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Il sacerdote cattolico che ha aiutato a seppellire migliaia di ebrei

PATRICK DESBOIS
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Padre Patrick Desbois spera che lavorare per documentare l’Olocausto nell’Europa dell’est eviti genocidi futuri

Visto che padre Patrick Desbois lavora da molto tempo per identificare le fosse comuni degli ebrei uccisi durante l’Olocausto e aiutare a dare una risposta ai parenti, non stupisce che un membro del pubblico durante l’incontro di un’organizzazione ebraica a New York si sia alzato in piedi gridando “Lei è un angelo!”

Il sacerdote francese ha risposto: “Non sono un angelo; sono solo un uomo molto determinato”.

Padre Desbois ha fondato un’organizzazione, con sede a Parigi, per trovare le fosse comuni in cui i nazisti hanno lasciato circa 2,2 milioni di ebrei nell’Europa dell’est e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica dopo un tentativo di genocidio agli inizi degli anni Quaranta del secolo scorso. L’organizzazione, Yahad-In Unum, prende il nome dal termine ebraico per dire “insieme” e dalla definizione latina per dire “in uno”.

L’organizzazione di Desbois ha scoperto l’ubicazione di più di 2.700 luoghi di massacro in cui gli ebrei vennero uccisi non nelle camere a gas, ma dai plotoni di esecuzione. Yahad-In Unum ha raccolto oltre 6.700 testimonianze sui crimini di guerra. Purtroppo molti testimoni – residenti nelle città e nei villaggi in una fascia che va dal Baltico al Mar Nero – hanno anche collaborato con gli Einsatzgruppen, le squadre della morte naziste, spinti dalla paura di rappresaglie, dall’odio nei confronti degli ebrei o dall’avidità, o da una combinazione delle tre motivazioni.

L’operazione è diventata nota come “Olocausto a Proiettili”, ha ma ricevuto un’attenzione decisamente inferiore a quella dei campi di concentramento e delle camere a gas in Germania e Polonia, nonostante episodi come il massacro di 33.771 ebrei uccisi in due giorni a Babi Yar a Kiev e il massacro di Rumbula, con circa 25.000 vittime in due giorni di sparatorie vicino Riga.

L’esame di questo periodo di storia da parte di Desbois vuole sottolineare come anche nell’Europa orientale ci siano state moltissime vittime.

“Tutti conoscono Auschwitz – lì ci sono cose che si possono vedere: il campo, la ferrovia, il filo spinato, le camere a gas… Nell’est, però, non c’è niente da vedere, solo campi. Molte sinagoghe sono state perfino trasformate dai sovietici in negozi o cinema”, ha affermato nel maggio scorso in una conferenza presso lo YiVO Institute for Jewish Research a New York City, che studia la storia e la cultura degli ebrei dell’Europa orientale.

Desbois ha affermato che il motivo per cui il suo team continua a documentare l’Olocausto a Proiettili è quello di “finire di seppellire i morti”.

“So che gli ebrei sono uno dei popoli più collegati alla morte, per dovere e per religione”, ha riconosciuto. “Cerchiamo di aiutare le persone a trovare le tombe dei propri cari. Abbiamo alcune persone nello staff che lavorano a tempo pieno per rispondere alle richieste delle famiglie e aiutarle a tornare lì a recitare il Kaddish [preghiera ebraica, n.d.t.] per la prima volta dal 1942”. Si può anche offrire un “piccolo memoriale di famiglia senza rumore” “per proteggere e santificare il luogo” in cui le persone sono morte.

Si potrebbe aggiungere che secondo l’insegnamento cattolico seppellire i morti è una delle opere di misericordia corporale.

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