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Queste mani da chirurgo che un tempo operavano ora pregano “soltanto”

AKIKO TAMURA

Gentileza

Aleteia - pubblicato il 06/03/20

“Ho trovato donne splendide che mi hanno offerto tutto il loro aiuto e il loro sostegno perché trovassi la mia strada. Per loro era uguale se rimanevo o andavo in un altro posto, volevano solo che facessi la volontà di Dio, che fossi felice. Non c’erano né l’amarezza né la ristrettezza di vedute che pensavo di trovare. Le mie argomentazioni, le mie idee preconcette, sono cadute una a una. Sono state due ore in cui non riuscivo a smettere di piangere perché ho visto chiaramente che ero sulla buona strada… io che pensavo di andare, salutare e tornare come se niente fosse”.

A poco a poco ha capito che quell’idea pellegrina non solo “poteva essere”, ma che quel luogo sarebbe diventato la sua casa e quelle donne le sue sorelle.

Lo ha spiegato alla sua famiglia, agli amici e ai colleghi: “Erano tutti molto sorpresi. Chi mi conosce sa che non era un’idea mia”. Dopo essersi congedata da tutti, il 12 settembre 2012 ha varcato la soglia della clausura.

Da lì, 6 anni dopo e dietro una doppia grata, afferma sorridente: “Mi sento la donna più libera del mondo”.

Sei anni dedicando le sue giornate a compiti che si suppone siano propri di una monaca di clausura, come 7 ore di preghiera suddivise nell’arco della giornata e che “passano molto rapidamente”.

Ma non si limita a pregare insieme alle consorelle: lavorano duro, dedicando molte ore a compiti come l’orto e la falegnameria, casco incluso.

AKIKO TAMURA
Gentileza

Mantenere un monastero grande e antico è difficile, e le monache si sono assunte la responsabilità di curarlo e conservarlo per le future generazioni di Carmelitane:

“Spesso non troviamo chi svolga questi lavori, e quindi con un po’ di orientamento ci pensiamo noi”.

“La vita qui è intensa (e guarda che so bene cosa siano le vite intense), il tempo corre rapidamente e assomiglia molto alla vita in famiglia: sostegno reciproco e imparare le une dalle altre”.

Parlare con Akiko è una lezione di vita, cristiana e non. La religiosa spiega le cose con calma, in modo semplice ma profondo. Alla fin fine è un chirurgo, e non usa giri di parole:

“Non si tratta di fare cose buone, di non rompere un piatto, di rispettare certi precetti… no, no, non è questo. Si tratta di compiere la volontà di Dio. Si tratta di mettere Dio al primo posto nella propria vita, con tutte le conseguenze, ed essendo sempre sinceri con se stessi. Si tratta di aprire il cuore, come chi apre le mani, a Dio, ai fratelli, al bene… e chiuderlo con forza al male, alla debolezza, alla mondanità che ci rende tanto infelici e apporta tanta sofferenza. Il problema è che spesso lo facciamo al contrario, e non ci apriamo a Dio e ai fratelli, ma ci chiudiamo su noi stessi e ci diciamo ‘Io, io, io…’. Ma noi da soli non siamo capaci di quasi nulla. Io da sola sarei incapace di vivere come vivo qui. Mi è molto chiaro che tutti, io per prima, siamo deboli e tendiamo al peccato per nostra natura. Il fatto è che il Signore lo sa meglio di noi, e pur sapendo come siamo ci ama fino all’infinito. Il Signore aspetta paziente che gli diciamo un ‘Sì’ senza riserve, ci dà tutta la libertà del mondo. La chiave del tuo cuore ce l’hai solo tu, non ce l’ha neanche Dio”.

“E in mezzo a questa debolezza abbiamo paura di dipendere da Dio, e anche se sospettiamo che il Signore possa volere un’altra cosa diciamo a noi stessi: ‘Non sento, non sento, non voglio sapere nulla… prima le mie cose, prego un po’ Dio ma poi basta…’ Ma se stiamo davvero attenti, arriva un momento in cui dobbiamo essere sinceri con noi stessi e dire: ‘Aspetta, cosa sto sentendo?’ L’Amore di Dio ci risveglia la coscienza, il più profondo della persona, e quando si è consapevoli di quell’Amore ci si sente trovati, amati. E quell’incontro con un Dio personale cambia la vita.

Questo aprire davvero il cuore fa sì che Dio vi entri, e allora entra la pace, la forza, la libertà, e non sei più tu nel mondo, ma c’è un Noi… è un camminare con Lui dove Egli vuole”.

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clausuramedico
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