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Da Besana Brianza parte la solidarietà: adottiamo le aziende della zona rossa?

FARMER, MILK, COWS
Syda Productions | Shutterstock
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Emanuele Pozzoli, sindaco di Besana Brianza, ha proposto alla sua comunità cittadina di adottare un’azienda del lodigiano da sostenere in questo periodo di emergenza. Un’inizitativa che può essere virtuosamente copiata e che si attaglia perfettamente alla sensibilità e al genio tipicamente femminile: prendersi cura, valorizzare e custodire cose e situazioni fragili ma promettenti (come un figlio!), tessere relazioni, ricucire strappi, nutrire.

Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: il Covid 19 ha colpito al cuore l’economia italiana (il 31% del Pil nazionale dipende da questre tre regioni). Alcuni ci hanno pure scherzato su, dicendo che se il virus ha una predilezione per le zone altamente produttive, allora c’era chi poteva tirare un sospiro di sollievo. Senza essere troppo pessimisti, c’è però da immaginare che anche il resto dell’Italia non resterà immune dagli effetti negativi che il nuovo coronavirus sta procurandoci. È bene capire se ci sia margine per rimboccarsi le maniche e mettere in campo le nostre piccole forze di semplici cittadini; e, a quanto pare, sì: la nostra presenza può fare la differenza.

Italia in ginocchio

Oltre l’emergenza sanitaria in corso, l’effetto più devastante a lungo termine di questo contagio sarà il duro contraccolpo economico che già si sente e colpirà ancora più duro. Siamo un paese che sta subendo l’isolamento, nonostante le molte rassicurazioni ufficiali. Le rotte aeree di diverse compagnie internazionali escludono l’Italia dai loro percorsi, si vieta l’ingresso ai cittadini italiani in molti paesi stranieri, la macchina del turismo nostrano trema e la produzione delle aziende del Nord è bloccata e si perdono le commesse. Ieri in una trasmissione televisiva, un affranto viticoltore veneto confessava di aver perso molti clienti stranieri preoccupati di poter contrarre il coronavirus bevendo il vino italiano; un altro imprenditore nel settore automobilistico raccontava uno scenario simile: richieste misure igieniche al limite dell’assurdo per consegnare auto provenienti dall’Italia.

Nei documenti ufficiali, sia del Ministero Italiano della Salute sia negli studi internazionali sul Covid 19, è stato ribadito senza possibilità di fraintendimento che il virus non si trasmette attraverso gli oggetti, eppure questa paura latente resta e i prodotti made in Italy ne pagano conseguenze gravissime. Di ieri è la triste stima dell’Ocse:

Il Coronavirus potrebbe dimezzare la crescita globale, che potrebbe fermarsi all’1,5% nel 2020, se l’epidemia fosse «più duratura e più intensa e si diffondesse ampiamente in tutta la regione dell’Asia-Pacifico, in Europa e in Nord America». A quantificare il (primo) impatto economico del Covid-19 è l’Ocse, che corregge al ribasso anche le stime sulla crescita italiana, prevista a zero quest’anno, per il momento (visto che si tratta dello scenario migliore). (da Corriere)

Vittime di questo clima di emergenza sono tre settori chiave: il manifatturiero tessile, i trasporti e il turismo. In questo scenario lugubre, noi cittadini, siamo solo spettatori in attesa di soluzioni escogitate e scritte da chi tiene le fila delle sorti macroeconomiche dell’Italia o possiamo fare qualcosa? Negli ultimi anni abbiamo spesso sentito il ritornello di una lamentela forte, e giusta, su come il grande valore di piccole e medie imprese nostrane sia stato schiacciato da un’economia troppo globalizzata. Forse questa crisi inaspettata e dai contorni tutti ancora da definire ci porge un’occasione per innescare, nel piccolo, un nuovo corso virtuoso.

Una buona idea da copiare e diffondere

È di ieri la notizia che il sindaco del comune di Besana Brianza, Emanuele Pozzoli, ha scritto un messaggio al sindaco di Codogno, Francesco Passerini, con una proposta semplice e concreta:

Caro collega ti scrivo poche righe per rubarti poco tempo. Mi sapresti indicare un’azienda alimentare del tuo territorio in difficoltà per questo periodo? Mi impegno ad acquistarne dei prodotti per sostenerla con la mia comunità. (da Monza Brianza News)

EMANUELE POZZOLI
Besana Brianza | Facebook
Emanuele Pozzoli

Un’idea semplice, operativa e alla portata delle forze di noi tutti; da copiare dunque. Sembra anche una puntuale risposta all’appello che proprio pochi giorni fa il sindaco di Codogno aveva rivolto al governo:

Negli ultimi giorni proprio dai Comuni della zona rossa del lodigiano è arrivato un appello al governo affinché possano riprendere alcune attività, nel rispetto delle misure necessarie per il contenimento della diffusione del Virus. “Non vorremmo dover arrivare al punto di dire: l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto – ha dichiarato il sindaco di Codogno riferendosi alle ricadute economiche e lavorative nell’area – Si sta rischiando di ammazzare l’economia con ricadute più ampie e che non riguardano solo il lodigiano o la Lombardia”. (Ibid)

Mettendo da parte le valutazioni politiche e le polemiche che montano sui social, se non vogliamo che il paziente muoia possiamo fare qualcosa anche noi in prima persona. E la scommessa non è solo quella di salvare un paziente oggi in pericolo di vita, ma quello di riscoprire quanta vitalità creativa e produttiva aveva il paziente prima di ammalarsi. Fuor di metafora: abbiamo snobbato troppo a lungo il tesoro delle nostre terre vicine. La dinamica dell’adozione è bellissima in ogni ambito la si pratichi: parte sempre dalla constatazione di una ferita presente che non si vuole nascondere alla svelta e presuppone che due parti possano incontrarsi e sostenersi a vicenda. Nell’adozione classica una famiglia impossibilitata ad avere figli incontra un bambino privato, per le più disparate ragioni, dei propri genitori. Con l’adozione a distanza ci sono persone che riempiono la propria solitudine vedendo crescere nel paese natale un bambino privo di mezzi di sussistenza. Ci sono molte altre declinazioni, ma la sostanza non cambia: due bisogni possono incontrarsi e dare frutto.

Si può adottare anche un’azienda? È senz’altro possibile e alla portata delle nostre piccole comunità cittadine seguire l’intuzione buona del sindaco di Besana e magari trovare altre formule diverse e simili, confacenti alla realtà di ciascuno. Da casalinga, ad esempio, cercherò di compiere scelte precise quando vado a fare la spesa, vincendo la tentazione di prendere i prodotti alla svelta dagli scaffali, cercando di recarmi da chi può procurarmi prodotti italiani e magari con un’attenzione in più alle regioni colpite maggiormente dal Covid 19. Anche la grande distribuzione potrebbe fare passi coraggiosi in questa direzione. Non credo di essere eccessivamente catastrofica nel prevedere che dal Nord l’impatto negativo scenderà nei prossimi mesi su tutta la penisola; saremo quindi chiamati a sostenerci a vicenda. La politica con la P maiuscola farà il suo percorso, ma famiglie, comuni e ogni genere di piccola comunità esistente potrà dare prova di essere il vero tessuto connettivo della società.

Ci siamo tanto riempiti la bocca in astratto del pregio indubitabile dei prodotti made in Italy, ci siamo tanto lamentati delle fragole a dicembre nei supermercati; ora possiamo essere i primi benefattori della grande scatola del tesoro che è il nostro territorio e del valore aggiunto che è la buona volontà di chi lo lavora. Non è giusto venire isolati dai mercati internazionali, ma preso atto del fatto che lo saremo o che saremo senz’altro penalizzati, si deve riaffacciare alla memoria l’immagine positiva di quel lontano tempo in cui le scorrerie dei barbari devastarono l’Europa: si ripartì dai monasteri, si ripartì da un’economia dal volto umano e cioè locale, particolare, non disgiunta dal benessere spirituale dell’uomo.

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