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Un aborto spontaneo non rende “meno madre”

PORONIENIE
singh_lens | Shutterstock
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Come comprendere che il legame tra madre e figlio è eterno

“Ho fatto per Maëlis tutto quello che una madre può fare per il figlio”, dice Isabelle Verney. Dopo due maschi, Mayeul e Maxence, Isabelle ha perso una bambina, Maëlis, pochi giorni prima della data prevista per il parto, nell’ottobre 2015.

In un libro recente, Ma main dans la tienne (La mia mano nella tua), Isabelle ha condiviso il percorso umano, psicologico e spirituale di lutto per la sua bambina. Tre anni dopo ha avuto un’altra figlia, Adelais.

La Verney parla apertamente delle ripercussioni quotidiane della perdita di un bambino, e condivide le sue domande sulla salvezza dell’anima della sua piccola, portando un profondo messaggio di speranza.

Ha scoperto parole e riflessioni che le hanno permesso di non dimenticare, di andare avanti. Negli amici intimi che hanno vissuto la stessa prova, nei sacerdoti e nel marito ha trovato dei fari che l’hanno guidata nel suo doloroso processo di lutto.

Un tipo diverso di maternità, ma comunque maternità

In cosa consiste la maternità, se non nell’amare e nell’accompagnare il figlio? Questa doppia missione si applica totalmente anche alle madri che abortiscono. Un’idea particolarmente confortante che Isabelle ha scoperto è che questa maternità molto difficile e breve fa sì che le donne, nonostante tutta la sofferenza, compiano la doppia missione affidata a ogni madre fin dal concepimento del suo bambino.

“Queste esperienze diverse di maternità sono complete quanto le altre”, dice. Pur se per un breve periodo, una madre non può negare ciò che è stata per il suo bambino: una mamma che lo ha accompagnato fino alla fine della sua breve esistenza, una madre che ha provato amore per il figlio fin da quando ha saputo della sua esistenza.

Isabelle condivide le parole di una sua amica, Catherine, che le ha detto: “Hai compiuto completamente la tua missione con lei. È stato troppo rapido, certo, ma hai fatto tutto quello che una madre fa per un bambino. L’hai accompagnata in tutto. Lei è in cielo; è questo che ogni genitore vuole per il figlio. Hai svolto il tuo dovere con Maëlis”.

È un ruolo importante che rende queste madri vere nonostante l’assenza inconsolabile dei loro figli. È un’esperienza che trasforma, come scrive Blanche Streb: “Oggi ho capito perché non esiste una parola speciale per dare un nome a un uomo o a una donna che perde un figlio. Queste parole già esistono, da tutta l’eternità: genitori; papà e mamma”.

Il legame della maternità resta per sempre, soprattutto attraverso la comunione dei santi. Constatiamo questa verità nel Libro di Isaia, quando Dio, cercando di convincere Israele del suo amore, prende come esempio di attaccamento incrollabile l’amore materno:

“Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere?” (Isaia 49, 15).

“No, una donna non dimentica”, risponde Isabelle Verney. “Impara a conviverci”.

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