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"Ho messo io il sangue alla Madonnina di Civitavecchia": la ricostruzione di Alfano non è attendibile

MADONNA Z CIVITAVECCHIA

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 28/02/20

A Porta a Porta una testimonianza riapre il caso: "Quando l’ho toccata è colato del sangue sull’occhio della Madonnina". Ma le sue tesi non tornano. E vi dimostriamo perchè

«Sono stato io a mettere il sangue sul volto della Madonnina di Civitavecchia». Hanno destato scalpore le affermazioni svelate nella trasmissione “Porta a Porta“, su Rai1, dal signor Ivano Alfano, che dopo 25 anni ha confidato di aver deciso di togliersi questo peso e di raccontare la sua verità.

Tutto sarebbe nato, a suo dire, in seguito ad una ferita alla mano che si era procurato durante una gita insieme alla compagna Leandra:

«Quel giorno (2 febbraio 1995, ndr) siamo partiti io e la mia compagna con una motocicletta, mi si era rotto il filo del gas e l’ho riparato da me. […] Il filo mi ha creato un taglio sul dito, non me ne sono accorto subito», ha dichiarato. «Arrivati a Civitavecchia abbiamo lasciato la motocicletta per andare a prendere qualcosa da mangiare e a un certo punto c’era una nicchietta con una Madonnina. Quando vedo una Madonnina ho il vizio di fare il segno della croce, mi bacio e tocco la Madonnina. Quando l’ho toccata è colato del sangue sull’occhio della Madonnina».

Anche Leandra ha confermato di aver visto del sangue solo dopo che la statuetta era stata toccata dal compagno, il quale poi sarebbe andato via, avendo visto arrivare un signore con una bambina. «La bambina forse ha visto colare il sangue perché era una cosa appena successa», ha dichiarato. Tuttavia, Ivano ha escluso che la colatura sotto l’altro occhio fosse stata provocata dalla sua ferita: «C’è qualcosa che non torna – ha osservato – la colatura sul corpo non c’era». 

Perché non lo raccontò subito? «Non avevo la testa di adesso, ero un ventenne, ho avuto un po’ di paura», ha concluso l’uomo durante l’intervista a “Porta a Porta” (Il Sussidiario, 21 febbraio).

Cosa accadde quel 2 febbraio 1995

È il pomeriggio del 2 febbraio 1995 quando una piccola statua di gesso di 42 centimetri raffigurante la Madonna iniziò a lacrimare sangue nel giardino della famiglia Gregori, alle porte di Civitavecchia. La statuetta era stata acquistata l’anno precedente a Medjugorje dal parroco della vicina chiesa di Sant’Agostino, che la donò alla famiglia, e posta poi all’interno di una nicchia. Intorno alle 16.30, la figlia Jessica, all’epoca di 5 anni, raccontò al padre di aver visto un liquido rosso scendere dagli occhi della Madonnina. Venne subito informato il parroco e la gente iniziò ad accorrere. Fu la prima di 14 lacrimazioni. 




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La ricostruzione che non torna

«Se per ipotesi fosse vera la ricostruzione di Alfano, bisognerebbe innanzitutto dire che la sua colpa principale sarebbe stata quella di aver lasciato per molti anni il signor Fabio Gregori vittima di un’inchiesta, che lo aveva visto accusato di associazione a delinquere, dalla quale è uscito totalmente scagionato. Che però è costata, a lui e alla sua famiglia, una lunghissima e penosa sequenza di accuse e di polemiche. Se, come invece ritengo, quella ricostruzione non è credibile, il rimettere in discussione una vicenda ormai definita rappresenta una grave responsabilità», commenta il giornalista e scrittore Saverio Gaeta, autore del libro “Civitavecchia – Le lacrime di sangue della statuetta di Maria” (Edizioni San Paolo).

Gaeta smentisce la ricostruzione di Alfano, prima di tutto per aspetti logistici. Il giornalista, che ha seguito molto da vicino il caso delle lacrimazioni della statuina, si è recato più volte presso la villetta dei Gregori a Civitavecchia.

“La statuina non era visibile”

«Questa persona – afferma Gaeta – dice di essere andato in moto il 2 febbraio 1995 e di essersi fermato a un certo punto, per motivi non chiariti, nei pressi di casa Gregori, e di essere stato attratto dalla statua della Madonnina. Alla villetta si accede tramite un vialetto che si trova lungo un rettilineo di almeno un paio di chilometri».

Quindi, prosegue il giornalista-scrittore, «non si capisce perché uno si debba fermare nel bel mezzo di un rettilineo del genere. Ma ammettiamo che Alfano l’abbia fatto. Lui dice di aver visto la Madonnina dalla strada. Eppure la statuina non era visibile, poiché si trovava nella nicchia in pietra all’interno della proprietà dei Gregori, proprio di fronte alla porta d’ingresso della villetta, con l’apertura rivolta verso l’interno. Da come parla Alfano, sembra che la statuina fosse in un crocicchio e visibile: questo va assolutamente smentito».

“Non c’è stato alcun contatto”

Il racconto di Alfano, secondo Gaeta, non è convincente nemmeno quando parla del contatto con la statuina. «Ammettiamo ancora che Alfano sia entrato nella proprietà dei Gregori e sia andato vicino alla statuina. Se fosse arrivato quando ancora non erano rientrati a casa Fabio con la sua famiglia (quel pomeriggio si erano recati in parrocchia, ndr), siccome Alfano dice di aver visto i Gregori, deve averli per forza incrociati di faccia, considerate le posizioni della nicchia e dell’ingresso di casa. Ma fra loro invece non c’è stato alcun contatto e Gregori non li ha mai visti».




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