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“I presunti veggenti di Medjugorje non sono più totalmente credibili”

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I veggenti di Medjugorje nel periodo delle prime apparizioni.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 21/02/20

La Commissione così si espresse nel 2014, prendendo in esame due argomentazioni, diffuse e ripetute: il lucro e le alterazioni psicologiche

I presunti veggenti di Medjugorje non sono più totalmente credibili. I motivi li spiega la Relazione della Commissione internazionale d’inchiesta, creata dal Vaticana e presieduta dal cardinale Camillo Ruini.

Il documento, sinora segreto, è stato pubblicato in esclusiva dal giornalista e scrittore Saverio Gaeta, nel suo nuovo volume “Dossier Medjugorje” (edizioni San Paolo).

Medjugorje Collina Apparizioni
© MANUEL ROMANO / NURPHOTO

L’immoralità

La Commissione – che ha lavorato al dossier tra marzo 2010 e gennaio 2014 (inviando, poi, tutta la documentazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede) – ha preso in esame due argomentazioni, «diffuse e ripetute», che, sulla base delle sue indagini, ha ritenuto di dover valutare criticamente.

La prima riguarda «l’immoralità dei presunti testimoni e, in modo particolare, la loro ricerca di lucro, apertamente considerata dalle Normae della Congregazione per la Dottrina della Fede, un fattore di valutazione contrario alla verità delle rivelazioni private attestate».

La seconda si riferisce all’«esistenza nei presunti veggenti di patologie psicologiche significative e alteranti. Ma niente di tutto ciò è apparso dalle specifiche perizie condotte su di essi».

MEDJUGORJE
Shutterstock-Hieronymus


STATUE MEDJUGORJE

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“Aspetti ambigui con il denaro”

Quel che la Commissione internazionale ha potuto accertare, a proposito dell’accusa di un’eventuale ricerca del lucro, è che «i testimoni del segno soprannaturale a loro originariamente indirizzato, hanno ora effettivamente un rapporto per alcuni aspetti ambigui con il denaro, però, più che situarsi sul versante dell’immoralità, si situa nel versante della struttura personale, spesso priva di un solido discernimento e di un coerente orientamento».

C’è una ragione che motiva questo “cambio di rotta”. «E’ mancata loro una attendibile e continuativa guida spirituale, nel corso di questi trent’anni. Vi sono, semmai, molti indizi di protagonismi spirituali esibiti e di relazioni pastorali mancate».




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Il caso di Ivan

In altri termini, occorre riconoscere che, per lunghi anni, né i vescovi di Mostar-Duvno, né la comunità dei frati francescani di Medjugorje, «hanno stabilito con queste persone relazioni di sufficiente frequentazione e di approfondito discernimento dei significati dei fatti che essi attestavano e tuttora attestano di esperire».

Questa dinamica negativa, si legge su “Dossier Medjugorje“, «raggiunge il suo apice nel caso di Ivan Dragicˇevic, i cui continui incontri e conferenze sul fenomeno di Medjugorje sembrano costituire l’unico suo lavoro e sostegno. Egli inoltre ha mentito più volte ed è meno credibile anche nel modo in cui parla delle sue esperienze con la Gospa».




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La “questione dei tre giorni”

La Commissione internazionale rileva, in ogni caso, che «gli eventi successivi alle prime set­te apparizioni costituiscono un vero problema, che rende assai difficile una valutazione conforme a quella che può essere riconosciuta al segno originario».

Dai documenti originali messi a disposizione della Commissione internazionale, risulta che «gli allora adolescenti avevano dichiarato che il fenomeno avrebbe avuto termine. Ma, come si sa, questo non è accaduto».

Lo sbrigativo riferimento, sottolinea Saverio Gaeta, «è alla cosiddetta “questione dei tre giorni”: dopo l’apparizione del pomeriggio del 30 giugno 1981 a Cerno, i veggenti sostennero che sarebbe apparsa ancora “tre volte”, mentre è evidente che le apparizioni della Regina della Pace vengono attestate tuttora».

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Il cambio di narrazione

Nel corso delle varie audizioni, del resto, la Commissione internazionale ha percepito «in diversi modi» la grande differenza di narrazione che «sussiste tra gli eventi originari e gli eventi attuali. I presunti veggenti, infatti, sono apparsi senza emozioni e hanno assunto un’aria quasi professionale nell’accennare al fenomeno in fie­ri; quando, invece – conclude il documento – nelle trascrizioni dei colloqui del 1981 emergono – con indiscutibile evidenza – la freschezza e l’ingenuità dei ragazzi che provano a riferire dell’esperienza vissuta durante le prime apparizioni».

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