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I presunti veggenti di Medjugorje non sono credibili. Lo ha detto la Commissione del Vaticano

I veggenti di Medjugorje nel periodo delle prime apparizioni.
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La Commissione ha preso in esame due argomentazioni, diffuse e ripetute: il lucro e le alterazioni psicologiche. Al vaglio soprattutto la vicenda di Ivan

I presunti veggenti di Medjugorje non sono più totalmente credibili. I motivi li spiega la Relazione della Commissione internazionale d’inchiesta, creata dal Vaticana e presieduta dal cardinale Camillo Ruini.

Il documento, sinora segreto, è stato pubblicato in esclusiva dal giornalista e scrittore Saverio Gaeta, nel suo nuovo volume “Dossier Medjugorje” (edizioni San Paolo).

© MANUEL ROMANO / NURPHOTO

L’immoralità

La Commissione – che ha lavorato al dossier tra marzo 2010 e gennaio 2014 (inviando, poi, tutta la documentazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede) – ha preso in esame due argomentazioni, «diffuse e ripetute», che, sulla base delle sue indagini, ha ritenuto di dover valutare criticamente.

La prima riguarda «l’immoralità dei presunti testimoni e, in modo particolare, la loro ricerca di lucro, apertamente considerata dalle Normae della Congregazione per la Dottrina della Fede, un fattore di valutazione contrario alla verità delle rivelazioni private attestate».

La seconda si riferisce all’«esistenza nei presunti veggenti di patologie psicologiche significative e alteranti. Ma niente di tutto ciò è apparso dalle specifiche perizie condotte su di essi».

MEDJUGORJE
Shutterstock-Hieronymus

“Aspetti ambigui con il denaro”

Quel che la Commissione internazionale ha potuto accertare, a proposito dell’accusa di un’eventuale ricerca del lucro, è che «i testimoni del segno soprannaturale a loro originariamente indirizzato, hanno ora effettivamente un rapporto per alcuni aspetti ambigui con il denaro, però, più che situarsi sul versante dell’immoralità, si situa nel versante della struttura personale, spesso priva di un solido discernimento e di un coerente orientamento».

C’è una ragione che motiva questo “cambio di rotta”. «E’ mancata loro una attendibile e continuativa guida spirituale, nel corso di questi trent’anni. Vi sono, semmai, molti indizi di protagonismi spirituali esibiti e di relazioni pastorali mancate».

Il caso di Ivan

In altri termini, occorre riconoscere che, per lunghi anni, né i vescovi di Mostar-Duvno, né la comunità dei frati francescani di Medjugorje, «hanno stabilito con queste persone relazioni di sufficiente frequentazione e di approfondito discernimento dei significati dei fatti che essi attestavano e tuttora attestano di esperire».

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