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Chiara: «Volevo un amore vero e per sempre, volevo essere felice, volevo essere me stessa»

CHIARA PIERI

Chiara Pieri

Annalisa Teggi - pubblicato il 02/03/20

Nel tempo queste parole per me acquistano sempre più spessore, si riempiono di significato. Fa impressione pensare che quelle stesse parole le pronunciava Gesù, e che in Gesù quelle parole si sono compiute, si sono per così dire “illuminate”. Prima non pregavo molto ed ero un po’ spaventata che Dio mi chiamasse a una vita così, poi ho intravisto che la preghiera è entrare nel mistero di questo rapporto che Cristo aveva con il Padre, è come il luogo per apprendere la nostra dipendenza di creature. I salmi racchiudono tutta l’esperienza dell’uomo, quindi per me sono anche un modo per imparare a conoscermi, per dare un nome a quello che mi passa nel cuore. La preghiera è anche la nostra modalità di compagnia e vicinanza a tutto il mondo, ringraziamo e domandiamo per tutti, lasciando fare a Dio. Quando sono stanca o senza voglia, mi aiuta offrire quel gesto e quelle parole per qualcuno.


SUOR MARTA, TRAPPSITA

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Ti pongo l’obiezione classica. Non senti ti perdere molto, restando «chiusa» in monastero?

La cosa che più mi è costato “perdere” sono stati i rapporti. Si lascia il livello immediato, quotidiano dell’essere insieme a quelli con cui si è condiviso tanto, ma si sperimenta che nulla va perduto, tutto è ridonato ad un livello più profondo. Anzi, si scopre di più il valore di quello che si è vissuto e tutto questo in me continua a vivere. Ci si accorge anche che certe cose che ritenevamo fondamentali, non sono poi così indispensabili. Per esempio, non essere bombardati minuto per minuto da quello che sta succedendo nel mondo aiuta a guadagnare una profondità di giudizio sulla realtà. Rimanere attaccati al presente nella clausura monastica, cercando di non evadere altrove o di non rimandare a tempi migliori, costringe ad accorgersi di quanto già ci è donato e a ricominciare sempre, godendo della gioia di essere continuamente perdonati.

E a chi è «fuori» e ha apparentemente aperte tutte le strade della libertà, ma si sente escluso da una felicità autentica a cosa suggerisci di guardare, o cosa inviteresti ad ascoltare?

Suggerisco di guardare all’amicizia che è la Chiesa. Lì si può ascoltare la promessa di una felicità autentica e si può percorrere la via che Cristo ci ha aperto per raggiungerla. Suggerisco di guardare alla bellezza dei santi, quelli in cielo e a quelli ancora qui sulla terra, guardare a loro come testimonianza sicura che questa felicità è possibile. “Beati” in fondo vuol dire “felici”.


ILENIA SICILIANI

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Di cosa sei grata quotidianamente? Cosa ti costa fatica?

C’è molto per cui essere grata e io credo di non esserlo abbastanza. A fine giornata mi viene da ringraziare per le cose semplici che sono successe: per avere accanto queste sorelle, per aver fatto pace con qualcuno, per aver ascoltato una parola che mi ha colpito, per aver potuto scoprire qualcosa in più di me (specialmente dentro il mio peccato), per essere stata corretta, per essere stata aiutata nel lavoro, per aver potuto partecipare alla liturgia con il cuore meno distratto del solito… mi viene anche da ringraziare perché stanno nascendo i semi sparsi nell’orto, perché ho visto uno scoiattolo nel bosco o perché il mare era particolarmente blu. In fondo tutto c’entra con l’amore di Dio per me. Però la maggior parte delle volte do tutto per scontato, oppure pretendo di fare le cose di testa mia, qui allora comincia la fatica.

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donnefelicitàvita monastica
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