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Una rete diversa. Ecco come la Chiesa può “cambiare” internet

MEDIA NUNS
© Daughters of St. Paul
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“Il web permette processi inesauribili di (ri)creazione a patto che sia concepito e vissuto come spazio normale dell’esistenza e non come qualcosa di estraneo, da rifiutare”

«La Chiesa, nelle sue varie espressioni comunitarie e pastorali, non è certamente esclusa dalla necessità di farsi sempre più comunicativa e mediale».

Massimiliano Padula in Comunica il prossimo tuo. Cultura digitale e prassi pastorale, edito da Paoline, racconta l’evoluzione della comunicazione della Chiesa, in tempi di social network e internet.

“Territorio infinito di creatività”

Leggendo il Magistero ecclesiale in materia di comunicazione, infatti, si percepisce un’insistente volontà di sottolineare l’importanza di tutto il «contesto – come ad esempio, il fine, le persone, il luogo, il tempo ecc. – nel quale si attua la comunicazione stessa, [un contesto] capace di modificare o addirittura cambiare totalmente il valore morale».

La pastorale dei media e della comunicazione è, quindi, un territorio infinito di creatività. Il web permette processi inesauribili di (ri)creazione a patto che sia concepito e vissuto come spazio normale dell’esistenza e non come qualcosa di estraneo, da rifiutare, che destabilizza e fa paura.

DZIECI, INTERNET
Syda Productions | Shutterstock

Pastorale della contingenza

Cogliere questa ambivalenza e propendere dalla giusta parte, evidenzia Padula, diventa «l’atto più efficace per delineare i contorni di una vera e propria pastorale della contingenza; significa, cioè, recepire che “la Chiesa esiste e si comprende, proprio nella sua peregrinante storicità”, a partire cioè da quello Spirito trasformante che, dal concilio Vaticano II in poi, l’ha investita, stimolata ad aggiornarsi e a rileggere il Vangelo nella prospettiva della cultura contemporanea».

La contingenza, è la tesi dell’autore di “Comunica il prossimo tuo. Cultura digitale e prassi pastorale“, «diventa allora quella condizione socio-culturale che caratterizza il legame tra prassi pastorale e cultura digitale. Le comunità ecclesiali dovranno (iniziare a) (re)impostare azioni pastorali capaci di capire, anzitutto, che il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel fondamento antropologico».

“Cambio di mentalità”

Questa ricerca diventa ancora più profonda «nell’attuale scenario sociale digitale caratterizzato da un evidente processo di de-tecnologizzazione. La dimensione strumentale dei media appare sempre più scolorita di fronte alle prevalenti opportunità di relazione, conoscenza, partecipazione offerte dal web».

«Si tratta – sentenzia Padula – di un sostanziale processo di ripensamento, di cambio di mentalità, di presa di coscienza. Certamente non di impostazioni, azioni, progetti, strumenti diversi da quelli esistenti».

INTERNET
Jack Frog - Shutterstock

La pastorale mediale

La pastorale mediale pertanto non è altro che il dato di fede incarnato nell’«attuale contesto comunicativo, caratterizzato dalla presenza e dallo sviluppo dei media digitali, dai fattori della convergenza e dell’interattività».

Quindi, conclude Padula, «è semplicemente prassi pastorale declinata nei diversi ambiti».

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