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Qual è il simbolismo delle ceneri?

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Le ceneri hanno una lunga tradizione nella Chiesa cattolica, con radici che affondano nell’Antico Testamento

Nel rito romano della Chiesa cattolica, il Mercoledì delle Ceneri si concentra, e non sorprende, sull’imposizione delle ceneri su tutti i fedeli che assistono alla Messa o a un servizio di preghiera. Questa cerimonia è relativamente breve, ma ha un ricco simbolismo che a volte viene dimenticato.

In primo luogo, le ceneri usate sono in genere preparate in parrocchia bruciando i rami di ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente, il che collega l’inizio della Quaresima alla sua fine, quando ricordiamo la Passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. Il periodo penitenziale inizia con la crocifissione e termina con la crocifissione.

In secondo luogo, la preghiera usata dal sacerdote per imporre le ceneri sulla fronte di un individuo vuole ricordarci la nostra mortalità e le conseguenze del peccato originale di Adamo ed Eva. La preghiera “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai” è una citazione diretta dal libro della Genesi, tratta dal passo in cui Dio sta giudicando Adamo ed Eva dopo che hanno mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male:

“Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Gn 3, 19)

Adamo ed Eva sono poi stati esiliati dal giardino dell’Eden e non è stato loro permesso di tornare, venendo destinati a una vita terrena.

Le ceneri, inoltre, sono state usate da molti nel corso dell’Antico Testamento come segno del proprio pentimento, chiedendo a Dio di avere misericordia di loro. Nel libro di Giuditta (Gdt 4, 11) si legge che “ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore”, e che “il Signore porse l’orecchio al loro grido e volse lo sguardo alla loro tribolazione” (Gdt 4, 13).

Quando il profeta Giona predicò nella città di Ninive, “si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3, 6).

Ogni volta che il popolo si è gettato addosso la cenere, si è pentito dei propri peccati e ha gridato a Dio chiedendo misericordia, il Signore ha ascoltato il suo grido e lo ha risparmiato dalla distruzione.

Questo simbolismo del pentimento è il motivo per il quale nella versione attuale del rito romano le parole pronunciate all’imposizione delle ceneri possono essere l’ingiunzione di Gesù “Pentitevi, e credete al Vangelo”.

Anche San Giovanni Paolo II ha riassunto la profondità di significato dietro le ceneri:

“’Crea in me, o Dio, un cuore puro… non privarmi del tuo santo spirito’. Sentiremo echeggiare quest’invocazione nel nostro cuore, mentre tra poco ci accosteremo all’altare del Signore per ricevere, secondo un’antichissima tradizione, le Ceneri sul capo. Si tratta di un gesto ricco di richiami spirituali, un segno importante di conversione e di interiore rinnovamento. E’ un rito liturgico semplice, se considerato in se stesso, ma quanto mai profondo per il contenuto penitenziale che esprime: con esso la Chiesa ricorda all’uomo credente e peccatore la sua fragilità di fronte al male e, soprattutto, la sua totale dipendenza dall’infinita maestà di Dio”.

Le ceneri sono un simbolo importante nella Chiesa cattolica, e ci collega a una lunga tradizione biblica di gridare a Dio per ottenerne la misericordia, mostrandogli il nostro rinnovamento interiore con un segno esteriore.

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