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Come affrontare la morte di un figlio?

SAD
Marjan Apostolovic - Shutterstock
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Quando un figlio muore, il mondo che abbiamo costruito nella nostra mente crolla

Dolore, amarezza, tristezza, rabbia, disperazione… Queste le emozioni che seguono la morte di una persona cara, ancor più quando si tratta di un bambino innocente a cui viene stroncata la vita. Quando il dolore è così grande non ci sono parole. In questi casi, il silenzio è il linguaggio più adatto.

La morte di un figlio lascia un dolore che rimarrà sempre inciso nel cuore dei genitori. Una parte di loro se ne va con il figlio, e il futuro cambia per sempre. Il fatto è che una morte del genere va contro l’ordine naturale della vita.

Per questo, provoca una crisi esistenziale profonda in cui tutti i principi filosofici, psicologici e spirituali e il sistema di valori che fino a quel momento avevano guidato vengono messi in discussione. I genitori si chiedono se la vita avrà ancora un senso, e come potranno sopravivvere al dolore dell’assenza.

La morte di un figlio implica la perdita non solo della sua presenza fisica, ma anche dei sogni e dei progetti che si avevano.

Fin da quando siamo piccoli giochiamo a fare i genitori, ma solo quando arriva un figlio comprendiamo l’amore profondo che ci unirà a lui per sempre. Al di là di qualsiasi distanza, tempo o avversità, si forgia un legame che trasforma in modo irreversibile il mondo in cui vivevamo fino a quel momento.

Quando un figlio muore, il mondo che abbiamo costruito nella nostra mente crolla. I genitori restano completamente disorientati e storditi di fronte alla nuova realtà. L’ordine naturale della vita dice che i figli non devono morire prima dei genitori.

Dobbiamo vedere i nostri figli crescere, studiare e formarsi una famiglia. È per questo che la morte di un figlio risulta tanto incomprensibile. La sua assenza fisica implica la perdita del futuro, di sogni e speranze, generando un dolore così profondo che non si può esprimere a parole. In questo senso, ogni genitore sperimenterà il processo del lutto in modo del tutto personale.

Il dolore ci apre a una nuova dimensione alla ricerca di un senso.

Le emozioni, la salute fisica, il sistema di credenze, i pensieri e le priorità della vita cambiano. Tutto cambia. Si tratta di uno degli eventi in cui sentiamo di aver bisogno di qualcosa di più grande di noi stessi per poter affrontare quello che sentiamo e viviamo.

È in quei momenti che il dono della fede ci apre all’unica dimensione in grado di dare un senso a quello che razionalmente non lo ha. Quando poi la morte di un figlio si verifica non per incidenti, malattie o catastrofi naturali, ma per la malvagità di un’altra persona che decide deliberatamente di porre fine a una vita, non c’è altro modo per dare un senso al dolore che quello della fede e della fiducia in Chi ci ha creati. Nella vita ci sono eventi (disgrazie) in cui le spiegazioni razionali non sempre sono di aiuto.

C’è qualcosa di più grande di noi stessi, che ci trascende e può illuminarci per vedere con altri occhi quello che non riusciamo ad accettare con gli occhi terreni. La presenza della fede nella nostra vita è un dono e una benedizione quando il mondo ci presenta un panorama devastante come quello della morte (assassinio) di un figlio. Oltre al dolore di fronte a questo dramma, si è potuto vedere anche come la fede e le buone azioni siano emerse da ogni parte e abbiano tirato fuori il meglio dalla gente. È il coraggio dell’amore che trova il suo senso più sublime nella dimensione della fede.

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