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Il nuovo Coronavirus e i progressi della medicina

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Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 09/03/20

Alcuni nuovi farmaci sono ormai in sperimentazione sugli animali infettati dal nuovo Coronavirus, e molti altri sono in fase di studio nei laboratori di mezzo mondo. È iniziato lo sviluppo di vaccini che ci permetteranno di prevenire l’infezione.

Di Alberto G. Ugazio

Negli ultimi trent’anni, sono comparsi almeno 30 nuovi virus nel pianeta terra: dall’Ebola negli anni ’70 del secolo scorso, all’HIV (il virus dell’AIDS) negli anni ’80, al Coronavirus della SARS agli inizi di questo secolo. Il nuovo Coronavirus, si è materializzato in Cina nel dicembre dello scorso anno, ed è stato denominato COVID-19 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta quindi soltanto dell’ultimo virus, in ordine di tempo, di una lunga serie.

Nel novembre del 2002 si sviluppò in Cina un’epidemia, dapprima misteriosa, che si rivelò poi causata da un tipo di Coronavirus, il SARS-CoV. Ma le differenze tra l’epidemia di allora e quella di oggi sono davvero grandi. L’epidemia di SARS, la Sindrome Respiratoria Acuta Grave, causò circa il 10% di decessi tra i soggetti infettati, mentre si stima che l’epidemia attuale causi un numero di morti almeno dieci volte inferiore. Siamo intorno al 2% di vittime tra i contagiati. Insomma la mortalità è piuttosto bassa, forse non molto più alta di quella della comune influenza. In un mondo globalizzato il problema sono quindi i valori assoluti e non le percentuali. Nel 2003 il pianeta non era interconnesso – anche fisicamente – come oggi, e ciò che preoccupa è la crescita del numero dei contagiati.

Nel 2002 passarono 4 mesi prima che le Autorità cinesi segnalassero la comparsa di una nuova, strana infezione all’Organizzazione Mondiale della Sanità, e ce ne vollero 5 per scoprire che la causa dell’infezione era un nuovo Coronavirus, il SARSA-CoV. Oggi è passato meno di un mese tra la comparsa dell’infezione, agli inizi di dicembre, e la scoperta della causa, il Coronavirus COVID-19. Tempi molto più brevi. Certamente è cambiato l’atteggiamento delle Autorità cinesi ed è molto migliorato il livello qualitativo della sanità cinese. Forse, quel che più conta, è che la biomedicina ha fatto passi da gigante; inoltre la comunità scientifica ha scelto di condividere da subito tutte le ricerche e i lavori che avevano, e hanno, come oggetto questo virus.




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L’epidemia di SARS, nel 2002, si verificò negli stessi mesi in cui veniva portato a termine il “progetto genoma”. Per scoprire le informazioni contenute nei geni dell’Homo sapiens erano occorsi quasi tredici anni, con il contributo di alcune tra le più brillanti menti della ricerca internazionale, l’invenzione di nuove tecnologie rivoluzionarie e più di 3 miliardi di dollari. Oggi, per ripetere in laboratorio la stessa operazione occorrono all’incirca 1.500 dollari. Il materiale genetico del Coronavirus è 100.000 volte più piccolo di quello dell’uomo. Non sorprende quindi che il corredo genetico del COVID-19 sia stato scoperto così rapidamente.

Con le conoscenze e le tecnologie di cui oggi disponiamo, sono già stati messi a punto nuovi metodi per la diagnosi di laboratorio, estremamente utili per contenere la diffusione dell’epidemia. Alcuni nuovi farmaci sono ormai in sperimentazione sugli animali infettati dal nuovo Coronavirus, e molti altri sono in fase di studio nei laboratori di mezzo mondo.

È iniziato lo sviluppo di vaccini che ci permetteranno di prevenire l’infezione. Le persone – sia gli scienziati che l’uomo della strada – possono informarsi con maggiore rapidità e accuratezza anche grazie ai social network, dove – per fortuna – non circolano solo notizie false. Insomma sono molte, e molto valide, le ragioni per guardare agli sviluppi di questa epidemia senza nulla concedere al panico e alle paure irrazionali.

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