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Credere per i segni è perdere la libertà

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Serhii Brovko|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 04/03/20

Abbiamo ricevuto la Parola di Gesù eppure a volte non ci basta, continuiamo a sfidarlo chiedendo altri segni incontrovertibili. Ma il bene non ci costringe, non sarebbe tale se lo facesse.

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorchè il segno di Giona.
Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.
Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui».

Luca 11,29-32

Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona.

La ricerca dei segni è la grande scusa che usiamo per proteggerci dai cambiamenti. Infatti molto spesso cerchiamo segni perché vogliamo essere convinti a vivere diversamente da un argomento incontrovertibile che non lasci spazio a fraintendimenti e che in un certo senso ci costringa a scegliere il bene. Ma il bene non ci costringe mai. Se scegliessimo il bene perché costretti allora ciò non sarebbe più un bene. Di conseguenza aspettare il giorno in cui un chiaro segno ci costringa a fare la cosa giusta è in un certo senso voler tentare Dio. Ecco perché Gesù nel Vangelo di oggi dice che a questa generazione sarà dato solo il segno di Giona il profeta:

Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

Perché Gesù fa un chiaro riferimento a Giona? La maggior parte dei teologi dice che si riferisce al segno della resurrezione dopo essere stato chiuso nel sepolcro, esattamente come Giona rimase chiuso per tre giorni nel ventre della balena prima di essere riportato in riva. Eppure penso che dietro questo segno è nascosta una lezione ancora più significativa. Giona, una volta che si arrende alla volontà di Dio, e si reca a Ninive per cercare di convertirla, usa come unico argomento la sua parola e il suo percorrere la città chiedendo semplicemente di smettere di vivere così altrimenti la conseguenza sarebbe stata la distruzione. Questo profeta non compie nessun segno straordinario, nessun effetto speciale. Eppure gli abitanti di Ninive mettono in gioco la loro libertà e decidono di cambiare vita. Sono le decisioni che prendiamo davanti alle grandi provocazioni che Dio ci manda ad essere il vero cambiamento che stiamo cercando. Aspettare il sensazionale per cambiare la vita è solo un modo per dire che non vogliamo in realtà prendere nessuna decisione che conta. Se è bastata la parola di Giona a far cambiare la vita dei niniviti, cosa aspettiamo noi a cambiare la nostra dopo aver incontrato la Parola di Gesù?
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