato la mia salute. Ed è un dono immenso, per ogni giorno che passa, la mia vita. Quel giorno, anzi, sarà un dono anche la mia morte, se vissuta nella fede di chi può affidarsi all’Amore senza fine.

Da questa coscienza, dalla riscoperta del vero valore di questa vita, possiamo dunque ripartire. Da qui possiamo rialzarci ed aiutare altri a farlo. Perché la risposta più grande che in questi giorni possiamo dare al contagio provocato dal virus, è quella di un altro contagio. Una marea calma e forte di bene, che cominci a diffondersi proprio a partire dai nostri cuori. Dal mio. Da questo cuore, paziente zero, che ha ancora molto amore da ricevere… e molto amore da dare.

In fondo, in questi giorni di tempesta, Gesù ci chiede di credere in Lui, come lo chiese quel giorno ai discepoli, sulla barca scossa dalle onde. Ci chiede una fede grande come un granellino di senapa, piccolissimo, ma ben più potente di quel virus che vogliamo sconfiggere.

Un seme che ci invita a fidarci della Chiesa, anche nei momenti più difficili.

Un seme che ci riconsegna, ogni giorno di più, alla nostra verità più profonda…

Quella di essere figli.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG DEL MOVIMENTO ECCLESIALE CARMELITANO

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni