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Come e perché Querida Amazonia ci aiuta a comprendere meglio la Chiesa

Cris BOURONCLE / AFP

Pope Francis, wearing gifts, leaves after a meeting with representatives of indigenous communities of the Amazon basin from Peru, Brazil and Bolivia, in the Peruvian city of Puerto Maldonado, on January 19, 2018. - Pope Francis sounded a stark warning about the future of the Amazon and its peoples during a visit to the region on Friday, saying they had "never been so threatened." In a speech to thousands of tribe members on the edge of the rainforest in Peru, he said the Amazon and its peoples bore "deep wounds". (Photo by Cris BOURONCLE / AFP)

Christophe Dickès - pubblicato il 19/02/20

Nella tradizione dell’insegnamento di Paolo VI, ma anche di Benedetto XVI, l’esortazione postsinodale “Querida Amazonia” invita a comprendere la missione della Chiesa e la sua realtà con l’intelligenza della fede. Senza chiudere porta alcuna, papa Francesco conferma la sua volontà di non clericalizzare i laici e di non laicizzare i chierici.

Esattamente 50 anni fa, il 6 febbraio 1970, Papa Paolo VI si rivolgeva ai vescovi tedeschi chiedendo loro di «riconsiderare» la loro richiesta in favore della cessazione della disciplina latina del celibato ecclesiastico. Due giorni prima, lo stesso Paolo VI aveva lasciato intendere la possibilità di ordinare degli uomini sposati nelle regioni remote che mancano di ministero sacerdotale. Qualche mese più tardi, fu perfino organizzato un sinodo ordinario sulla questione: una maggioranza si pronunciò in favore dell’ordinazione di uomini sposati ma poi ci fu una virata. Così ce lo racconta René Laurentin1:

L’ex maggioranza che si perpetuava dal Concilio [Vaticano II], che si fondava sul principio di apertura, si trovò rimpiazzata da un’altra maggioranza, che aveva a cuore il primato dell’ordine e della stabilità.

Nel solco di Paolo VI

Esegeta e teologo, Laurentin vedeva il pontificato di Paolo VI come un compromesso tra conservazione e innovazione, tra primato e sinodalità. Anche correndo il rischio di sembrare ambiguo. Fino al punto che

Paolo VI – concludeva Laurentin – ha scientemente lasciato una Chiesa aperta su più orientamenti possibili.

Lo vediamo: la questione del celibato dei preti2 e dell’ordinazione di uomini sposati non è una novità nella storia della Chiesa. Essa è anzi un “serpente marino” fino ai nostri giorni, e continuerà ad essere tale.




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Il pontificato di Francesco – è lui stesso a dirlo – deve molto a quello montiniano, e l’esortazione postsinodale Querida Amazonia si colloca nella sua tradizione intellettuale: quella dell’enciclica Populoroum Progressio (1967) sullo sviluppo dei popoli, ma anche e soprattutto quella dell’esortazione apostolica sull’evangelizzazione, Evangelii nuntiandi (1975). Di quest’ultimo testo, Francesco ha detto che si trattava del «documento pastorale più grande scritto fino al giorno d’oggi». E aggiungeva:

Paolo VI aveva una visione molto chiara del fatto che la Chiesa è una madre che porta Cristo e che porta a Cristo.

Ora, portare Cristo e annunciare la Buona Notizia in quella regione vasta e remota che è l’Amazzonia costituisce una delle sfide raccolte dal testo del Papa argentino (n. 62).

La fede prima delle strutture

A tale fine, Francesco propone numerose piste di azione e di riflessione che certamente non potremmo sviscerare in questa sede. Ci fermiamo invece su uno dei punti: il successore di Pietro invita «ad allargare la visione per evitare di ridurre la nostra comprensione della Chiesa a strutture funzionali» (n. 100). Che poi è la questione posta da Benedetto XVI al Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, nel settembre 2011:

Permettetemi di affrontare qui un punto della situazione specifica tedesca. In Germania la Chiesa è organizzata in modo ottimo. Ma, dietro le strutture, vi si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede nel Dio vivente? Sinceramente dobbiamo però dire che c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito. Aggiungo: La vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace.

Questo riferimento alla Chiesa in Germania non è casuale, tanto sono note le velleità di quell’episcopato in materia sacerdotale: è vero che così usciamo dalla dimensione locale del sinodo per volgerci all’universalità della Chiesa… ma non è per questo che al Sinodo hanno partecipato vescovi di tutto il mondo?

Da un punto di vista universale, l’esortazione apostolica Querida Amazonia ci invita fondamentalmente a meditare insieme circa il ruolo dei laici e dei preti nella società. Questo anzitutto ricordando che «il celibato è un dono […], una grazia decisiva che caratterizza la Chiesa cattolica latina», e poi rifiutando di integrare nel documento la famosa proposizione 111 del Documento Finale, dedicata ai viri probati, il Papa afferma la sua volontà di non clericalizzare i laici e di non laicizzare i chierici. Fin dall’inizio del suo pontificato, Francesco ha incessantemente rigettato una visione troppo strutturale della Chiesa che egli associa al clericalismo, espressione di un abuso di potere. A proposito delle diaconesse aggiunge che si tratterebbe di “riduzionismo”.

Comprendere meglio la teologia del celibato sacerdotale

Questo significa che il dibattito è chiuso? Le Chiese tedesca e brasiliana, favorevoli a una siffatta evoluzione, non molleranno la presa e l’hanno già fatto sapere. Il cardinale Czerny, anch’egli favorevole all’istituzione dei viri probati, ritiene ad esempio che la questione non sia chiusa. Il silenzio stesso del Papa sull’argomento può leggersi in modo ancipite: la porta non è aperta; del resto non è neppure chiusa. Si sa però che al Papa non piace essere strumentalizzato, specie da una Chiesa come quella che sta in Germania, le cui tasche sono tanto piene quanto sono vuote le chiese. Così per il momento il Papa ha scelto di non avviare “schemi sperimentali” e, soprattutto, di ascoltare la voce di quanti – senza essere invitati al Sinodo – si sono espressi sull’argomento.




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Ecco perché i dibattiti degli ultimi mesi provano quanto sia necessario comprendere meglio la dimensione teologica, spirituale e storica del celibato sacerdotale. Il Papa Emerito Benedetto XVI e il cardinale Sarah hanno (ri)dato delle chiavi di lettura essenziali, sull’argomento. Per spingerci oltre… il compianto Jean Mercier aveva scritto, da parte sua, un libro mirabile3 sull’argomento. E ricordava in chiusura che il celibato

rimanda alla questione della grazia, vale a dire alla forza che gratuitamente Dio ci dà per andare avanti, giorno dopo giorno, e di cui è immagine efficace la manna data nel deserto.

Il prete riceve la grazia ma la trasmetta anche mediante il sacramento dell’Eucaristia e della penitenza.

L’intelligenza della fede

Il prete – ci dice Querida Amazonia (nn. 87-88) possiede questa identità esclusiva: egli è

segno di “Cristo capo”, il significato principale è che Cristo è la fonte della grazia: Egli è il capo della Chiesa «perché ha il potere di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa».

Ricevere l’esortazione apostolica significa pure alimentare e sostenere la nostra fede con la manna dell’intelligenza: insomma comprendere quest’esclusività. Se ogni cattolico si desse il tempo di comprendere meglio questo elemento essenziale della tradizione latina, che cosa cioè sia il sacerdote, l’uomo consacrato, renderebbe la Chiesa cattolica più ricca in un mondo che le è sempre più ostile.


[1] René Laurentin, « Paul VI et l’après Concile », AA.VV.,  Paul VI et la Modernité dans l’Église, Roma, École française de Rome, no 72, 1984, p. 599-601.

[2] Il celibato sacerdotale era stato ribadito nell’enciclica Sacerdotalis cælibatus (24 giugno 1967).

[3] Jean Mercier, Le Célibat des prêtres, Artège, 2013 [L’opera è in corso di traduzione per i tipi di San Paolo].

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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