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Siamo i più grandi “influencer” nella vita dei nostri figli: anche quando ci arrabbiamo

Star Stock|Shutterstock
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Una perfomance blasfema, una brutta uscita di un VIP, quella cosa detta alla TV che mi ha fatto arrabbiare: attenzione alle nostre reazioni, all’ira che monta incontrollata anche se per giusti motivi. Quella sì che influenza più di ogni brutto spettacolo.

Ci sono cose che fanno letteralmente sbarellare il mio lato cattolico: cantare “We are the world, we are the children” alla fine della messa di Natale, tipo. La gente che dice cose sull’ultimo discorso del Papa senza aver letto l’ultimo discorso del Papa. Quelli che si lamentano del prete che chiede l’offerta per la Chiesa il giorno del matrimonio: perché il riscaldamento e l’elettricità devono pagarla solo le vecchiette della messa delle otto per una volta che quella Chiesa la usi anche tu? Anche il Festival di Sanremo è una di queste: per una e dico una esibizione che si salva, ce ne sono altre cinque/sei che mi mandano in bestia. Per questo evito di guardarlo, perché li aspetto al varco e mi rendo conto che questa non è una cosa tanto cattolica, solo cattiva. E lo dico io, che amo il gossip, che credo che siamo chiamati a viverlo il mondo e capirci qualcosa, giudicare i fatti sempre e che un’opinione ce l’ho letteralmente su tutto. Anche perché quando vivi nel mondo dei social l’astinenza, tipo dalla TV, non basta che sono le notizie (o i meme) ormai, che trovano te e il rischio è quello di arrabbiarsi ancora di più per i commenti che leggi sotto ai post. Allora è la fine. La rabbia monta come un cartone di panna da 250 grammi.

Lo schermo non è un pungiball

Credo che sul momento sia normale: siamo un popolo di perseguitati, ma proprio i martiri mi ricordano che la differenza nella nostra testimonianza la fa il modo in cui la diamo, più che quello che ci affrettiamo a urlare stracciandoci le vesti. Allora, prima di cercare il post del tipo o del tale blog che conosco e che di sicuro ha scritto un panegirico sulla performance di quella star con tanto di versetti della Bibbia a supporto, prima di usare la tastiera e lo schermo del nostro PC come pungiball, meglio non reagire d’istinto e far smontare l’ira in altro modo. Se siamo troppo scioccati (anche giustamente, eh), arrabbiati, delusi meglio non scrivere, ma sbollire, riflettere, pregarci su, sbollire, darsi tempo per leggere più fonti e pareri, sbollire e basta.

Poi è giusto dire la propria, ma mai farlo con quella rabbia nascosta nel cuore che invece lo status che avete pubblicato su Facebook e il post che avete scelto di condividere non nasconde proprio, mi spiace. La rabbia non ci rende cattolici migliori, nonostante le buone ragioni e le buonissime intenzioni: mostra solo la nostra debolezza, la fragilità tutta umana che è la stessa di chi ha fatto quello che ci ha fatto arrabbiare così tanto, il tutto nonostante stiamo dando un messaggio giusto. La rabbia ci fa passare dalla parte del torto. La rabbia è un attimo che la riversi sulla persona invece che sul fatto. La rabbia, paradossalmente, viene anche difficilmente ascoltata dagli altri, è un potentissimo repellente soprattutto per chi che non ha la nostra opinione. Gli amici del cuore ci leggeranno, tranquilli e il like ce lo daranno comunque, ma è a loro che vogliamo davvero arrivare? Cerchiamo compiacimento, un pungiball dove scaricare l’ira o di mandare un messaggio a tutti?

C’è chi ti legge…ma anche chi ti guarda!

La cosa più brutta della rabbia, anche quando tengo ben lontano il telefono o il PC e la sfogo tra le mura di casa, commentando con mio marito o tra me e me è che, per lo meno a casa mia, c’è qualcuno che mi guarda e che è molto più influenzato dal mio atteggiamento paradossalmente che da quella performance (anche se blasfema) che ha visto dieci minuti in TV o da Sister Act cantata alla comunione. I nostri figli ci guardano: guardano le nostre reazioni, il modo in cui reagiamo al male, come ci lasciamo prendere dal giudizio spietato e dalla cattiveria, quanta poco coerenza, carità e umiltà c’è nel nostro atteggiamento. Devono imparare da noi a discernere, certo, anche a dare un giudizio ai fatti, che è necessario, ma voglio che lo facciano in maniera equilibrata, consci che no, nemmeno noi abbiamo sempre, sempre tutta la verità in mano, che nonostante tutto le persone possono cambiare, che dovremmo prima pregare per loro e per riparare a quello che hanno fatto. Che la rabbia non è cosa cristiana, mai e che se monta incontrollata e troppo rischia di smosciarsi, separarsi, tornare burro: e chi vuole mangiarlo, il burro sule fragole?

Di sicuro, l’esibizione sarà stata memorabile e convincente, ma non è la voce più convincente che i nostri figli ascoltano nella loro vita: quella siamo noi. Le nostre razioni a quanto vediamo e ci capita hanno il più grande impatto sui nostri bambini. Uno show, una notizia, un programma fatto per intrattenere la massa ha per forza molto di buono, molto di cattivo e poca coerenza, i nostri figli potranno trovarsi davanti a tutto questo molte volte, ma è da me (non da quel programma o dai social o dai VIP) che imparano come reagire e non voglio rischiare che pensino che arrabbiarsi (anche se con giusta cognizione) significhi difendere la propria fede. Mi farebbe davvero arrabbiare, più della brutta uscita di quel VIP in TV.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG MARTHA, MARY AND ME

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