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Da padrino di Cresima a marito: la storia d’amore di Daniele e Laura

DANIELE E LAURA GUERRA,
Daniele Guerra
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Lui credeva lei no, lui voleva sposarsi e lei non ne voleva sapere: ma chi la dura la vince… con la grazia del Signore però!

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Oggi voglio raccontarvi la storia di una coppia della mia parrocchia: Daniele e Laura. Sono sposi e genitori di 5 figli: Sara (22 anni), Elisa (19), Marianna (17), Serena (14) e Pietro (13). Più due figli in Cielo, come ama sottolineare Laura, ai quali hanno dato anche il nome pur non conoscendone il sesso visto l’epoca gestazionale precoce quando Laura li ha persi: Paolo e Mattia.
Laura e Daniele sono una bella coppia, anche nel senso letterale. Daniele mi ha sempre fatto pensare ad Alessandro Greco, quando gliel’ho detto lui mi ha risposto: “e chi è?”.
L’aspetto che quando ero ragazzina più mi colpiva nell’incontrarli in parrocchia era vederli a messa tutti insieme, marito moglie e figli. E poi di solito ci si immagina una mamma di cinque ragazzi un po’ fuori forma, trascurata, il volto stanco e cupo. E invece Laura è sempre sorridente, ben sistemata e ha un viso luminoso. Anche per questo ho deciso di conoscerli meglio e di farmi raccontare la loro storia.

FAMIGLIA GUERRA,
Daniele Guerra

Mi raccontate come vi siete conosciuti?

Daniele. Ci siamo conosciuti alle superiori, all’Istituto Tecnico Agrario sulla Prenestina. I primi due anni non mi piaceva proprio, era bruttissima (Laura ride ndr.), è migliorata con il tempo. Nel corso del terzo anno ci lanciavamo occhiate, ci guardavamo, ma niente di che. La storia è cominciata grazie ad un nostro amico di classe che si è accorto dei nostri sguardi e ha deciso di fare da tramite. Così poi siamo usciti e ci siamo messi insieme l’8 giugno.

Laura. Dopo l’estate è ricominciata la scuola e verso ottobre lui mi ha lasciato. Era imbarazzante stare insieme: eravamo tutti e due molto timidi e tra le battute dei compagni e quelle dei professori, era un po’ pesantuccio. Dopo nemmeno un mese però ci siamo rimessi insieme, lui mi ha detto “non ce la faccio a stare senza di te” e da quel giorno non ci siamo più lasciati. Avevamo 16 anni e siamo stati fidanzati per nove anni prima di sposarci.

Laura. Mia mamma i primi anni mi diceva “dai è una storiella, è una storiella”
Daniele. Pure arrivati a 9 anni mia suocera diceva che era una storiella (ridono ndr.), cercavamo casa per sposarci e diceva “ma siete giovani”.
Laura. Sì, però poi è arrivata al giorno del matrimonio molto contenta. Avevamo 24 anni e ci siamo sposati l’8 giugno, il giorno in cui ci eravamo fidanzati.

Daniele, mi vuoi parlare di come è avvenuto il tuo incontro con il Signore?

Mia mamma era credente, ma a modo suo. Io a messa non ce l’ho mai vista. Veniva solo a Natale e a Pasqua, ma a noi figli, eravamo in otto (io sono il settimo), ci mandava sempre tutti insieme in chiesa. Quando hanno trasferito il prete che c’era nella mia parrocchia di Tor Vergata, sono arrivati due sacerdoti: don Giacomo Tantardini del movimento di Comunione e Liberazione e don Lorenzo Cappelletti. Frequentare la messa era diventato piacevole per tutti i miei fratelli, tranne che per me. Erano molto attratti ed entusiasti di questi nuovi sacerdoti: addirittura mia mamma quando poteva li invitava a pranzo, ma a me non dicevano proprio niente. Mi pesava andare in chiesa, volevo solo giocare a pallone la domenica mattina. Fino a che un giorno ho pensato: questa è l’ultima volta che vado a messa. Credo fosse la domenica di Pasqua. Ho detto proprio: questo è l’ultimo giorno che ci vado. E invece è stato il primo di una lunga serie, non ho più saltato una domenica da quel giorno. Perché le parole di don Giacomo durante l’omelia mi hanno coinvolto a tal punto che mi sono sentito dentro la storia del cristianesimo, inondato dalla gioia. C’era il Vangelo di Giovanni e Pietro che correvano al sepolcro e mi ha colpito. Il sacerdote ha detto: “se capite questo capite tutto”. Quell’incontro, quella corsa al sepolcro è una testimonianza che è passata di generazione in generazione ed era arrivata fino a noi. Mi sono messo a piangere e poi quando sono uscito dalla chiesa ero a tal punto pieno di gioia che uno dei miei amici mi fa: “Aho Danie’ ma che c’hai? Ma che hai fatto? Che te ridi?”. Perché mi si leggeva proprio in faccia che ero felice. Da quel giorno sono stato investito dalla grazia del Signore che mi ha fatto capire tante cose, e comprendevo finalmente che il Vangelo era un avvenimento reale, che quello che c’era scritto era vero, non un’allegoria, una metafora per capire quanto devi essere buono. Sentivo la gioia della Resurrezione, la gioia di sapere che c’è vita oltre la morte, che tutto non finisce qui. Avevo trovato il significato della vita. Avrò avuto 14/15 anni.
Da lì ho cominciato a frequentare Comunione e Liberazione, la messa e la scuola di comunità.

E per te Laura come è avvenuto?

I miei genitori erano “atei”, non frequentavano la chiesa ma mi avevano fatto battezzare. Io ho vissuto senza Dio a lungo, e dopo la Prima Comunione: zero! Però sono stata a scuola dalle suore, sia alle elementari che alle medie, per una questione di comodità. Ricordo che quando stavo in classe la mattina guardavo il crocifisso e me ne sentivo attratta. Poi tornavo a casa e non ci pensavo più. Arrivata in terzo superiore ci siamo messi insieme con Daniele e lui mi ha detto: “Io frequento la parrocchia e vado a messa la domenica, vieni anche tu?”. Io pur di stare con lui ci andavo, ma non me ne importava nulla, lo facevo solo per passare del tempo insieme. Durante la celebrazione fremevo, perché niente mi toccava, ero molto critica dentro di me. Dicevo: “Ma perché si devono inginocchiare in quel momento? Perché tutti insieme? Mi sembrano tante pecore”. Veramente pensavo male. Andavo con Daniele anche agli incontri di CL, sempre per stare con lui. E Daniele ogni volta mi diceva: “Allora hai capito? Hai sentito don Giacomo che ha detto?”, e io: “No, non ci ho capito niente”. Daniele restava tanto male. Lui prendeva appunti, ascoltava con trasporto, io invece mi mettevo giù poggiata sul banco e dormivo. Mi dava fastidio che tutti sottolineassero passi dei libri di don Giussani. Mi dava fastidio tutto. Ma Daniele accettava questo mio comportamento e non creava discussioni. Ha avuto tanta pazienza, tanta, fino a che un giorno, dopo 4 anni che stavamo insieme… Daniele racconta tu cosa è successo.

Non mi lasciate sulle spine, cosa accadde?

Daniele. Era già da un po’ che pensavo dentro di me: “Che futuro avrò con questa donna, ché non gliene frega niente di niente di Dio mentre io mi voglio sposare, voglio avere figli?”. Mi dicevo: “Metti pure che ci sposiamo, io però voglio frequentare la chiesa e lei come adesso si scoccia, che facciamo? Anche se poi abbiamo figli, come li educhiamo?”. Però per me era difficile pensare di lasciarla, ero innamorato perso.
E così entrai in crisi: la dovevo lasciare e soffrire, e trovare il coraggio di dirglielo. Un giorno eravamo in macchina, dopo l’incontro alla scuola di comunità, lei parlava ma io non la stavo ascoltando, ero concentrato e teso perché volevo dirle questa cosa. Ad un certo punto lei tutta contenta mi fa: “Lo sai che sto finalmente cominciando a capire un sacco di cose?”. Io mi sentii felicissimo.

Laura. Sì, dopo la scuola di comunità quel giorno, cambiò qualcosa. Era stata una parola piccola, forse una frasetta che oggi non ricordo più però, mi si aprì un mondo. Pensai: “Finalmente ho capito qualcosa”. Per questo dico sempre che Daniele è l’uomo degli ultimatum al Signore: quel giorno voleva lasciarmi e invece Dio gli ha dato una risposta.

Quindi Laura è grazie a Daniele che ti sei avvicinata a Dio?

Sì, e poco dopo cominciai il percorso per la Cresima, e Daniele mi fece da padrino. Fu un giorno bellissimo che non dimenticherò mai. Ci arrivai proprio contenta e da quel momento ho iniziato ad avere una marcia in più, non per merito mio ma per merito del Signore: è stato un crescendo. Poi ci siamo sposati. Daniele era dai tempi del liceo che me lo chiedeva. Mi ricordo ancora una poesia che mi scrisse a scuola, si intitolava: A Laura (ridono ndr.). “Come sarà bello il mio orto con tutti gli ortaggi” (ridono ancora ndr.), e questo “sarà” si ripeteva più volte nei versi. Quando Daniele mi disse: quale nome ti piacerebbe per una figlia? Io risposi: “Sara”. E così quando nacque la nostra prima figlia la chiamammo Sara.

DANIELE E LAURA GUERRA,
Daniele Guerra

Come siete arrivati al matrimonio?

Daniele. Io per il matrimonio ho rimediato un paio di pantaloni da una parte, la giacca dall’altra. Laura ha indossato l’abito da sposa utilizzato da mia sorella per le sue nozze. Comunque siamo riusciti a fare tutto, è stata una bella festa. In viaggio di nozze andammo a Venezia in macchina, e ci si fermò pure: dovemmo spingerla. Non avevamo prenotato neppure l’hotel. La casa dove siamo poi andati a vivere insieme a Zagarolo era un buco, per andare in camera da letto dovevi uscire dalla cucina, fare le scale sotto la pioggia e rientrare. Fino a che eravamo in due però siamo stati bene. Ma Laura quando siamo tornati dal viaggio di nozze era già incinta di Sara.

C’è un altro evento che ha dato una svolta alla vostra fede?

Daniele. Sì. In macchina nel tragitto per andare a lavoro ascoltavo Radio Maria e cominciai a seguirla con regolarità. Quando Laura saliva in auto e trovava sintonizzato su quella stazione puntualmente spegneva. Perché io entusiasta di quei programmi le dicevo di ascoltarla anche a casa, la tartassavo un po’, ma lei niente. Ogni volta che don Giacomo parlava delle apparizioni della Madonna a Fatima e Lourdes pensavo fra me e me: “Che fortuna poter partecipare ad una apparizioni!”. Poi sentivo padre Livio che raccontava delle apparizioni a Medjugorje, ma non avevo capito fossero ancora attuali. Quando mi sono reso conto che erano ancora in corso ho cominciato a documentarmi.

Laura. Sì, è vero, c’era questa lotta su Radio Maria. A me stava antipatica, ma quando Daniele mi ha parlato di Medjugorie è cambiato tutto, e abbiamo deciso di partire in pellegrinaggio. Avevamo già Sara ed Elisa. Io e Daniele prima del matrimonio non pregavamo insieme. La prima notte di nozze e ci siamo detti un po’ imbarazzati: “Forse dovremmo pregare! Ma che diciamo? Boh, diciamo un’Ave Maria?”. E così abbiamo cominciato e da quel giorno non abbiamo mai smesso di pregare insieme.

Quindi siete andati in pellegrinaggio a Medjugorje?

Daniele. Sì. Un pomeriggio passo in chiesa e noto i famosi bigliettini di Centro Maria, giro il foglio e  trovo i programmi dei pellegrinaggi con i prezzi. Un milione e ottocento di lire per quattro persone mi pare. E io mi son detto: “E chi ce l’ha?”

Laura. Sì e poi mi hai detto: io prenoto!

Daniele. Così ho prenotato, senza sapere come avrei fatto a pagare il viaggio. Dopo pochi giorni mi arriva una telefonata: la moglie del mio amico Marco che fa la dentista mi dice che c’era una persona che aveva bisogno di ridipingere l’appartamento. Io accetto e vado a vedere la casa, e quando il proprietario mi dice: “Quanto vuoi?” Io penso fra me e me: “Due milioni e cento”. Ma a me serviva un milione e ottocento e quindi gli ho chiesto questa cifra. Finiti i lavori, il signore resta così contento che mi dice: “No Daniele, ti voglio pagare di più”, e mi da due milioni e cento.

Laura. E così siamo andati a Medjugorje con le bambine, era il 2002 ed è stata un’esperienza che ci ha colpito tantissimo e ci ha cambiato la vita. Una volta tornati sembravamo impazziti: è stata per noi una seconda conversione. E grazie a quel pellegrinaggio abbiamo cominciato a recitare il rosario in famiglia, con le bambine e poi con tutti gli altri figli che sono arrivati. Con la famiglia al completo siamo tornati due volte.

FAMIGLIA GUERRA,
Daniele Guerra

Con tutti e 5 figli quindi! Come fate?

Laura. Vado, vado avanti. Ho lavorato part-time quando ne avevamo solo due, ma poi ho lasciato, non valeva la pena. Ho avuto momenti di difficoltà quando è nato Pietro, è stato più complicato. Sono stata costretta a un parto cesareo ed ho sofferto di più. Anche a casa mi sentivo con poche forze. Ma per noi l’apertura alla vita non è mai stato un argomento di discussione. Ci preoccupava un po’ l’aspetto economico, ma abbiamo sempre ricevuto tutto il necessario: la Provvidenza non è mai mancata e neanche il lavoro.

Daniele. Io facevo il cameriere e non mi piaceva. Dovevo lavorare il sabato e la domenica sera, quando gli altri stanno in compagnia o escono. Era un incubo per me. Mi ricordo che un giorno, finito il turno, ero in macchina e mi veniva quasi da piangere, e mi sono detto: “Posso avere un fottuto lavoro che so quando inizio e a che ora finisco? Mi va bene anche lavorare la sera, ma non il cameriere!”. Oggi lavoro all’Atac e ho un orario preciso. Il Signore mi ha accontentato. Quando la sera tardi rientro, apro la porta e vedo tutto in ordine: la cucina sistemata, la casa silenziosa e penso: “e pure stavolta Laura ci è riuscita!”.

Cosa direste ad una coppia di fidanzati?

Daniele. Sposatevi.

Laura. Sposatevi e non pensate troppo ai soldi. “Ma io voglio mettermi da parte qualcosa, devo laurearmi”. No, Sposati. Perché quando lo decidi tutti si attivano per aiutarti, le cose si sistemano e Dio provvede.

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