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Il digiuno è anche una forma di preghiera

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Mário Scandiuzzi - pubblicato il 02/03/20

Il digiuno e l'astinenza devono essere definiti avendo come obiettivo principale la santificazione

Il quarto comandamento della Chiesa ci invita a digiunare e ad astenerci dalla carne e determina i tempi di ascesi (pratica che ci porta a una preparazione spirituale) e penitenza, come preparazione alle feste liturgiche.

Il digiuno e l’astinenza devono essere definiti avendo come obiettivo principale la santificazione.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, § 2034, ci dice che digiuno e astinenza “contribuiscono a farci acquistare il dominio sui nostri istinti e la libertà del cuore”.

Non devono essere quindi rispettati solo come un obbligo, ma come un cammino di crescita nella fede. Si tratta di un dominio sulle nostre vanità e passioni, sulla nostra volontà, perché la volontà di Dio si manifesti in noi.

Il digiuno è anche una forma di preghiera. Dopo essere stato battezzato, Gesù si è ritirato nel deserto e ha digiunato “quaranta giorni e quaranta notti” (Mt 4, 2). È anche una forza per andare avanti nel cammino della fede. Nel capitolo 17, Matteo narra il passo di un bambino epilettico. Il padre ricorre a Gesù dicendo che aveva già chiesto ai discepoli di curarlo, ma non ci erano riusciti. Alla fine di quel passo, Gesù dice ai discepoli: “Questa specie di demòni non esce se non per mezzo della preghiera e del digiuno” (Mt 17, 21).

Non va mai dimenticato che il digiuno e l’astinenza non sono forme di regime o di dieta, ma penitenze che ci fanno avvicinare sempre di più al Padre.

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