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Non troverai nessuno disposto ad aspettare tanto, mi disse. «Io, invece, ti aspetterei!»

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Akhenaton Images - Shutterstock
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Il sogno che avevo fin da piccola, trovare l’amore della vita e formare una famiglia, continuava ad infrangersi contro la dura realtà dei miei fallimenti sentimentali. Fino a che non ho lasciato il timone a Dio.

di Eleonora Costa

Qualche giorno fa molti amici mi hanno fatto gli auguri, chi più, chi meno consapevolmente rispetto al reale evento da festeggiare.

Facebook riporta questa data come la data del mio compleanno. In realtà io sono nata due volte!

La prima in ottobre, quando il mio primo vagito ha allietato tutti i componenti della mia famiglia. La seconda il 25 febbraio di 10 anni fa, quando ho deciso di fare sul serio, di fare un salto nel vuoto, di fidarmi di Dio.

Ho sempre avuto nel cuore il romantico e inconfessabile desiderio di un uomo da amare e di una famiglia mia.

Dico romantico perché, per molto tempo, ho creduto che l’amore fosse fatto di farfalle nello stomaco e stupidaggini da film.

Dico inconfessabile perché pare che, al giorno d’oggi, se la carriera non è la tua priorità, se non sei una stacanovista, se non hai ben chiaro l’obiettivo per conquistare una posizione socialmente elevata sei vista da alcuni come stupida e retrograda.

Beh, questo desiderio che sentivo forte dentro, in fondo pensavo fosse un desiderio in contrasto con il progetto di Dio per me.

Forse il mio bagaglio di vita portava ancora dietro gli strascichi di un Dio che punisce e ti chiede cose che ti fanno soffrire, non so, ma di tutta risposta, seppure cattolica, ho sempre pensato di tenermi stretti i miei sogni e procurarmela da sola la felicità che cercavo, con i miei criteri e le mie decisioni discutibilissime.

Storie in cui mi buttavo senza troppi ma e troppi se, pensando “questa volta, lo sento, è quella buona!” e che invece finivano male, lasciandomi sempre più vuota e umiliata.

Il 25 febbraio di 10 anni fa l’ennesima batosta mi mise davvero in ginocchio. Ero furibonda, ho distrutto una stanza e urlato contro il cielo e contro me stessa con tutta l’aria che avevo nei polmoni. E ho capito. Ho capito che in tutti quegli anni ero stata cieca per la smania di non rimanere sola, di trovare l’amore.

Avevo permesso ai sentimenti e alle sensazioni di dettar legge sulle mie decisioni, avevo permesso a chiunque di calpestarmi, ma non avevo dato a Dio una possibilità.

Era arrivato il momento di un drastico cambio di rotta.

Forte di questa decisione, per cominciare bene il “viaggio della fiducia” andai a confessarmi ma accadde qualcosa di diverso dal solito: uscii dal confessionale molto turbata.

Attraverso il discernimento di ciò che mi stava accadendo compresi che Dio si rivelava nella mia vita attraverso dei segni concreti e io, alla fine, ho capito chiaramente cosa Dio mi stava chiedendo: cammino di castità.

Era una cosa che non capivo, fuori dalla mia portata, una cosa che mi sembrava da moralisti insomma. Però avevo deciso, avevamo fatto un patto io e l’Altissimo: “Qualunque cosa mi chiederai, fosse anche la più assurda, la farò. Da oggi guidi tu”. E così feci, piena di paura com’ero, sicura che sarei rimasta sola o, bene che mi sarebbe andata, forse un povero disgraziato lo avrei incontrato in vecchiaia.

Da quel giorno posso dire che iniziò la vera avventura della mia vita. Quella cosa così difficile e incomprensibile si rivelò per me una benedizione, una lente d’ingrandimento per la realtà.

Con questa lente tante cose, tante situazioni, apparvero chiare e la Provvidenza non si fece attendere molto.

Una sera con amici, il ragazzo che mi piaceva disse apertamente che questa cosa della castità era un’assurdità, che nessuno mai sarebbe stato disposto ad aspettarmi. Mi sentivo come dice san Paolo “tribolata ma non schiacciata”. Era dura. In quello stesso momento un amico lì presente ribatté dicendo: “Io ti aspetterei”.

Questo ragazzo “coraggioso” era stato il mio primo grande amore nell’adolescenza; in un primo momento non scoccò subito la scintilla, consideravo che con lui ormai le cose erano superate, ma fu per me di grande conforto. Avevo compreso di non “viaggiare da sola”, era una certezza ormai.

Il 25 luglio dello stesso anno, senza che io stessi ad arrovellarmi il cervello fra vuoti allo stomaco e notti insonni, ecco, quell’amico, quel mio primo grande amore mi baciò al chiaro di luna davanti al mare.

Inaspettato. Più bello di come io avrei mai sperato.

Fu una notte meravigliosa, parlammo tantissimo, fino all’alba, guardandoci negli occhi. Lì capii che non era il batticuore la “voce da seguire”, ma una verità che apparve chiarissima, calma, mite e lucida dentro di me: mi sentivo finalmente a casa.

Nei mesi successivi, un sacerdote mi portò un po’ fuori strada, mi disse che non era una firma, quella del matrimonio, a rendere un atto “lecito”, ma bastava essere innamorati, non occorreva aspettare. Io ero innamorata, per cui non mi feci problemi a “cambiar rotta” un’altra volta.

Nel corso dei mesi, però, constatai che la comunicazione fra noi cominciava ad avere qualche falla. Avevo ricominciato a viaggiare su un piano più superficiale nella relazione e il mio bagaglio personale tornava ad appesantire la nostra storia, non potevo rovinare tutto un’altra volta.

Poi grazie al mio padre spirituale feci un po’ di chiarezza e tornai sui miei passi.

Compresi la bellezza della castità, capii che l’amore è una decisione, che spesso costa fatica, ma è una gran bella fatica se a portare il “giogo” non sei solo.

Dopo 6 anni di fidanzamento ci siamo sposati. Un’avventura ancora più incredibile, altro che Bilbo Baggins! 😀

Oggi abbiamo una bimba in cielo e una che distrugge tutta la casa e “santifica” il nostro povero cane.

Nonostante le difficoltà siamo davvero felici, ma non è merito nostro. Ogni tanto, anzi, molto spesso, mi illudo che sia la mia bravura a mandare avanti la baracca, ma al di fuori di Cristo non c’è bellezza, neanche in ciò che più ami o desideri.

Una frase che ho pensato banale tante volte e che solo ultimamente ho sperimentato in prima persona. Non è semplice da spiegare, va vissuto sulla propria pelle e questa testimonianza è un incoraggiamento per tutti quelli che leggeranno, perché decidano di buttarsi e fidarsi di Gesù che nella nostra vita ha compiuto e continua a compiere meraviglie.

Festeggiare questo giorno, il giorno dell’inizio della mia conversione, mi sprona a compiere ogni giorno piccoli salti nel buio, sicura che Lui mi tiene per mano e mi ricorda che basta davvero una fede piccola come un granello di senape per veder fiorire cose davvero inaspettate.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG SPOSI E SPOSE DI CRISTO

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