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Stipendi e orari di lavoro più equi: le suore lavoratrici chiedono diritti

Courtesy of DIGINEXT FILMS

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 20/02/20

Lo fanno attraverso la proposta di una religiosa australiana sulla rivista Donne Chiesa Mondo

Dopo le sindromi da burnout, non si poteva non arrivare alle rivendicazioni per un orario lavorativo più equo.

Dall’organo ufficiale Donne Chiesa Mondo, inserto femminile dell’Osservatore Romano, le suore mettono sul tavolo per la prima volta il tema della settimana lavorativa. Assieme a quello del gender pay gap.

Lo stipendio e le mansioni

Mai si era discusso finora nella Chiesa, fa notare quotidiano.net (19 febbraio) su come deve essere quantificato l’impiego delle suore nelle strutture degli ordini e la remunerazione delle sorelle è fatto passato sempre in secondo piano, principalmente per il motivo che le religiose fanno voto di povertà: ricevono sì uno stipendio, tra gli 800 e i 900 euro al mese, per le loro mansioni, ma devono restituire subito tutto all’ordine di cui fanno parte.

MIŁOŚĆ I MIŁOSIERDZIE
fot. Bastek Czernek

La proposta di suor Maryanne

Sulla questione dell’orario, risalta la proposta di Maryanne Lounghry, australiana, suora della Misericordia, psicologa, membro del Consiglio della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni e consulente per il suo governo, ricercatrice al Boston College e all’Università di Oxford.

Suor Maryanne ha lavorato in contesti difficilissimi in tutto il globo. «La disparità di genere – ha sentenziato parlando fuori dai denti – è uno dei nodi, dobbiamo chiederci cosa succede nella nostra Chiesa e nel Paese in cui operiamo».

Un codice di comportamento

Suor Lounghry propone di scrivere «un codice di comportamento, così come esistono le “Linee guida per la tutela dei minori”. Prassi e regolamenti servono per negoziare necessità, obblighi, diritti; c’è sempre stato qualcuno che l’ha fatto al nostro posto, ma ora nelle congregazioni sono arrivate sorelle più preparate».




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Le novizie

Un altro problema riguarda le novizie. Come si deciderà se la nuova sorella potrà studiare e che cosa? E per quale avvenire? In genere alla fine tutto avviene a discrezione della madre badessa o del superiore dell’ordine maschile cui sono collegate. «È fondamentale – dice suor Maryanne – che una suora sappia cosa può chiedere e cosa non può esserle chiesto. Ciascuna dovrebbe avere un codice di condotta, una lettera di accordo con il vescovo o con il parroco; dovrebbe poter dire al padre o alla sorella: ’Sai, ho lavorato 38 ore questa settimana, non posso lavorare domenica e tornare di nuovo lunedì, ho bisogno di un giorno di riposo’».

Spazi ricreativi e assicurazioni

I codici di condotta, afferma la religiosa, devono garantire, inoltre, alle suore lavoratrici spazi ricreativi e assicurazioni per le emergenze (ad esempio, le terapie), in modo da interrompere quella catena di lavoro svolta «nell’ambiguità, senza regole certe» e, quindi, la sensazione di essere bullizzate e molestate che è tra le prime cause di stress (La Stampa, 23 gennaio).




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Tags:
lavoronuovi dirittisuore
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